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La scommessa di Ursula sulla geopolitica

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Ursula von der Leyen non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura per una riconferma alla guida della Commissione europea. Nel frattempo, però, si sta muovendo senza preoccuparsi troppo di confermare il consenso dei governi nazionali né quello dei gruppi socialista e liberale, necessario per una sua rielezione. All’indomani della strage compiuta da Hamas è volata in Israele, senza consultare nessuno, per portare la solidarietà incondizionata della Ue. Ma nelle dichiarazioni non si è curata troppo di invitare Netanyahu alla moderazione nella risposta all’attacco terroristico.

Questa mossa le ha attirato le critiche esplicite del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, un belga liberale, e del rappresentante per la politica estera Josep Borrell, socialista spagnolo. Secondo loro, il messaggio portato da Von der Leyen «non rappresenta la posizione della Ue». L’attacco, inusuale per la sua durezza, ha una ragione politica, perché i governi si so…

Ursula von der Leyen non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura per una riconferma alla guida della Commissione europea. Nel frattempo, però, si sta muovendo senza preoccuparsi troppo di confermare il consenso dei governi nazionali né quello dei gruppi socialista e liberale, necessario per una sua rielezione. All’indomani della strage compiuta da Hamas è volata in Israele, senza consultare nessuno, per portare la solidarietà incondizionata della Ue. Ma nelle dichiarazioni non si è curata troppo di invitare Netanyahu alla moderazione nella risposta all’attacco terroristico.

Questa mossa le ha attirato le critiche esplicite del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, un belga liberale, e del rappresentante per la politica estera Josep Borrell, socialista spagnolo. Secondo loro, il messaggio portato da Von der Leyen «non rappresenta la posizione della Ue». L’attacco, inusuale per la sua durezza, ha una ragione politica, perché i governi si sono espressi chiaramente per chiedere a Israele il rispetto dei diritti umani dei palestinesi, e una ragione istituzionale, perché in effetti secondo i Trattati la presidente non ha un ruolo in politica estera.

Ma Von der Leyen non è nuova a queste sortite. Dopo l’attacco russo all’Ucraina è stata la prima e più decisa nello schierare l’Ue a difesa di Kiev e la sua fermezza ha spinto i governi a superare le reciproche differenze politiche e ad allinearsi. In estate poi, sempre senza consultare nessuno, è andata in Tunisia per firmare un accordo con il regime di Kais Saied per convincerlo a frenare i flussi migratori. Anche in quell’occasione è stata apertamente contestata sia da alcuni governi sia dai socialisti europei.

Per molti osservatori, questo attivismo in politica estera è un grave errore che potrebbe compromettere le sue possibilità di essere riconfermata. Ma Von der Leyen è tutt’altro che stupida. E dunque, più che di un errore, si tratta di una scommessa, per quanto azzardata. Nel suo discorso di insediamento, quattro anni fa, la presidente aveva annunciato l’intenzione di attribuire alla Commissione un «ruolo geopolitico». Ed è esattamente quello che ha fatto, andando a occupare un enorme vuoto lasciato dall’impotenza decisionale del Consiglio e dei governi nazionali. Ormai non c’è alcun dubbio che, da Putin che la detesta a Biden che la ama, sia lei il volto internazionale dell’Europa. Il suo attivismo in questa delicata fase di riconferma manda un messaggio chiaro. Essere rieletta a tutti i costi per fare la passacarte dei governi nazionali non le interessa, anche perché potrebbe legittimamente aspirare a diventare la prossima Cancelliera tedesca. E se verrà reinsediata alla guida della Commissione, vorrà dire che i governi nazionali le avranno riconosciuto quel «ruolo geopolitico» che lei ha saputo conquistarsi e che loro non hanno mai saputo darsi.

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