✕

Le “piccole” del listino a secco di liquidità

In due anni dimezzati i volumi sulle small cap. Anche a causa della retromarcia dei Pir, bersagliati dai riscatti dei risparmiatori
3 minuti di lettura

«La liquidità tra i titoli italiani a ridotta capitalizzazione sta diminuendo progressivamente: secondo le nostre stime, siamo a circa 190 mila euro di scambi medi a seduta per le società presenti sul Ftse Italia Small, la metà rispetto a due anni fa e in calo di oltre il 20% nel confronto con inizio anno». L’analisi di Andrea Randone, head of mid small cap research di Intermonte, fa emergere un aspetto molto preoccupante per chi investe. Perché la carenza di liquidità espone al rischio di violente fluttuazioni dei prezzi.

Sul Ftse Mib, l’indice che rappresenta i primi 40 titoli per capitalizzazione di Borsa Italiana, il calo tra l’ultimo bimestre e lo stesso periodo dello scorso anno è intorno al 12%, a fronte di una forte polarizzazione: i primi 15 titoli per liquidità rappresentano quasi l’80% del totale degli scambi e gli ultimi dieci cumulano meno del 5%. Questo vale anche per i titoli a medio-piccola capitalizzaz…

«La liquidità tra i titoli italiani a ridotta capitalizzazione sta diminuendo progressivamente: secondo le nostre stime, siamo a circa 190 mila euro di scambi medi a seduta per le società presenti sul Ftse Italia Small, la metà rispetto a due anni fa e in calo di oltre il 20% nel confronto con inizio anno». L’analisi di Andrea Randone, head of mid small cap research di Intermonte, fa emergere un aspetto molto preoccupante per chi investe. Perché la carenza di liquidità espone al rischio di violente fluttuazioni dei prezzi.

Sul Ftse Mib, l’indice che rappresenta i primi 40 titoli per capitalizzazione di Borsa Italiana, il calo tra l’ultimo bimestre e lo stesso periodo dello scorso anno è intorno al 12%, a fronte di una forte polarizzazione: i primi 15 titoli per liquidità rappresentano quasi l’80% del totale degli scambi e gli ultimi dieci cumulano meno del 5%. Questo vale anche per i titoli a medio-piccola capitalizzazione: se si escludono i primi 10 titoli per liquidità, la media degli scambi dell’indice Ftse Italia Small Caps si dimezza a 88 mila euro al giorno.

Cultura degli investimenti

Le ragioni sono solo in parte congiunturali, per le tante incognite a livello macro. Conta soprattutto quella che Randone definisce «la scarsa cultura dell’investimento azionario in Italia», un problema storico che si è aggravato negli ultimi tempi sia a fronte di delisting molto più numerosi delle Ipo (anche per la concorrenza dei private equity), sia della concorrenza del reddito fisso, che ha recuperato appeal alla luce dei numerosi rialzi sui tassi. La scarsa liquidità innesca un circolo vizioso: se un titolo registra pochi scambi, gli investitori preferiscono evitarlo per limitare la volatilità di portafoglio e questo riduce ulteriormente la liquidità. La caratteristica dei titoli poco liquidi è che si allarga la forbice tra denaro e lettera (prezzo cui si è disposti a comprare o vendere un certo titolo), con la conseguenza che, se si ha urgenza di vendere, occorrerà probabilmente accettare un prezzo più basso.

La parabola dei Pir

Sul calo degli scambi pesa anche la parabola dei Pir, partiti nel 2017 con grandi attese grazie alla fiscalità di favore che prevede la detassazione sugli eventuali guadagni per chi investe in strumenti che destinano parte del portafoglio alle medium e small cap. Condizione essenziale per ottenere il beneficio è mantenere l’investimento per almeno cinque anni, con il risultato che negli ultimi trimestri vi è stata una corsa ai riscatti da parte di quanti avevano raggiunto questa soglia minima. «La carenza di investitori mette a dura prova soprattutto le matricole che se non riescono subito a confermare le quotazioni generalmente alte alla quali sbarcano sul mercato, spesso finiscono in un cono d’ombra», racconta Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Am. Il quale cita come ulteriore fattore penalizzante l’incertezza che avvolge l’economia italiana. Con il ciclo che rallenta e i timori sulla tenuta del conto pubblico, molti investitori preferiscono stare fuori Piazza Affari. Le big cap limitano i danni soprattutto per un fattore tecnico «in quanto rappresentate all’interno di fondi o Etf», aggiunge Allegri. In sostanza, se si acquista un prodotto del risparmio gestito esposto sull’Italia, le società a maggiore capitalizzazione non possono mancare.

Luigi De Bellis, co-head dell’ufficio studi di Equita, concorda sul contributo negativo dei Pir, «che per in media per le mid-small cap costituiscono il 10% del flottante e nei primi nove mesi hanno registrato deflussi (cioè i riscatti hanno superato le nuove sottoscrizioni) per 1,8 miliardi di euro». Proprio questo scenario, tuttavia, crea condizioni per una rivalutazione dei titoli con fondamentali robusti. «Attualmente le società a ridotta capitalizzazione di Piazza Affari quotano ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni, con un rapporto tra prezzo di Borsa e utili attesi quest’anno di 9,6 volte. Questo a fronte di una crescita attesa degli utili nell’ordine del 13% rispetto al 2022», sottolinea De Bellis. Il quale ricorda anche un altro aspetto: le imprese a ridotta capitalizzazione attualmente presentano una struttura finanziaria più solida e un livello di debito più basso rispetto al passato, con il rapporto tra debito netto ed Ebitda che si attesta a 1,6 contro 2,2 dello scorso anno. «Inoltre cresce la tendenza a diversificare l’accesso al credito, non più limitato al canale bancario».

Paolo Pescetto, founder e presidente di Redfish Longterm Capital, segnala che il fenomeno della scarsa liquidità riguarda anche società «che, pur rientrando nel segmento small cap non sono piccolissime, come Fae Technology, Sicily By Car, Imd e ReWay, ma scambiano comunque poco, abbondantemente meno di 30/40mila euro al giorno da mesi, con valutazioni abbondantemente sotto il fair value». Uno scenario, spiega, che crea le condizioni per cercare occasioni, in una prospettiva paziente: «Tra i grandi gestori vi è un ritorno d’interesse verso le small cap e, nel momento in cui la liquidità tornerà a essere abbondante sui mercati, presumibilmente con lo stop al rialzo dei tassi, potrebbero crearsi le condizioni per una robusta ripresa delle quotazioni sui titoli a ridotta capitalizzazione».

Leggi i commenti