✕

A Bankitalia parte l’era Panetta: tutti gli occhi sulla prima nomina nel direttorio

Fabio Panetta, dal primo novembre assumerà l'incarico di governatore della Banca d'Italia

 (ansa)
La sostituzione del vice direttore generale Cipollone all’interno dell’organo di vertice darà il primo segnale sull’orientamento del nuovo governatore: la scelta di Trequattrini, funzionario di struttura, romperebbe l’ortodossia degli economisti puri
2 minuti di lettura

Ci vuole tempo prima che un nuovo governatore, destinato a sei o dodici anni al vertice, lasci la sua impronta sulla Banca d’Italia. Ma una prima scelta di peso Fabio Panetta, che domani succederà a Ignazio Visco, la prenderà quasi subito. Il trasferimento di Piero Cipollone all’esecutivo della Bce, proprio il ruolo lasciato da Panetta, libera uno dei cinque posti nel direttorio, l’organo di Via Nazionale che prende in modo collegiale le decisioni e di cui il governatore è “primo tra i pari”. Indicare il nuovo vice direttore generale è sua prerogativa, Panetta lo dovrebbe fare già a novembre. In corsa ci sono una serie di alti funzionari con solido profilo da economista - e relativo passaggio nell’ufficio studi, sancta sanctorum della Banca – da sempre privilegiato nella scelta: Sergio Nicoletti Altimari, che guida proprio il dipartimento Economia e statistica, Luigi Cannari, a capo dei Sistemi di pagamento, Magda Bianco, che si occupa di Tutela della clientela e raddoppierebbe la pre…

Ci vuole tempo prima che un nuovo governatore, destinato a sei o dodici anni al vertice, lasci la sua impronta sulla Banca d’Italia. Ma una prima scelta di peso Fabio Panetta, che domani succederà a Ignazio Visco, la prenderà quasi subito. Il trasferimento di Piero Cipollone all’esecutivo della Bce, proprio il ruolo lasciato da Panetta, libera uno dei cinque posti nel direttorio, l’organo di Via Nazionale che prende in modo collegiale le decisioni e di cui il governatore è “primo tra i pari”. Indicare il nuovo vice direttore generale è sua prerogativa, Panetta lo dovrebbe fare già a novembre. In corsa ci sono una serie di alti funzionari con solido profilo da economista - e relativo passaggio nell’ufficio studi, sancta sanctorum della Banca – da sempre privilegiato nella scelta: Sergio Nicoletti Altimari, che guida proprio il dipartimento Economia e statistica, Luigi Cannari, a capo dei Sistemi di pagamento, Magda Bianco, che si occupa di Tutela della clientela e raddoppierebbe la presenza femminile al vertice, allineandola a standard internazionali. In vantaggio però, al momento, sarebbe un funzionario dal profilo diverso, cioè Gian Luca Trequattrini, a lungo capo di gabinetto del direttorio. Un uomo di struttura, che per anni ha lavorato a contatto con lo stesso Panetta e gli altri vertici.

Continuità e discontinuità

Alla nomina si guarda con attenzione, dentro e fuori Palazzo Koch, per capire quanta discontinuità vorrà imprimere Panetta. Dall’interno in questi giorni, per convinzione e dottrina, si sottolinea soprattutto la continuità. Il fatto che il nuovo governatore è un economista cresciuto dentro la Banca. Che dopo essere stato stretto collaboratore di Antonio Fazio, il suo sherpa alle riunioni della Bce, lo è stato anche di Mario Draghi, nell’era di rifondazione dopo gli scandali. Che Visco lo ha scelto come numero due, e poi per l’esecutivo Bce, dove Panetta ha lottato con le “colombe” contro i “falchi” del Nord. Ma è soprattutto il secondo aspetto – la discontinuità – che resta da definire e misurare. Un aspetto a cui lo stesso Visco ha fatto cenno, parlando di «scuole e caratteri diversi», in un «modo di essere» unico che è quello di Bankitalia.

Il “consigliere autorevole”

Constatazione oggettiva. Visco è esperto di economia reale, Panetta di banche e finanza. Il primo ha attitudine da studioso, ossessionato dai dati, schivo e prudente; il secondo è estroverso e schietto. Il primo, nel commiato ai dirigenti, ha citato il Candido di Voltaire (“mi occuperò del mio giardino”), il secondo, parlando di politica monetaria, Emozioni di Battisti. Ma la diversità di Panetta è soprattutto in un attributo che in Bankitalia si maneggia con prudenza: politico. Viene dalla sua storia familiare, dal padre sindaco della Democrazia cristiana. Si sviluppa nei negoziati di anni tra Bruxelles e Francoforte. Si sostanzia nell’apertura ad ascoltare le ragioni della politica e dialogarci. Attributo più alto e sfumato rispetto alla semplicistica etichetta di “Draghi di destra” che alcuni gli hanno appiccicato, alimentata dall’ipotesi di un incarico come ministro dell’Economia. Ma che potrebbe portarlo a declinare in modo diverso due caratteristiche chiave di Bankitalia, nella tradizione che da Einaudi arriva a Visco, passando per Ciampi e Draghi, cioè la laicità e l’indipendenza. Così come uno dei compiti chiave della Banca, ora che politica monetaria e vigilanza sono diluite nell’Eurosistema, cioè quello di “consigliere autorevole”. Voce indipendente di cui c’è bisogno, considerato lo stretto sentiero su cui sono avviati i conti italiani e le pulsioni antieuropeiste che attraversano la maggioranza, per esempio sul Mes, e che presto o tardi, ragiona un autorevole economista, potrebbero mettere Panetta di fronte alla necessità di marcare una distanza dal governo che lo ha scelto.

Un equilibrio difficile

Non sarà facile trovare l’equilibrio in un contesto divisivo, tra una destra allergica alle voci terze e un’opposizione in cerca d’autore, pronta a usare quelle voci come arma. Chi conosce Bankitalia e lo stesso Panetta si aspetta un approccio cauto, da grande pragmatico, qualità che tutti gli riconoscono sopra ogni altra. Cauto verso l’esterno, con parole riservate alle occasioni istituzionali. E cauto all’interno, per non scuotere la struttura e assicurare la compattezza del direttorio, dove in passato i rapporti con l’attuale direttore generale Luigi Federico Signorini sono stati dialettici. La scelta del vice direttore darà un primo segnale, dentro e fuori.

Leggi i commenti