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L’Italia non cresce, Pil a zero. Visco: “Attenzione al debito”

Il governatore uscente di Bankitalia Ignazio Visco e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante la Giornata Mondiale del Risparmio 

 (fotogramma)
L’Istat indica un’economia ferma nel terzo trimestre. Per il 2023 il dato già acquisito è del +0,7%, sotto le stime del Tesoro. L’ultimo monito del governatore che lascia Bankitalia. Indicazioni positive dall’inflazione: a ottobre frenata all’1,8%
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Rosaria Amato

ROMA — Crescita zero, senza virgola. Nel terzo trimestre di quest’anno il Pil rimane immobile sia nel confronto con il periodo precedente che con l’anno scorso. Per il 2023 la crescita, in mancanza di un adeguato rialzo nel quarto trimestre, rischia di rimanere inchiodata allo 0,7%, un po’ meno dello 0,8% indicato dalla Nadef. Sembra l’ipotesi più probabile dal momento che, calcola Confcommercio, per arrivare allo 0,8% «sarà necessaria una performance non scontata nell’ultimo quarto, non inferiore al +0,4% congiunturale».

Il dato diffuso dall’Istat non sorprende: tutti i segnali congiunturali parlavano di “sostanziale ristagno” in estate, per dirla con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ieri, con l’intervento alla 99esima Giornata Mondiale del Risparmio, promossa dall’Acri, ha concluso il suo mandato. Congedandosi, ha posto l’accento proprio sulla mancata crescita del Paese, e sulla necessità di politiche economiche che la favoriscano.

«Le difficoltà…

Rosaria Amato

ROMA — Crescita zero, senza virgola. Nel terzo trimestre di quest’anno il Pil rimane immobile sia nel confronto con il periodo precedente che con l’anno scorso. Per il 2023 la crescita, in mancanza di un adeguato rialzo nel quarto trimestre, rischia di rimanere inchiodata allo 0,7%, un po’ meno dello 0,8% indicato dalla Nadef. Sembra l’ipotesi più probabile dal momento che, calcola Confcommercio, per arrivare allo 0,8% «sarà necessaria una performance non scontata nell’ultimo quarto, non inferiore al +0,4% congiunturale».

Il dato diffuso dall’Istat non sorprende: tutti i segnali congiunturali parlavano di “sostanziale ristagno” in estate, per dirla con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ieri, con l’intervento alla 99esima Giornata Mondiale del Risparmio, promossa dall’Acri, ha concluso il suo mandato. Congedandosi, ha posto l’accento proprio sulla mancata crescita del Paese, e sulla necessità di politiche economiche che la favoriscano.

«Le difficoltà dell’economia italiana dipendono da debolezze strutturali troppo a lungo trascurate - sottolinea - a esse non si può sopperire con politiche di stabilizzazione monetaria o con l’espansione della spesa pubblica». Quello che serve davvero «per rendere sostenibile nel tempo una crescita più elevata» è invece «rimuovere gli ostacoli allo sviluppo, promuovere l’innovazione e la conoscenza, favorire la crescita dimensionale delle imprese e accompagnare la modernizzazione del nostro tessuto produttivo». Anche attraverso i fondi del Pnrr: Visco suggerisce al governo di procedere con i progetti «senza dilazioni eccessive».

E, pur sottolineando l’importanza di «tenere la casa in ordine», cioè ridurre il debito pubblico, indicazione ripresa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, nell’intervento di chiusura della Giornata, ammette che per il debito pubblico «è suonata la sveglia», il governatore uscente rileva come «il consolidamento dei conti non deve, come occorso in passato, compromettere la qualità della spesa pubblica e la sua capacità di sostenere la crescita». Solo la crescita può permetterci di colmare i nostri divari storici, dai tassi di occupazione giovanile e femminile troppo bassi a una qualità dei servizi pubblici carente.

Una crescita che ha bisogno di una «cornice adeguata» fornita dalla politica economica, ricorda Visco. E alla quale potrebbe anche contribuire, in un clima di fiducia ben diverso da quello attuale, il consistente risparmio delle famiglie. Che continua a rimanere in prevalenza liquido, o al massimo viene investito in canali poco rischiosi come i titoli del debito pubblico, emerge dall’indagine Acri-Ipsos sul risparmio degli italiani. A disincentivare le famiglie, rileva il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, anche «una tassazione complessiva che supera il 50% e non incoraggia il risparmio a dirigersi verso investimenti produttivi».

A dare un po’ di sollievo al quadro economico italiano arriva la stima preliminare dell’inflazione di ottobre, che crolla all’1,8% dal 5,3% di settembre. Un calo dovuto però «in gran parte all’andamento dei prezzi energetici», spiega l’Istat. E infatti le associazioni dei consumatori fanno notare come sia ancora alta, al 6,3%, la crescita dei beni che compongono il “carrello della spesa”, e cioè alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, quelli che più incidono, con le bollette, sui bilanci delle famiglie.

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