La corsa dei cinesi al posto fisso
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloMamma voglio fare lo statale. Record di domande di ammissione al concorso per diventare funzionari pubblici: 2 milioni e 830mila candidati per l’esame nazionale che si terrà il mese prossimo. I posti disponibili sono solo 39mila. Uno su 72 ce la farà. Con la situazione economica non buonissima e con una disoccupazione giovanile da record, sempre più cinesi sognano il caro vecchio posto fisso. Inseguendo la rassicurante tiefanwan, la ciotola di riso “di ferro”: quella che negli anni precedenti le riforme era garantita dal socialismo a tutti e che oggi vuol dire sicurezza del posto di lavoro a vita, reddito e benefici più stabili, anche se a scapito di un futuro decisamente prevedibile.
Febbre da impiegati
Le domande di quest’anno superano quelle dello scorso: nel 2022 ci furono due mi…
Mamma voglio fare lo statale. Record di domande di ammissione al concorso per diventare funzionari pubblici: 2 milioni e 830mila candidati per l’esame nazionale che si terrà il mese prossimo. I posti disponibili sono solo 39mila. Uno su 72 ce la farà. Con la situazione economica non buonissima e con una disoccupazione giovanile da record, sempre più cinesi sognano il caro vecchio posto fisso. Inseguendo la rassicurante tiefanwan, la ciotola di riso “di ferro”: quella che negli anni precedenti le riforme era garantita dal socialismo a tutti e che oggi vuol dire sicurezza del posto di lavoro a vita, reddito e benefici più stabili, anche se a scapito di un futuro decisamente prevedibile.
Febbre da impiegati
Le domande di quest’anno superano quelle dello scorso: nel 2022 ci furono due milioni e mezzo di candidati. Una “febbre” da impiegati statali che qui gli studiosi chiamano la mentalità shang’an: letteralmente “andare a riva”, espressione che descrive il desiderio crescente tra i giovani di accettare posti di lavoro nel settore pubblico. Che poi è esattamente l’opposto di quello che fece la generazione dei loro genitori e cioè xiahai, “scendere al mare”: quel movimento nato durante l’era delle aperture e delle riforme alla fine degli anni 70 quando in molti abbandonarono i loro comodi lavori da impiegati statali per diventare imprenditori ed esplorare quel nuovo mare di opportunità di un business che si stava affacciando nel Paese. Forse, però, oggi di acqua dove immergersi per i giovani cinesi non ce n’è più abbastanza.
Zheng ha 28 anni, abita a Quzhou, provincia dello Zhejiang, lavora nel settore dei media. «Da cinque anni provo a fare l’esame da funzionario pubblico, ma non ce l’ho ancora fatta. Ora ci riprovo», racconta ad Affari&Finanza. Perché? «È un lavoro stabile, rispettabile. Pure mio marito è un dipendente pubblico. Ho fatto un po’ di calcoli: siamo nello Zhejiang, una provincia ricca, quindi la paga sarà piuttosto buona. Se passo il concorso dovrei riuscire a guadagnare 50mila yuan (circa 6.200 euro, ndr) in più all’anno. Con il mio lavoro – mi occupo di giornalismo locale – sono fuori di casa tutto il giorno, tutti i giorni. Nemmeno nei fine settimana ho molto tempo libero. Vorrei davvero un lavoro d’ufficio, con orari più stabili». Zheng sa però che la competizione sarà serratissima quest’anno. «Per alcune posizioni nella mia provincia ci sono più di mille persone che si sono presentate. Io sto puntando all’ufficio delle imposte locale: hanno bisogno di due impiegati e i candidati sono 500».
La corsa dei giovanissimi
Sono i più giovani a decidere di intraprendere questa carriera. E non è difficile capire il perché. Quest’anno dalle università cinesi sono usciti 11,58 milioni di laureati. La disoccupazione giovanile (nella fascia d’età 16-24 anni) ha superato il 21% (21,3% a giugno: ultimi dati disponibili visto che il governo dal mese successivo ha smesso di pubblicare le statistiche in merito). C’è un costo della vita in aumento. E c’è un’economia che ancora si sta riprendendo a singhiozzo dopo i tre anni di clausura per le politiche anti-pandemiche. Quest’anno, 26mila dei nuovi posti di lavoro saranno destinati proprio ai neolaureati: e più di due terzi di loro andranno a lavorare presso istituzioni direttamente affiliate al governo centrale. «Questo dimostra la tendenza a incoraggiare i talenti a ricoprire posizioni di prima linea, che possono migliorare la qualità del personale del servizio pubblico locale, migliorando così il livello di governance pubblica», afferma ai media statali Zhu Lijia, professore dell’Accademia nazionale di governance.
La Conferenza sul lavoro finanziario
Il segretario comunista Xi Jinping sa che deve intervenire in campo economico. A Pechino la settimana scorsa si è conclusa la due giorni della Conferenza centrale sul lavoro finanziario (che si tiene ogni cinque anni e stabilisce la strategia generale per il settore finanziario per gli anni a venire). La riunione, presieduta dal presidente Xi Jinping, si è svolta in un momento critico per il Dragone: tra il rallentamento della crescita economica, il prolungato crollo del settore immobiliare, i mercati azionari in ribasso e l’aumento del debito delle amministrazioni locali. La leadership comunista ha promesso di risolvere quest’ultimo punto: secondo le stime di Bai Chongen, preside della Scuola di Economia della prestigiosa Università Tsinghua di Pechino, i governi locali sono andati in rosso per 4mila miliardi di yuan (500 miliardi di euro) durante i tre anni di pandemia. Durante i lavori si è sottolineata anche la necessità di consolidare il controllo del Partito sul sistema finanziario e di fornire maggiori fondi all’innovazione, alla produzione hi-tech, alla tecnologia verde e alle piccole e medie imprese.
Promesse che sembrano non accontentare gli osservatori. «I politici cinesi non sembrano avere idee innovative per affrontare le sfide finanziarie del Paese nei prossimi anni», scrivono gli analisti di Trivium. «Per quanto riguarda il settore immobiliare, sembra che i funzionari offriranno un maggiore sostegno finanziario agli sviluppatori, ma una soluzione fondamentale per il settore rimane in sospeso». Occhi puntati allora sul prossimo Terzo Plenum del Partito, che dovrebbe tenersi entro la fine dell’anno, per avere indicazioni sui piani più ampi del governo per l’economia, anche se pochi sono ottimisti sulla prospettiva di riforme più profonde. Il governo ha fissato un obiettivo di crescita del Pil per quest’anno del 5%, tra i più bassi degli ultimi decenni. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nei prossimi anni la crescita cinese potrebbe scendere anche al di sotto del 4%.
Per alcuni analisti sta ritornando in discussione il contratto sociale che da decenni tacitamente esiste tra Partito comunista e cittadini: noi governiamo offrendovi abbondanti opportunità economiche, voi non vi immischiate e accettate restrizioni alle vostre libertà politiche. Ora, per alcuni, il cosiddetto contratto sociale non è più così chiaro.