Negli Usa il divertimento tiene in quota l’inflazione
di Massimo BasileBeyoncé
Divertirsi nel grande Luna Park America sta diventando sempre più costoso. Dai concerti di Taylor Swift alle partite di football della Nfl o di basket Nba, i prezzi dei biglietti sono rincarati molto più del carburante. E lo stesso vale per la classica visita ai parchi Disney. Non è inflazione, ma super inflazione. Anzi, in America hanno coniato un termine: “funflation”. È l’inflazione del costo del divertimento, che spesso sfugge alle statistiche ufficiali ma non dai bilanci familiari.
Divertimento & indotto
Nel paniere dei prezzi, secondo il Nobel per l’economia Paul Krugman, il fenomeno Swift andrebbe calcolato non solo per il costo dei biglietti ma per l’indotto che muove. Più Swift, meno recessione. Secondo la funflation, all’aumento dei prezzi corrisponde una minore partecipazione. Le famiglie hanno esaurito i risparmi dei due anni di blackout legati alla pandemia da Covid, per permettere ai loro figli di p…
Divertirsi nel grande Luna Park America sta diventando sempre più costoso. Dai concerti di Taylor Swift alle partite di football della Nfl o di basket Nba, i prezzi dei biglietti sono rincarati molto più del carburante. E lo stesso vale per la classica visita ai parchi Disney. Non è inflazione, ma super inflazione. Anzi, in America hanno coniato un termine: “funflation”. È l’inflazione del costo del divertimento, che spesso sfugge alle statistiche ufficiali ma non dai bilanci familiari.
Divertimento & indotto
Nel paniere dei prezzi, secondo il Nobel per l’economia Paul Krugman, il fenomeno Swift andrebbe calcolato non solo per il costo dei biglietti ma per l’indotto che muove. Più Swift, meno recessione. Secondo la funflation, all’aumento dei prezzi corrisponde una minore partecipazione. Le famiglie hanno esaurito i risparmi dei due anni di blackout legati alla pandemia da Covid, per permettere ai loro figli di partecipare ai grandi eventi.
Negli anni 80 un ragazzo poteva permettersi di assistere a più concerti all’anno, con i soldi guadagnati lavorando al burger store nel doposcuola. Ma ora? Quando gli americani tolgono i soldi per affitto o mutuo, assicurazione sanitaria, cibo e vestiti, non resta molto. A conferma di come lo svago sia diventato un tema sociale il quotidiano finanziario newyorkese, il Wall Street Journal, si è lanciato in un’analisi. Il fenomeno ha i volti di persone comuni. Come Angela Wentink, 48 anni, che si definisce una donna della bassa classe media del Massachusetts, ma che da ragazza non aveva bisogno di rapinare una banca per vedere Bon Jovi. I suoi figli non possono dire lo stesso. A gennaio Wentink, che vive in Texas, ha perso l’impiego ad Amazon e ricevuto l’ultimo pagamento nei giorni in cui Swift era attesa per un concerto a Houston. «Beh – confessa – mi sono chiesta se dovessi fare una cosa da irresponsabili, tipo usare questo assegno per realizzare un sogno di mia figlia». Alla fine ha rinunciato, nel frattempo ha trovato un altro lavoro ma la questione rimane: il divertimento costa sempre di più. Biglietti da 500 dollari per un posto lontano dal palco, mentre per vedere i Knicks al Madison Square Garden ne servono minimo 180, all’ultimo anello, da cui tocca vedere i giocatori muoversi sul maxischermo in mezzo all’arena.
L’impennata dei biglietti
Quasi 200 dollari per vedere la partita su uno schermo, come a casa ma senza stare a casa. Poi c’è la vita reale: secondo una ricerca condotta da Wall Street Journal e Credit Karma, quasi il 60% degli americani hanno tagliato la spesa destinata allo svago. Il 37% ha ammesso di non farcela a reggere la corsa dei prezzi. Più del 20% sono disposti a indebitarsi, mentre 26 americani su 100 non spendono più un centesimo per spettacoli e partite, il 16% in più rispetto a prima della pandemia. Nel 2022 i biglietti sono cresciuti a un ritmo maggiore rispetto a cibo e carburante, anche più del doppio dell’inflazione annua, il 3,7%, registrata a fine settembre. E il trend continua quest’anno. «Tutto ciò che è live – spiega Jessica Reif Ehrlich, di Bank of America – ha sfondato il tetto dei prezzi». Ehrlich è l’analista che ha coniato il termine “funflation”. Da questo fenomeno resta fuori la spesa per i ristoranti: a settembre è cresciuta dello 0,7% rispetto ad agosto. Tra un piatto di empanadas di pollo e una schiacciata di LeBron James, adesso scelgono il primo. Ma la spesa collettiva, grazie alla “funflation”, è aumentata. Quest’anno toccherà i 95 miliardi di dollari, +23% rispetto al 2022 e +12,5% in più degli 84,4 miliardi spesi nel 2019, anno prima della pandemia.
Più spesa, meno acquirenti. Guardando al numero di acquisti fatti con la carta di credito, la percentuale degli spettatori è calata del 10% rispetto al periodo pre-pandemia. Chi andava due volte l’anno a Disney, adesso sceglie di farlo una volta sola. Oppure preferisce gli zoo, che hanno prezzi più abbordabili. Quello di San Diego, in California, ha registrato un boom di presenze senza precedenti: il numero di iscrizioni, che dà diritto allo sconto, è arrivato a 28 mila, quattro volte più del 2022. Con la musica è più difficile cercare un’alternativa, se ami una star vuoi sentire quella. Rispetto a quattro anni fa il prezzo medio di un concerto è cresciuto del 7,4%, a 120 dollari. Per la prima volta i primi cinque tour mondiali – Taylor Swift, Bruce Springsteen, Harry Styles, Elton John e Ed Sheeran – hanno superato ciascuno i 100 milioni di ricavi già nella prima metà del 2023. Negli ultimi trent’anni era successo a non più di uno o due artisti per volta. Gli americani rinunciano a più eventi in modo da avere i soldi per assisterne a uno speciale.
I prezzi medi per i biglietti
A giugno il prezzo medio di un biglietto per il concerto di Swift era di 254 dollari, per gli Eagles di 239, per Springsteeen 226. Ma è sulla rivendita online che l’inflazione, così invisibile alle statistiche ufficiali, incide: su StubHub la media di un ticket per i concerti di Swift è salito a 1095 dollari, per Beyoncé siamo a 400.
Anche il calcio non è immune alla funflation: con l’arrivo di Lionel Messi nella Major League Soccer, il massimo campionato americano, i biglietti per assistere alle partite dell’Inter Miami Fc sono passati da 30 a 255 dollari. Ma non con grande successo. Molti americani cominciano a pensare che l’alternativa migliore alla fine resti una gita al lago o una passeggiata tra i boschi. Fa bene all’anima e al conto in banca.