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Conti trimestrali deludenti. E a Piazza Affari i titoli sbandano

Reazioni in parte eccessive, spiegano gli analisti. Ma il segnale è chiaro: la frenata dell’economia si riflette sui bilanci. Tranne rare eccezioni
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Sui bilanci delle maggiori società italiane si addensano nubi scure che minacciano tempesta. Anche il mondo delle imprese testimonia così quel peggioramento del quadro economico segnalato dal Pil del terzo trimestre, che in Italia si è fermato dopo dieci variazioni tendenziali positive di fila. Premesso che i risultati dell’anno scorso in molti casi erano stati “gonfiati” dagli aumenti dei prezzi (si legga alla voce inflazione), buona parte dei conti trimestrali in via di diffusione ha evidenziato rallentamenti, spesso in termini di vendite effettive o attese, che hanno talvolta condotto a movimenti di Borsa turbolenti.

"L’aumento dell’inflazione e le politiche restrittive delle banche centrali - osserva Alberto Villa, responsabile ricerca azionaria di Intermonte - si iniziano a riverberare sui risultati di diverse società quotate esposte ai consumi. Il rallentamento economico è visibile in aree geografiche come Europ…

Sui bilanci delle maggiori società italiane si addensano nubi scure che minacciano tempesta. Anche il mondo delle imprese testimonia così quel peggioramento del quadro economico segnalato dal Pil del terzo trimestre, che in Italia si è fermato dopo dieci variazioni tendenziali positive di fila. Premesso che i risultati dell’anno scorso in molti casi erano stati “gonfiati” dagli aumenti dei prezzi (si legga alla voce inflazione), buona parte dei conti trimestrali in via di diffusione ha evidenziato rallentamenti, spesso in termini di vendite effettive o attese, che hanno talvolta condotto a movimenti di Borsa turbolenti.

"L’aumento dell’inflazione e le politiche restrittive delle banche centrali - osserva Alberto Villa, responsabile ricerca azionaria di Intermonte - si iniziano a riverberare sui risultati di diverse società quotate esposte ai consumi. Il rallentamento economico è visibile in aree geografiche come Europa e Cina, mentre gli Stati Uniti evidenziano ancora un’ottima crescita nel terzo trimestre”. Di conseguenza, “le società più esposte a Paesi come Germania e Cina o a fattori contingenti come meteo o andamenti valutari penalizzanti hanno riportato dati deludenti nel terzo trimestre. Questa tornata di risultati - nota l’esperto di Intermonte - è interessante e ha portato a movimenti sui titoli anche molto, in diversi casi troppo marcati. Va considerato che le reazioni immediate ai risultati sono esacerbate da programmi di trading automatici”.

Così, titoli come Campari e Moncler sono finiti nel vortice delle vendite dopo che le società, tra le altre cose, si sono trovate a pagare il dazio delle condizioni meteorologiche. La regina degli aperitivi nel terzo trimestre del 2023 ha assistito a un calo dello 0,7% delle vendite nette, a 743,5 milioni. Il dato, ha spiegato Campari, ha risentito sia dell’andamento molto positivo dello stesso periodo del 2022, sia di “condizioni meteorologiche avverse nei principali mercati europei, in particolare in Italia”. Il riferimento è a un’estate molto calda con piogge spesso intense, circostanze che non favoriscono il consumo di spritz né gli aperitivi all’aperto. Moncler ha annunciato per il terzo trimestre ricavi in crescita di quasi il 5% annuo a 669,7 milioni, ma il mercato si è concentrato sul rallentamento delle vendite di piumini a settembre e ottobre, complice il clima mite. “L’autunno anomalo - protesta Confesercenti - affossa gli acquisti di abbigliamento invernali. E i negozianti chiedono di posticipare i saldi per recuperare le vendite perdute”. Piazza Affari non ha reagito bene nemmeno ai conti di Amplifon, che ha leggermente tagliato le stime di maggio sui ricavi consolidati e sul margine operativo lordo (ebitda) ricorrente per il 2023, portandole rispettivamente a 2.290 e a 550 milioni.

Ci sono poi stati casi di titoli affossati in Borsa dai conti e dalle prospettive deludenti di altri gruppi dello stesso settore. È accaduto a StMicroelectronics che, dopo che il mercato aveva preso bene la trimestrale, il 30 ottobre a Piazza Affari ha pesantemente scontato le notizie in arrivo da oltre oceano. Il colosso statunitense dei chip, On Semiconductor, ha infatti previsto per il trimestre in corso numeri inferiori alle attese. Musica simile per Nexi, che alzerà il velo sugli ultimi dati finanziari l’8 novembre ma che in Borsa il 25 ottobre è crollata del 13% dopo l’allarme sui conti lanciato dal gigante dei pagamenti digitali francese, Worldline, soprattutto per via dell’esposizione alla Germania.

Più in generale, come evidenziano gli analisti di Bofa in uno studio sulle aziende europee dello Stoxx 600 che sin qui hanno svelato i numeri del terzo trimestre, “la discesa degli utili è nell’ordine del 7% su base annua, comunque meglio del -13% atteso”. Guardando ai settori, “l’energia resta la principale zavorra”, mentre “i finanziari offrono il maggiore contributo positivo”, sottolinea Bofa. Anche in Italia, le due più grandi banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo, hanno annunciato risultati oltre le attese, continuando a cavalcare l’onda dei tassi di interesse più alti. Il mercato ha poi mostrato apprezzamento per i conti di Eni, di Stellantis (partecipata da Exor, che controlla il Gruppo Gedi), di Tenaris e di Ferrari. Mentre Iveco è scivolata a Piazza Affari, nonostante la revisione al rialzo delle prospettive per il 2023, perché gli operatori hanno ritenuto alcuni dei numeri comunicati inferiori alle aspettative.

Dalle trimestrali in arrivo, Intermonte si aspetta “buone indicazioni per i bancari, tra cui Banco Bpm, Bper e Credem, e per le utility come Enel, Hera e Iren; o, ancora, per gruppi esposti a commesse di lungo periodo come Prysmian, Leonardo e Maire. Siamo invece più cauti sui settori ciclici o esposti ai consumi come Pirelli, Nexi, Tod’s” avverte Villa. Se la tanto temuta tempesta della recessione dovesse arrivare, secondo l’esperto di Intermonte, “avrebbe senz’altro implicazioni negative per le società industriali e consumer (esposte ai consumi) e, a tendere, anche per le banche, impattate dall’aumento del costo delle rettifiche sui crediti”. Viceversa, dovrebbe andare meglio “per i settori utility ed energia”. Attenzione, però, perché le attuali stime fotografano utili in leggero calo nel 2024 rispetto al 2023. In altri termini, “fattorizzano un rallentamento, non una significativa recessione che - mette in guardia Villa - implicherebbe un calo più marcato dell’andamento dei profitti il prossimo anno”.

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