Piano per la natalità, il governo chiede aiuto alle imprese: “Misure dal concepimento”
di Valentina ConteEugenia Roccella, ministra per la Famiglia
(fotogramma)ROMA — Il governo chiede alle imprese italiane di «sostenere la natalità: obiettivo strategico della nazione». Sottoscrivendo uno speciale “Codice di autodisciplina di imprese responsabili in favore della maternità” che verrà presentato oggi a Roma dalle ministre Marina Calderone (Lavoro) e Eugenia Roccella (Famiglia), con videomessaggio della premier Meloni.
Il sostegno nei primi 1.000 giorni dal concepimento
L’esecutivo si aspetta dalle aziende un piano di sostegni «soprattutto nei 1.000 giorni di vita dal concepimento del neonato per preservare la salute fisica e mentale della persona». Poiché – si legge nel testo che Repubblica ha potuto visionare – «mamme e neonati più sani pongono le basi per cittadini più in salute e per la sostenibilità finanziaria del sistema di welfare».
Quello che il governo non fa in manovra, ora lo chiede alle aziende. E non dalla nascita del bebè, ma dal concepimento. Nessun obbligo, certo. Solo moral suasion. Che però alle orecchie delle partecipate di…
ROMA — Il governo chiede alle imprese italiane di «sostenere la natalità: obiettivo strategico della nazione». Sottoscrivendo uno speciale “Codice di autodisciplina di imprese responsabili in favore della maternità” che verrà presentato oggi a Roma dalle ministre Marina Calderone (Lavoro) e Eugenia Roccella (Famiglia), con videomessaggio della premier Meloni.
Il sostegno nei primi 1.000 giorni dal concepimento
L’esecutivo si aspetta dalle aziende un piano di sostegni «soprattutto nei 1.000 giorni di vita dal concepimento del neonato per preservare la salute fisica e mentale della persona». Poiché – si legge nel testo che Repubblica ha potuto visionare – «mamme e neonati più sani pongono le basi per cittadini più in salute e per la sostenibilità finanziaria del sistema di welfare».
Quello che il governo non fa in manovra, ora lo chiede alle aziende. E non dalla nascita del bebè, ma dal concepimento. Nessun obbligo, certo. Solo moral suasion. Che però alle orecchie delle partecipate di Stato – incontrate nei giorni scorsi dalla ministra Roccella che poi ha visto anche tutte le parti sociali – deve essere suonato come ben più di una raccomandazione. Da Poste a Ferrovie, da Eni ad Enel, solo per citarne alcune.
I buchi in manovra sulla famiglia
Da un lato quindi questo governo aumenta l’Iva su pannolini, assorbenti, latte in polvere, seggiolini. È costretto a mandare in extremis un errata corrige al Senato per ridurre da tre a un anno la decontribuzione per mamme con due figli. Pasticcia con la costruzione di asili nido nel Pnrr. Annuncia nidi gratis per tutti e poi fa retromarcia. Promette un “piano per la natalità” in manovra, addirittura il quoziente famigliare, e poi solo qualche bonus. Dall’altro lato, verificate le risorse a disposizione, si appella alle aziende.
Il clima ostile alla maternità
Il “Codice di autodisciplina” parte col dire che «negli ultimi cinque anni la popolazione in età da lavoro è diminuita di 756 mila persone e nel solo 2022 di 133 mila». Nel giro di dieci anni, dati Istat, «la popolazione calerà di un altro milione e 200 mila unità che saliranno a 5 milioni nell’arco di 30 anni». Secondo il documento, questa è una «peculiarità italiana, causata dall’affievolirsi del senso del futuro e da un clima culturale ostile o quantomeno indifferente al materno». Per l’Ispettorato nazionale del lavoro, «l’85% delle dimissioni femminili si produce in relazione alla maternità».
Le raccomandazioni alle imprese
Ecco dunque le raccomandazioni agli imprenditori: «favorire la carriera delle madri», potenziare «prevenzione e cura dei bisogni di salute», «adattare tempi e modi di lavoro». In pratica: formazione e sostegno al reddito «durante i periodi di astensione», pacchetti di «screening e check-up» aggiuntivi, «congedi più lunghi» rispetto a quelli di legge, «flessibilità di orario» in ingresso e uscita, «passaggio al part-time», più smart-working, «copertura delle spese» per l’asilo nido e per la prima infanzia.
Sostegno alle madri, non alle donne né ai padri
Un programma di governo, in pratica. Nessun riferimento ai diritti della lavoratrice in quanto donna e non necessariamente madre, a partire da un’equa e pari retribuzione rispetto ai colleghi. Né ai diritti delle donne già madri. Neanche un cenno poi al ruolo dei padri. «Le imprese responsabili verso la maternità partecipano alla mobilitazione diffusa della nazione per favorire la natalità», conclude il documento. Firmato: Eugenia Maria Roccella.