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Ex Ilva, fumata nera da Palazzo Chigi. I sindacati proclamano otto ore di sciopero

I  leader sindacali all'uscita dell'incontro

 (ansa)
Il governo riceve Fiom Cgil, Fim Cisl e Uil, ma non offre soluzioni. Si attende l’assemblea degli azionisti del 23 novembre per capire la disponibilità di Arcelor Mittal ad un aumento di capitale
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Il confronto fra governo e sindacati sull’ex Ilva si conclude con la proclamazione di otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti. La situazione è di massima incertezza e la reazione di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm non si fa attendere. All’uscita da Palazzo Chigi, dove sono stati ricevuti dai capi di gabinetto dei ministri Adolfo Urso e Marina Calderone, i segretari delle tre organizzazioni dei metalmeccanici chiamano i lavoratori alla mobilitazione. “L’incontro è andato peggio di quanto ci aspettassimo, il governo ha preso tempo, anche se continua dire che non ci sarà fallimento o spegnimento degli impianti”, spiega il segretario della Fim Roberto Benaglia.

Le decisioni dell’esecutivo dipendono da quello che deciderà ArcelorMittal, il socio pr…

Il confronto fra governo e sindacati sull’ex Ilva si conclude con la proclamazione di otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti. La situazione è di massima incertezza e la reazione di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm non si fa attendere. All’uscita da Palazzo Chigi, dove sono stati ricevuti dai capi di gabinetto dei ministri Adolfo Urso e Marina Calderone, i segretari delle tre organizzazioni dei metalmeccanici chiamano i lavoratori alla mobilitazione. “L’incontro è andato peggio di quanto ci aspettassimo, il governo ha preso tempo, anche se continua dire che non ci sarà fallimento o spegnimento degli impianti”, spiega il segretario della Fim Roberto Benaglia.

Le decisioni dell’esecutivo dipendono da quello che deciderà ArcelorMittal, il socio privato che controlla il 62 per cento di Acciaierie d’Italia. Nell’assemblea degli azionisti convocata per il 23 novembre si prenderà atto delle dimissioni del presidente della società, Franco Bernabè, ma secondo quanto riferito ai sindacati sarà quella la sede per capire le reali intenzioni di ArcelorMittal. A partire dalla proposta di un aumento di capitale di 320-380 milioni di euro. Finora il colosso franco-indiano della siderurgia non ha dato alcuna garanzia su possibili nuovi apporti di capitali, necessari non soltanto per proseguire l’attività, ma anche per rilanciare la produzione e intrapredere il percorso di decarbonizzazione degli impianti.


Nell’incontro a Palazzo Chigi, Fiom, Fim e Uil hanno chiesto impegni sul piano finanziario, a cominciare dai 320 milioni che secondo l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, sono necessari per proseguire un’attività ormai ridotta al minimo e che quest’anno non andrà oltre i tre milioni di tonnellate, a fronte delle quattro programmate. Durissimo il commento di Michele De Palma, segretario della Fiom Cgil. “Mittal non può tenere in ostaggio né i lavoratori degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia né il governo italiano e neppure gli abitanti delle città che ospitano gli stabilimenti – ha detto al termine della riunione – Abbiamo deciso unitariamente di fare sciopero per avere una trattativa che ad oggi non c’è. Alla data del 23 novembre non avremo risposte sul fatto che Mittal deve mettere risorse proprie per rilanciare la produzione. Ci dicano qual è il piano industriale perché ad oggi le uniche richieste riguardano gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione”. Secondo i sindacati, il governo e l’azienda continuano a sottovalutare i rischi per la sicurezza. “Già nel precedente incontro a Palazzo Chigi – osserva De Palma – abbiamo denunciato la situazione drammatica delle manutenzioni.

Quotidianamente si verificano incidenti negli impianti. Mittal si sta facendo beffa non soltanto delle organizzazioni sindacali, ma anche del governo. Per questo chiediamo a Palazzo Chigi una presa di posizione: dica se è dalla parte dei lavoratori o se sta con una multinazionale che fino ad oggi non ha garantito la produzione. Serve un negoziato vero”.
Fiom, Fim e Uil hanno chiesto a Palazzo Chigi garanzie su un piano industriale di rilancio, un piano occupazionale e condizioni di sicurezza degli impianti e dell’ambiente. Per il leader della Uilm, Rocco Palombella, l'assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia diventa lo spartiacque. “Quella riunione – spiega – servirà a capire se il socio privato resterà nel nostro Paese. Tutta la storia legata al memorandum non c'è più. Dov'è l'autorevolezza dello Stato?”.

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