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Colf e badanti, il 4 dicembre un click day molto atteso. Ma rischio delusione per le famiglie

Secondo Assindatcolf servirebbero 23 mila ingressi l’anno contro i 9.500 autorizzati. E la procedura è troppo farraginosa e complessa
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ROMA – Un click day atteso per 11 anni, ma che rischia di deludere molte delle famiglie che aspettano con ansia la possibilità di assumere un nuovo collaboratore domestico. Intanto perché gli autorizzati agli ingressi sono 9.500 (numero che però include anche gli operatori socio-sanitari, senza che venga stabilita una divisione delle quote) ma secondo l’associazione datoriale Assindatcolf ne servirebbero almeno 23 mila l’anno. Ma soprattutto perché le procedure sono farraginose e i tempi ristrettissimi, visto che la circolare attuativa del decreto flussi 2023 è stata pubblicata il 27 ottobre, a meno di un mese dalla scadenza del 26 novembre per la presentazione delle domande per i moduli precompilati, necessaria poi per partecipare il 4 dicembre al click day.

Uno scoglio complesso è costituito dall’obbligo, previsto per i datori di lavoro, di verificare presso il centro per l’impiego territoriale che non ci siano persone sul territorio nazionale disponibili per quella posizione, che s…

ROMA – Un click day atteso per 11 anni, ma che rischia di deludere molte delle famiglie che aspettano con ansia la possibilità di assumere un nuovo collaboratore domestico. Intanto perché gli autorizzati agli ingressi sono 9.500 (numero che però include anche gli operatori socio-sanitari, senza che venga stabilita una divisione delle quote) ma secondo l’associazione datoriale Assindatcolf ne servirebbero almeno 23 mila l’anno. Ma soprattutto perché le procedure sono farraginose e i tempi ristrettissimi, visto che la circolare attuativa del decreto flussi 2023 è stata pubblicata il 27 ottobre, a meno di un mese dalla scadenza del 26 novembre per la presentazione delle domande per i moduli precompilati, necessaria poi per partecipare il 4 dicembre al click day.

Uno scoglio complesso è costituito dall’obbligo, previsto per i datori di lavoro, di verificare presso il centro per l’impiego territoriale che non ci siano persone sul territorio nazionale disponibili per quella posizione, che si intende invece offrire a un lavoratore extracomunitario. Un adempimento che richiede non meno di 15 giorni lavorativi, spiega Assindatcolf, perché arrivi il silenzio assenso. Ma che potrebbe anche essere più complicato se invece la persona viene individuata ma non fosse poi disponibile al lavoro, in questo caso si andrebbe oltre i 20 giorni.

Inoltre la procedura, per la prima volta per quanto riguarda le famiglie, richiede l’asseverazione di un professionista, una spesa che si aggiunge ai costi dell’operazione. In un momento in cui le famiglie non hanno molta disponibilità economica: dal Rapporto 2023 "Family (Net) Work” emerge una sempre maggiore difficoltà dei nuclei che hanno bisogno di colf o di badanti, ma sono anche preoccupate dai costi. La quota di famiglie che prevede un peggioramento della condizione economica familiare nei prossimi sei mesi è il 32,5%. Aumenta inoltre la quota di chi immagina di disporre di risorse scarse (dall’11,2% al 19,5%), se non del tutto insufficienti (+0,6%). Solo il 5,4% valuta più che positivamente le proprie disponibilità.

Inoltre il contratto offerto deve essere di almeno 20 ore settimanali, e con un minimo non inferiore all’assegno sociale, che è di 503 euro al mese. La famiglia infine deve avere un reddito minimo di 27 mila euro lordi annui, che scendono a 20 mila se si tratta di persone sole (il limite non vale per chi ha una malattia che lo rende non autonomo). Non è prevista alcuna forma di sanatoria per chi già vive in Italia senza permesso di soggiorno. E del resto gli operatori del settore fanno notare come la precedente sanatoria, del 2020, non si sia ancora completata, e ci sia ancora una coda di lavoratori in attesa.

Il rischio è che molte famiglie non riescano a ottenere l’autorizzazione a far venire in Italia il dipendente che vorrebbero assumere. E che le procedure lentissime impediscano di saperlo in tempo per il prossimo click day, previsto per l’inizio di febbraio.

Eppure il bisogno di nuovi ingressi è molto elevato nel lavoro domestico, perché ormai la prima ondata di lavoratori, soprattutto di lavoratrici arrivati in Italia per lavorare come colf o badanti è sull’orlo della pensione, o pensionati. Il 55,6% dei lavoratori domestici in Italia ha più di 50 anni, emerge dal "Family (Net) Work, e il 21,4% supera la soglia dei 60 anni; solo il 19,3% ha meno di 40 anni. E le badanti sono ancora più anziane rispetto a colf e baby sitter.

“L’imminente uscita dal mercato del lavoro di molti collaboratori, - dichiara il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini - a fronte di un ricambio che resta limitato e non sufficiente a colmare il fabbisogno, è destinato ad accrescere le difficoltà che le famiglie già incontrano nel reclutamento del personale destinato all’assistenza in casa. Per questo motivo la programmazione dei flussi diventa uno strumento fondamentale a cui, però, servono dei correttivi. Non solo allargando le quote e ridefinendo il meccanismo della chiamata, ma anche nella messa a punto delle procedure, oggi troppo articolate per essere gestite dalle famiglie”. E tuttavia, riconosce Zini, “per quanto insufficiente, dobbiamo però constatare che quella contenuta nel decreto flussi ad oggi è l’unica vera novità che riguarda il lavoro domestico, poiché nessuna altra misura di sostegno è stata prevista nei recenti provvedimenti approvati da governo e Parlamento, a cominciare dalla legge di Bilancio, che non affronta le grandi problematiche di cui il comparto soffre, come il lavoro sommerso e le difficoltà economiche delle famiglie a sostenere il costo del personale”.

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