Ex Ilva, il Tar sospende il blocco del gas fino al 10 gennaio
di Raffaele LorussoL’ex Ilva continuerà a ricevere la fornitura di gas fino al 10 gennaio 2024. L’incubo dell’interruzione immediata per morosità è svanito, almeno per ora, grazie ad un’ordinanza cautelare con cui il Tar della Lombardia ha confermato la sospensiva del blocco dell’erogazione disposta già a fine ottobre con un decreto monocratico del presidente Antonio Vinciguerra. La questione sarà nuovamente discussa in camera di consiglio dalla prima sezione del tribunale amministrativo milanese il 10 gennaio prossimo. Nel frattempo, i giudici hanno chiesto una relazione all'Arera, l'Autorità per l'energia e le reti.
La fornitura del gas per gli impianti dell'ex Ilva, che Snam Rete Gas voleva interrompere, è tornata l’8 novembre davanti al Tar della Lombardia al quale Acciaierie d’Italia ha fatto ricorso. La società ha impugnato i due provvedimenti, chiedendone la sospensiva, che proprio dall’8 novembre avrebbero consentito il blocco a monte della fornitura di gas.
L’ex Ilva continuerà a ricevere la fornitura di gas fino al 10 gennaio 2024. L’incubo dell’interruzione immediata per morosità è svanito, almeno per ora, grazie ad un’ordinanza cautelare con cui il Tar della Lombardia ha confermato la sospensiva del blocco dell’erogazione disposta già a fine ottobre con un decreto monocratico del presidente Antonio Vinciguerra. La questione sarà nuovamente discussa in camera di consiglio dalla prima sezione del tribunale amministrativo milanese il 10 gennaio prossimo. Nel frattempo, i giudici hanno chiesto una relazione all'Arera, l'Autorità per l'energia e le reti.
La fornitura del gas per gli impianti dell'ex Ilva, che Snam Rete Gas voleva interrompere, è tornata l’8 novembre davanti al Tar della Lombardia al quale Acciaierie d’Italia ha fatto ricorso. La società ha impugnato i due provvedimenti, chiedendone la sospensiva, che proprio dall’8 novembre avrebbero consentito il blocco a monte della fornitura di gas.
Verso lo sciopero del 23
Il provvedimento del Tar consente di non aprire un altro fronte emergenziale, ma per il colosso della siderurgia il momento resta delicato. La mancanza di certezze sul futuro degli impianti porterà i sindacati a un’altra giornata di sciopero entro il 23 novembre. In quella data, infatti, tornerà a riunirsi l’assemblea degli azionisti di Acciaierie d’Italia.
Nell’incontro a Palazzo Chigi con i sindacati, l’altro giorno, il governo ha detto di aspettare le mosse di Arcelor Mittal. L’ex Ilva è a corto di liquidità e serve un aumento di capitale di almeno 320 milioni per assicurare la produzione per i prossimi mesi. Se Arcelor Mittal si chiamasse fuori, il dossier tornerebbe sul tavolo del governo, che dovrebbe trovare una soluzione in tempi brevissimi per evitare il fermo della produzione. L’esecutivo ha ribadito ai sindacati che l’ex Ilva non a rischio di chiusura o sospensione delle attività. Per le organizzazioni dei lavoratori, però, questa rassicurazione non basta. Chiedono un nuovo piano industriale che affronti i temi del rilancio della produzione, che quest’anno non andrà oltre i tre milioni di tonnellate a fronte delle quattro previste, della tutela dell’occupazione e della salvaguardia dell’ambiente.
L’interlocuzione fra Palazzo Chigi e Arcelor Mittal va avanti, ma finora dal socio privato non è arrivato alcun segnale su possibili nuovi investimenti, nonostante l’impegno del governo, messo nero su bianco nel memorandum of understanding sottoscritto l’11 settembre scorso dal ministro Raffaele Fitto e dai rappresentanti di Arcelor Mittal, per un finanziamento di 4,62 miliardi, di cui 2,27 provenienti da fondi pubblici europei, per la decabornizzazione degli impianti.
In questa situazione, l’aver scongiurato il blocco della fornitura di gas ha concesso all’azienda ancora qualche settimana per provare a evitare l’irreparabile.