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Patto di stabilità, su cosa si discute e perché l’Italia frena sulle modifiche

(ansa)
I Paesi europei al lavoro per definire il nuovo quadro di regole sui conti pubblici. Ecco cosa potrebbe cambiare
1 minuti di lettura

MILANO – Nervi tesi in Europa per la riforma del Patto di stabilità. Ma perché se ne sta discutendo e quali sono i punti controversi?

Che cos’è il Patto di Stabilità

Per Patto di stabilità si intende l’elenco di trattati e regolamenti che negli anni sono andati a costituire l’impianto di regole europee di sorveglianza dei conti pubblici. Alle origini prevedeva soltanto l’obbligo di mantenere il rapporto deficit/Pil sotto il 3% e il rapporto debito/Pil sotto il 60% ma negli anni queste regole sono state riviste proprio per la difficoltà di alcuni Paesi, soprattutto sul fronte della regola del debito, di riuscire ad applicarle. A questi veniva chiesto di assicurare comunque un cammino di riduzione adeguato del debito ogni anno. Gli aggiustamenti

MILANO – Nervi tesi in Europa per la riforma del Patto di stabilità. Ma perché se ne sta discutendo e quali sono i punti controversi?

Che cos’è il Patto di Stabilità

Per Patto di stabilità si intende l’elenco di trattati e regolamenti che negli anni sono andati a costituire l’impianto di regole europee di sorveglianza dei conti pubblici. Alle origini prevedeva soltanto l’obbligo di mantenere il rapporto deficit/Pil sotto il 3% e il rapporto debito/Pil sotto il 60% ma negli anni queste regole sono state riviste proprio per la difficoltà di alcuni Paesi, soprattutto sul fronte della regola del debito, di riuscire ad applicarle. A questi veniva chiesto di assicurare comunque un cammino di riduzione adeguato del debito ogni anno. Gli aggiustamenti

Perché le regole sono state sospese e perché vengono cambiati

Con lo scoppio della pandemia, i Paesi europei – alle prese con la necessità di finanziare grossi programmi di spesa per contrastare la stop delle attività produttive e lo shock sull’economia – hanno deciso di sospendere temporaneamente le regole fino al 31 dicembre 2023. Per i Paesi la pausa è stata anche un’occasione per provare a rivedere le regole, cercando di renderle più efficaci

Come potrebbe cambiare il Patto

Nelle discussioni in corso, le regole sul deficit in vigore restano sostanzialmente invariate con il tetto del 3% (anche se la Germania spingerebbe per portarlo al 2%). Viene comunque previsto un arco temporale (la cui durata è ancora da definire, ma che la proposta spagnola fissa tra i 4 e i 7 anni) per rimettere i Paesi in carreggiata con il ritorno in vigore del Patto. Il nodo su cui discutono i Paesi è soprattutto il debito. Per i Paesi che, come l’Italia, sono impegnati nella riduzione del deficit, il calo del debito potrebbe dovere essere assicurato nei quattro anni successivi all’arco temporale di riduzione del deificit, quindi in 8-11 anni.

Perché l’Italia è contraria

Con il suo alto debito, l’Italia è il Paese che più pagherebbe regole restrittive di riduzione. Con alle porte una possibile recessione, come ha paventato l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi, trovarsi ingabbiati in regole europee di sorveglianza dei conti troppo rigide, come accaduto ad esempio durante la crisi del 2011, potrebbe secondo il governo rappresentare un pericolo per la nostra economia. Inoltre per il momento è stata respinta al mittente la proposta italiana di scorporare dal calcolo del deficit in ambito green e nel digitale.

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