Le pensioni dei medici spaccano il governo: “Rimandare il taglio”
di Valentina ConteLa premier Meloni con il sottosegretario Fazzolari
(ansa)ROMA — Il taglio alle pensioni di 732 mila dipendenti pubblici sta spaccando il governo. La norma, inserita all’articolo 33 di una manovra dichiarata “inemendabile”, ora viene sconfessata da tutti. E presto sarà emendata. Ma come?
Lega e Fratelli d’Italia divisi
Fratelli d’Italia vuole salvare solo i medici, assicurando un assegno integro ai camici bianchi che vanno in pensione di vecchiaia e punendo quelli che vanno in anticipata. La Lega vuole salvare tutti, almeno per un po’, facendo slittare l’entrata in vigore del taglio di un anno o due.
Sullo sfondo l’esigenza, espressa ai contendenti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di non far saltare il banco, «rispettando i saldi». Prende corpo il timore che la situazione possa scivolare di …
ROMA — Il taglio alle pensioni di 732 mila dipendenti pubblici sta spaccando il governo. La norma, inserita all’articolo 33 di una manovra dichiarata “inemendabile”, ora viene sconfessata da tutti. E presto sarà emendata. Ma come?
Lega e Fratelli d’Italia divisi
Fratelli d’Italia vuole salvare solo i medici, assicurando un assegno integro ai camici bianchi che vanno in pensione di vecchiaia e punendo quelli che vanno in anticipata. La Lega vuole salvare tutti, almeno per un po’, facendo slittare l’entrata in vigore del taglio di un anno o due.
Sullo sfondo l’esigenza, espressa ai contendenti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di non far saltare il banco, «rispettando i saldi». Prende corpo il timore che la situazione possa scivolare di mano, riattivando gli appetiti dei partiti sulla manovra.
Rischio incostituzionalità
La Ragioneria, alla vigilia della bollinatura della legge di Bilancio, aveva avvertito Palazzo Chigi della possibile incostituzionalità della norma perché retroattiva e perché intacca diritti acquisiti. Ma la premier Meloni, supportata dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, aveva dato via libera.
Ecco dunque la genesi dell’articolo 33 che va a modificare, tagliandoli in profondità, i generosissimi coefficienti di rendimento delle pensioni relativi agli anni lavorati tra il 1981 e il 1995, in regime retributivo, da quattro categorie di lavoratori pubblici: dipendenti degli enti locali, medici, insegnanti, ufficiali giudiziari.
Platea e costi
In totale quindi, tra 2024 e 2043, ben 732.300 lavoratori (i medici sono 55.600, meno dell’8%) si pensioneranno con un assegno tagliato, lasciando allo Stato 2,3 miliardi netti. Tanto quanto serve ora per cancellare la norma. Va detto che il risparmio per l’erario è progressivo.
La misura costa appena 11,5 milioni nel 2024 e 31,7 milioni nel 2025. Di qui l’idea della Lega, suggerita dal sottosegretario Claudio Durigon al leader e vicepremier Matteo Salvini, di far slittare l’entrata in vigore dell’articolo 33 di uno o due anni, senza grossi patemi per i conti pubblici.
Privilegio da cancellare
Fratelli d’Italia tiene però il punto. Non vuole rinunciare a una norma che considera di «equità» e di «giustizia» tra lavoratori perché «cancella un privilegio». La fortissima protesta dei medici, già provati dal Covid, dai tagli ai fondi, dalle pressioni per le liste d’attesa allungate, e pronti a scioperare il 5 dicembre, hanno indotto Palazzo Chigi a ripensarci. Oggi le associazioni ne parleranno in audizione parlamentare sulla manovra.
Ecco dunque la soluzione: salvare i camici bianchi, escludere solo loro dalla tagliola, come risarcimento per la «fatiche del Covid». Immediato il trasalimento di giuristi e tecnici: «La toppa è peggio del buco, così andiamo incontro a una doppia incostituzionalità».
Medici salvati, infermieri no
Norma penalizzante retroattiva e non applicabile solo all’8% della platea. Spaccando tra l’altro i sanitari, perché gli infermieri avrebbero il taglio e i medici no, visto che appartenevano a due casse previdenziali diverse, all’epoca.
Ma Fazzolari insiste. E ieri ha lanciato l’altra idea: «Pensione intera ai medici che vanno in pensione di vecchiaia», dunque a 67 anni. Quindi un chirurgo che il prossimo anno fa 63 anni e ha contributi versati per 42 anni e 10 mesi dovrebbe lavorare altri 4 anni (la legge oggi lo manda in pensione subito) per non avere un taglio che, secondo i sindacati dei medici, può arrivare al 25% della sua pensione.