Risparmi, il Btp si fa largo nei portafogli degli italiani
di Vittoria PuleddaL’anno che sta finendo ha un vincitore incontrastato per il risparmio italiano: il Btp. Un concorrente formidabile nell’ambito del reddito fisso grazie ai generosi tassi e un antagonista importante anche per il risparmio gestito. Un fenomeno che non si vedeva da tempo e che ha messo sotto pressione banche, assicurazioni, fondi comuni: c’è chi ha perso meno e chi ha dovuto fronteggiare pesanti deflussi; tutti però hanno dovuto far i conti con il più agguerrito dei consulenti finanziari, il Mef.
Il Eppure, c’è anche il risvolto della medaglia: questa stessa sbornia da rendimento in parte ha causato dolori ai risparmiatori (se hanno venduto prima della scadenza spesso hanno contabilizzato perdite). E minacciose, all’orizzonte, si stagliano le nubi sul debito pubblico: una mole gigantesca di emissioni lorde, secondo le prime stime poco sotto i 380 miliardi di titoli a medio lungo termine, di cui 276 miliardi di titoli in scadenza e un centinaio di fabbisogno da finanziare. Quest’anno, c…
L’anno che sta finendo ha un vincitore incontrastato per il risparmio italiano: il Btp. Un concorrente formidabile nell’ambito del reddito fisso grazie ai generosi tassi e un antagonista importante anche per il risparmio gestito. Un fenomeno che non si vedeva da tempo e che ha messo sotto pressione banche, assicurazioni, fondi comuni: c’è chi ha perso meno e chi ha dovuto fronteggiare pesanti deflussi; tutti però hanno dovuto far i conti con il più agguerrito dei consulenti finanziari, il Mef.
Il Eppure, c’è anche il risvolto della medaglia: questa stessa sbornia da rendimento in parte ha causato dolori ai risparmiatori (se hanno venduto prima della scadenza spesso hanno contabilizzato perdite). E minacciose, all’orizzonte, si stagliano le nubi sul debito pubblico: una mole gigantesca di emissioni lorde, secondo le prime stime poco sotto i 380 miliardi di titoli a medio lungo termine, di cui 276 miliardi di titoli in scadenza e un centinaio di fabbisogno da finanziare. Quest’anno, che pur si avvia a chiudere con un bilancio pesante, le emissioni nette dovrebbero attestarsi intorno agli 80 miliardi. Però nel 2023 c’è stato solo il primo assaggio del pugno duro della Bce, che sta riducendo progressivamente i rinnovi dei bond in scadenza, nell’ambito dei suoi vari programmi di sostegno (soprattutto in periodo pandemico). Vale per tutti gli Stati dell’Unione, ma l’Italia è più fragile e quindi la medicina è più amara: per il ‘24 si stima una minor domanda di Btp da parte Bce per 40-45 miliardi .
I numeri del 2023
Intanto, qualche numero sul 2023: da inizio anno sono usciti dai depositi bancari 86 miliardi, assottigliando i forzieri della raccolta a costi irrisori (0,44% la remunerazione dei soli conti correnti) del 4,64% rispetto alla fine del 2022. Poca cosa rispetto ai numeri complessivi dei depositi – 1764 milardi di euro – ma un segnale importante per le banche: non succedeva dal 2011. Nelle statistiche dell’Associazione bancaria italiana il segno meno si è riaffacciato nel novembre scorso (non a caso, poco dopo l’avvio dei rialzi dei tassi da parte della Bce) e da allora non se ne è andato, anche se negli ultimi mesi il ritmo delle uscite sta rallentando. E va bene che i depositi non sono una forma di investimento, però rappresentano pur sempre la quota maggiore (insieme alle banconote) delle attività finanziarie delle famiglie. Ma tutto sommato ai prodotti finanziari – peggior cosa se gestiti – va persino peggio: gli ultimi dati disponibili di Assogestioni segnalano un saldo netto in rosso per 32,5 miliardi da inizio anno a fine settembre: ci sono stati anni peggiori, anche molto, ma in quei casi quasi sempre sul banco degli imputati c’erano i mercati azionari, che invece stavolta sono andati benino (quando non benissimo, come nel caso dell’Italia, +20% da inizio d’anno).
Le assicurazioni
E ancora, le assicurazioni ramo vita, quanto di più vicino ci sia a un prodotto finanziario a tutto tondo. Ebbene, nel primo semestre i flussi netti sul ramo vita sono stati negativi per 10,7 miliardi e nel solo ramo I i riscatti e le altre uscite sono aumentati dell’80% rispetto ai dodici mesi precedenti. Complessivamente, in sei mesi il ramo Vita ha registrato uscite per 58,4 miliardi (soprattutto riscatti e altri rimborsi) e gli ultimissimi dati, aggiornati a fine settembre, portano il saldo della raccolta netta vita in negativo per 15 miliardi. Certo, i prodotti vanno costruiti ma vanno anche venduti. E la forza di persuasione dei consulenti finanziari è nota: non a caso da inzio anno a fine settembre la raccolta netta dei dati Assoreti è positiva per oltre 32 miliardi. Ma attenzione, ben 31 sono andati al risparmio amministrato, con un marcato deflusso dalla liquidità e un deciso balzo dei titoli, +37,7 miliardi. Molti, moltissimi dei quali proprio titoli di Stato.
E già, i Btp e i suoi cugini destinati esclusivamente (o quasi) al retail hanno intercettato forti flussi di risparmi delle famiglie: solo i due Btp Valore e la quota retail del Btp Italia di marzo hanno assicurato allo Stato quasi 45 miliardi. Da gennaio a fine luglio, i privati hanno comperato titoli di Stato per 83 miliardi e rispetto a dodici mesi fa ne hanno in pancia 120 milardi in più, per un totale di 282 miliardi. Un grande successo per il Tesoro, che in un anno è riuscito a far salire la quota diretta di debito pubblico in mano alle famiglie dal 7 a quasi il 12%.
In realtà c’è stato un altro protagonista sul mercato dei titoli di Stato, l’estero (mentre banche e assicurazioni non hanno registrato grandi variazioni). Nel ‘22 l’estero era stato venditore netto per circa 70 miliardi, quest’anno da gennaio a luglio ne ha comprati per circa 36 (anche se secondo alcune estrapolazioni non ancora sancite nelle statistiche della Banca d’Italia in agosto ci sarebbero stati deflussi netti per una decina di miliardi).
I timori per il governo
Comunque, il cambio di passo rispetto al ‘22 è marcato e probabilmente suggerito, finora, dalla fine dei timori per un governo dichiaratamente anti europeista e, ancor di più, dal richiamo degli alti rendimenti. Semmai la domanda è cosa succederà l’anno prossimo. «Il quadro richiederà attenzione, visto che le emissioni dovrebbero essere importanti. Tuttavia, il rendimento offerto dai Btp dovrebbe supportare la domanda – spiega Luca Cazzulani, capo della ricerca strategica di UniCredit – Ritengo che la situazione sia gestibile, anche alla luce di due fattori: da un lato gli investitori esteri, pur in crescita quest’anno, stanno ancora sottopesando i titoli italiani nei portafogli obbligazionari, dall’altro c’è spazio di ulteriore crescita per il retail domestico. È vero che le famiglie hanno comperato molto i titoli di Stato quest’anno, ma il peso dei Btp in portafoglio è ancora abbastanza contenuto in prospettiva storica. Su entrambi i lati ci sono spazi per crescere e per assorbire le emissioni nette del 2024, che una prima stima ci porta a fissare a circa 100 miliardi».
Finora il rendimento del decennale è intorno al 4,5%; quello dei titoli a 5 anni è circa al 4%. Resta da capire il profilo di rischio dell’Italia nei prossimi mesi: a fine settimana arriverà il verdetto di Moody’s. Sarà un passaggio importante ma non l’ultimo: per il Tesoro i compiti da fare a casa sono ancora tanti.