BRUXELLES — «L’economia europea ha mostrato un’impressionante resilienza di fronte agli shock. Abbiamo avuto buona crescita nel 2022 e se guardiamo alla prospettiva per il prossimo anno potremmo avere ancora un livello di crescita. In ogni caso abbiamo evitato la recessione. Sappiamo però che la crescita sta perdendo lo slancio e presenterò le previsioni economiche della Commissione il prossimo mercoledì». Le parole del Commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, gettano un’ombra sulle prospettive dell’anno in corso e su quelle del prossimo. Perché preannunciano un ulteriore calo sulle aspettative del Pil. Un fattore che rischia di avere un impatto importante soprattutto sulla manovra economica italiana in discussione in Parlamento.
A settembre scorso, infatti, lo stesso esecutivo europeo aveva già contratto la crescita. L’eurozona era passata dal più 1,1 per cento allo 0,8 per cento nel 2023 e dall’1,6 per cento all’1,3 per il prossimo anno. Anche l’Italia aveva subito un …
BRUXELLES — «L’economia europea ha mostrato un’impressionante resilienza di fronte agli shock. Abbiamo avuto buona crescita nel 2022 e se guardiamo alla prospettiva per il prossimo anno potremmo avere ancora un livello di crescita. In ogni caso abbiamo evitato la recessione. Sappiamo però che la crescita sta perdendo lo slancio e presenterò le previsioni economiche della Commissione il prossimo mercoledì». Le parole del Commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, gettano un’ombra sulle prospettive dell’anno in corso e su quelle del prossimo. Perché preannunciano un ulteriore calo sulle aspettative del Pil. Un fattore che rischia di avere un impatto importante soprattutto sulla manovra economica italiana in discussione in Parlamento.
A settembre scorso, infatti, lo stesso esecutivo europeo aveva già contratto la crescita. L’eurozona era passata dal più 1,1 per cento allo 0,8 per cento nel 2023 e dall’1,6 per cento all’1,3 per il prossimo anno. Anche l’Italia aveva subito un taglio nelle stime: più 0,9 per cento nel 2023 e 1,1 nel 2024. Questi dati andranno ulteriormente corretti. In maniera non decisa per quest’anno e in modo più consistente nel 2024 al di sotto dell’1. Del resto, nelle stesse previsioni era stato sottolineato che «in Italia, la crescita nel secondo trimestre ha sorpreso al ribasso con una contrazione dello 0,4%, trainata dal calo della domanda interna».
Un segnale che le cose si stavano mettendo male. Non è un caso che la scorsa settimana l’ex presidente del consiglio, Mario Draghi, avesse preconizzato entro la fine dell’anno una nuova recessione. «Le prospettive di crescita per l’area euro — ha avvertito ieri anche il vice presidente della Bce, Luis De Guindos — si sono ulteriormente deteriorate, poiché lo slancio della crescita globale rallenta e le condizioni finanziarie più restrittive gravano sempre più sugli investimenti e sulla spesa dei consumatori». Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale, poi, l’eurozona quest’anno chiuderà con una crescita dello 0,7%, che nel 2024 salirà all’1,2%.
Il tutto rischia di mettere a repentaglio il quadro macroeconomico della Legge di bilancio del governo Meloni. In primo luogo perché nella Nadef (la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza) si indicavano dati di crescita nel 2023 dello 0,8 e dell’1 per cento nel 2024. Stime che a questo punto rischiano di essere irrealistiche in particolare per il prossimo anno. Il castello costruito da Palazzo Chigi, quindi, è destinato a traballare una volta tolto il “mattone” della crescita oltre l’1 per cento.
Se le previsioni verranno confermate, inevitabilmente salirà il deficit e il rapporto debito-pil, ossia i due principali dati su cui si fondano i parametri economici europei, la riforma del patto di Stabilità e la possibilità che il nostro Paese venga sanzionato. Senza considerare, inoltre, che la spesa per interessi sui titoli di Stato — come conferma sempre l’ultima Nadef — è destinata ad aumentare.
Il monito lanciato ieri a questo proposito sempre da De Guindos sembra diretto proprio all’Italia: «Gli spread sui mercati dei titoli di Stato sono rimasti contenuti poiché molti governi sono riusciti a garantire finanziamenti a basso costo con scadenze più lunghe durante il periodo di bassi tassi di interesse. Tuttavia, costi di finanziamento più elevati e politiche fiscali meno prudenti potrebbero riaccendere le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito sovrano, in particolare nei paesi in cui i livelli di debito sono già elevati». Un modo per dire: attenti, contenete deficit e debito altrimenti la speculazione si concentrerà su di voi. E a quel punto la situazione diventerebbe ancora peggiore.
Nelle previsioni della Commissione c’è però almeno una buona notizia: l’inflazione. Destinata a calare ulteriormente. Nelle ultime previsioni era attesa nel 2023 al 5,6% nell’eurozona (da 5,8%) e al 2,9% nel 2024 (da 2,8%). In Italia al 5,9% e al 2,9% quest’anno e il prossimo. I primi indicatori segnalano fortunatamente un’altra limatura.