Economia

Rai, alcuni canali tv nel nuovo digitale terrestre. “Ma 19 milioni di persone non li vedranno”

IL CAVALLO DI VIALE MAZZINI, SEDE DELLA RAI

IL CAVALLO DI VIALE MAZZINI, SEDE DELLA RAI

 

Dal 10 gennaio 2024, la televisione di Stato dovrà trasmettere su un intero pacchetto di frequenze (su un suo multiplex) in tecnologia Dvb-T2. Sarà l’unico editore nel Paese. Il Censis avverte: oltre 8 milioni di famiglie non hanno neanche un televisore per riceverlo. Intanto il segnale tradizionale va a singhiozzo in alcune regioni

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ROMA – La Rai si prepara a trasmettere alcuni canali televisivi nello standard tecnologico più efficiente e avanzato: è il digitale terrestre di seconda generazione. Sigla di riconoscimento, Dvb-T2.

Eppure 19 milioni di persone non potranno vedere questi canali tv. L’allarme arriva dal Rapporto “La nuova Italia televisiva” che Auditel e Censis presentano nelle ultime ore. Rapporto che quantifica per la prima volta la platea di spettatori esclusa dal Dvb-T2.

Si legge nel Rapporto: “Otto milioni e 400 mila famiglie, dove vivono 19 milioni di persone, al momento attuale non hanno in casa neppure un televisore compatibile con il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione”. Famiglie che è facile immaginare a basso o bassissimo reddito.

I loro apparecchi tv – molto vecchi – finora hanno continuato a funzionare bene, spesso grazie a decoder esterni che hanno permesso di vedere il vecchio digitale terrestre in tutte le sue evoluzioni. Ma che ora non reggeranno l’urto dell’ultimo salto verso il digitale terrestre di seconda generazione (il Dvb-T2).

IL RAPPORTO AUDITEL-CENSIS

IL RAPPORTO AUDITEL-CENSIS

 

Il Contratto di servizio

La Rai arriva a questa situazione per una scelta del governo. L’esecutivo di centrodestra ha scritto il nuovo Contratto di servizio che regolerà i rapporti tra la Rai e lo Stato per 5 anni, dal 2023 al 2028. Contratto che – il 3 ottobre 2023 – ha già ricevuto il via libera della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla tv di Stato, chiamata a un parere.

Il nuovo Contratto di servizio – all’articolo 15, comma 3 – impone a Viale Mazzini di trasmettere nel digitale terrestre di seconda generazione (il Dvb-T2) attraverso uno dei suoi tre multiplex nazionali di frequenze. Questo, dal 10 gennaio 2024.

E la Rai si prepara a farlo, anche se è da tempo consapevole che non potrà raggiungere alcuni milioni di famiglie: addirittura 8,4 milioni (secondo le stime di Auditel-Censis di queste ore).

L'ARTICOLO 15 DEL CONTRATTO DI SERVIZIO

L'ARTICOLO 15 DEL CONTRATTO DI SERVIZIO

 

Scuola o Storia

Da settimane, la televisione pubblica si chiede quali dei suoi canali irradiare nel digitale terrestre di seconda generazione. Potrebbe “sacrificare” alcuni canali di nicchia che non hanno grandi ascolti, come Rai Storia o Rai Scuola.

Ma una simile scelta può scatenare delle polemiche perché questi canali rappresentano comunque delle bandiere del servizio pubblico, per l’alta qualità dei loro contenuti.

La seconda ipotesi è proporre semplicemente delle repliche di proprie trasmissioni. La terza ipotesi è, invece, rilanciare. Viale Mazzini potrebbe offrire, nel digitale terrestre di seconda generazione, uno o più canali del tutto nuovi, nella speranza che qualche famiglia italiana compri un televisore avanzato, pur di vederli.

UN DOCUMENTARIO DI RAI STORIA

UN DOCUMENTARIO DI RAI STORIA

 

Problemi a Venezia

In questo scenario, la Rai ha un problema in più. L’estate scorsa, migliaia di famiglie hanno avuto serie difficoltà a ricevere il segnale della tv di Stato. In questo caso, parliamo del segnale complessivo della televisione pubblica, quello che trasporta anche le sue reti nobili (a partire da RaiUno, RaiDue e RaiTre).

A luglio, il Gazzettino.it ha lanciato l’allarme perché il segnale di Mamma Rai non arrivava in alcune zone del Veneto. Ad esempio “a Venezia, ma anche a Jesolo, San Donà e nel Trevigiano”. E il quotidiano La Nuova Venezia, ancora a settembre, rilanciava l’allarme perché la situazione è tutt’altro che risolta.

Disagi quest’estate anche in Puglia dove i ripetitori Rai della regione subivano l’interferenza dei ripetitori Rai delle Marche o del Veneto. Una specie di “fuoco amico”.

La stima di Viale Mazzini è allarmante. I disagi hanno investito tante famiglie, fino a 400 mila persone nei mesi più caldi del 2023, con epicentro della crisi soprattutto in tre regioni: in Veneto e Puglia, come detto, ma anche in Emilia Romagna.

La soluzione

Per risolvere questo pasticcio, la soluzione è a portata di mano. La televisione pubblica dovrebbe proporre l’intera sua offerte, cioè tutti i suoi canali, proprio nel digitale terrestre di seconda generazione (il Dvb-T2), tecnologia molto più efficiente. Le reti di ripetitori sono tutte già pronte a farlo.

Ma questa svolta è ancora molto lontana. Nè Rai e neanche gli editori televisivi privati possono passare al Dvb-T2 fin quando 8 milioni 400 mila famiglie sono prive di apparecchi tv per riceverlo, come denuncia adesso il Rapporto Auditel-Censis.

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