L’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati: “Questa destra mette in discussione i diritti: non si può arretrare”
di Concetto VecchioROMA — Sergio Cofferati, ex leader della Cgil, lo scontro governo-sindacato ci rivela qualcosa di nuovo?
«In parte sì. Vi colgo il tentativo di mettere in discussione il diritto di sciopero».
È quello l’obiettivo di Salvini?
«Magari non esplicitato, ma c’è. Si coglie un fastidio del tutto evidente».
Cosa dà fastidio?
«La capacità, del sindacato, di radunare consenso attorno alle proprie opinioni. E di disporre, nel caso, di uno strumento forte come lo sciopero, che è l’esplicitazione della democrazia nel mondo del lavoro. Due diritti vengono negati subito nei regimi totalitari: quello ad avere un’opinione e la possibilità dell’astensione dal lavoro».
Quindi ha ragione Landini a parlare di un attacco alla Costituzione?
«Sì, a un pezzo di Costituzione. Se Giorgia Meloni ha sentito il bisogno di ribadire che il diritto allo sciopero non sarà toccato vuole dire che qualcuno nel governo aveva ventilato il contrario».
ROMA — Sergio Cofferati, ex leader della Cgil, lo scontro governo-sindacato ci rivela qualcosa di nuovo?
«In parte sì. Vi colgo il tentativo di mettere in discussione il diritto di sciopero».
È quello l’obiettivo di Salvini?
«Magari non esplicitato, ma c’è. Si coglie un fastidio del tutto evidente».
Cosa dà fastidio?
«La capacità, del sindacato, di radunare consenso attorno alle proprie opinioni. E di disporre, nel caso, di uno strumento forte come lo sciopero, che è l’esplicitazione della democrazia nel mondo del lavoro. Due diritti vengono negati subito nei regimi totalitari: quello ad avere un’opinione e la possibilità dell’astensione dal lavoro».
Quindi ha ragione Landini a parlare di un attacco alla Costituzione?
«Sì, a un pezzo di Costituzione. Se Giorgia Meloni ha sentito il bisogno di ribadire che il diritto allo sciopero non sarà toccato vuole dire che qualcuno nel governo aveva ventilato il contrario».
È un rischio che davvero aleggia?
«È aleggiato. Noto una disinvoltura nella comunicazione che è inquietante. Si può non essere d’accordo sul merito dello sciopero, ma non mettere in discussione il diritto».
Cosa la colpisce?
«Nessuno ha fatto notare che lo sciopero non è una vacanza, non è il prolungamento del week end, ma un sacrificio per chi lo pratica. Lavoratori, di reddito spesso basso, che rinunciano a un giorno di salario».
Perché si sciopera sempre di venerdì?
«Ma chi lo dice pensa davvero che quei lavoratori andranno fuori per il weekend? Un po’ di rispetto».
È cambiato qualcosa rispetto ai governi di centrodestra?
«Nel 1994 Berlusconi fece un decreto sulle pensioni che peggiorava sensibilmente la legislazione previdenziale. Scioperammo. Berlusconi andò avanti. Annunciamo allora un secondo sciopero, per il 2 dicembre, e due notti prima il governo ritirò la riforma. Ma dopo quindici giorni il Cavaliere cadde».
La Lega tolse la fiducia.
«Perché i suoi elettori videro quella novità come una minaccia».
Altri esempi?
«Con Ciampi, nel ’93, facemmo la concertazione, ma poi scioperammo sul fisco. La verità è che il sindacato ha sempre manifestato per contestare il merito delle proposte, mai per ragioni politiche».
Questo sciopero contro la manovra è giusto?
«Sì che lo è. Vede, l’astensione deve avere un fondamento. Il lavoratore deve dirsi: la protesta vale un mio sacrificio».
La condizione per il sindacato oggi è peggiorata?
«Con Berlusconi, e poi con Lamberto Dini, con cui fu varata la riforma delle pensioni, si discusse sempre nel merito. E il vice del cavaliere era Giuseppe Tatarella, uno dei dirigenti di Alleanza nazionale. Ora colgo un atteggiamento sbagliato, che si traduce in un’indisponibilità, in un arretramento sul piano delle relazioni sindacali».
Come lo tradurrebbe?
«Vogliono fare da soli!».
Questo era uno sciopero generale?
«Sì, anche se fatto con modalità della durata di una settimana, resta uno sciopero generale. Nella sua valutazione il Garante non coglie il vero».
Cosa ne pensa?
«Ritengo che un organismo che svolge funzioni così delicate non dovrebbe venir indicato da Camera e Senato, ovvero dalla maggioranza di governo».
Come se la sta cavando Landini?
«Bene. Fa il suo lavoro in un momento molto difficile, insieme alla Uil. C’è una condizione economica che sta regredendo, checché se ne dica».
La Cisl si astiene.
«Ma farà delle manifestazioni. Se le cose non cambieranno in meglio i suoi iscritti gliene chiederanno conto».