Economia

Elisa Parodi e la vittoria dei phon made in Italy: “Così abbiamo sconfitto gli imitatori cinesi”

Elisa Parodi e la vittoria dei phon made in Italy: “Così abbiamo sconfitto gli imitatori cinesi”

Classe 1986 è ceo di Parlux, l’azienda fondata dal padre che si è imposta grazie alla sostituzione del metallo con la plastica negli asciugacapelli e che oggi ha il 60 per cento del mercato dei prodotti professionali. Lo scorso anno ha vinto una battaglia legale contro una società di Pechino che replicava integralmente i loro prodotti

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MILANO – La bandiera del made in Italy prima di tutto, l’orgoglio di un prodotto italiano al 100 per cento venduto in più di 65 paesi del mondo. Elisa Parodi tiene alto il vessillo dell’azienda Parlux a Trezzano sul Naviglio, sede unica, marchio di un phon professionale che ha sbancato il botteghino. L’idea di suo padre Paolo Parodi, ex manager di un’altra impresa del settore, nel 1977 è stata quella di sostituire il metallo con la plastica, materiale leggero e durevole. In quarant’anni ha fatto tanta strada. “Usiamo plastiche riciclabili, il tema importante per noi è la sostenibilità, investiamo in ricerca e tecnologia e lavoriamo sulla struttura dell’azienda per il risparmio energetico con led e pannelli solari. In progetto c’è il rinnovo di tutti vecchi macchinari con altri più performanti”.

Elisa Parodi, al comando dell’azienda dal 2022, racconta della soddisfazione avuta in Cina quando, dopo un’aspra battaglia legale, ha ottenuto di far distruggere gli stampi usati da un’azienda locale per copiare perfettamente il suo prodotto, repliche fedelissime nell’estetica e nel marchio. “Nonostante fosse tutto complicato e i tempi della procedura legale lunghi, abbiamo portato a casa risultati positivi. Questa è stata l’azione principe che ha demoralizzato tutti gli altri imitatori a continuare. Hanno iniziato 15 anni fa a copiare in tutto e per tutto uguale. Tutti i nostri prodotti sono protetti da brevetti e con azioni legali importanti siamo riusciti a combattere le falsificazioni”. L’ufficio anticontraffazione della Parlux è sempre aperto perché il rischio del tarocco continua. “Hanno iniziato a farli simili, ma identici non se ne trovano più, perlomeno non più confondibili con i nostri”.


Classe 1986, nata a Milano, diplomata al liceo classico, Elisa Parodi, che dall’anno scorso ha in mano la direzione generale dell’azienda, decide di intraprendere un percorso di laurea in Scienze della mediazione linguistica presso le Scuole Civiche nel capoluogo lombardo per poi conseguire un master alla Business school del Sole 24ore in Business administration.

“Lavoro in Parlux fin da ragazzina, l’ho sempre avuta nelle vene. Venivo qui d’estate appena finiva la scuola, nel reparto assistenza dove ho conosciuto a fondo i prodotti. Proiettata com’ero sul futuro, e poiché abbiamo mercati in tutto il mondo, ho pensato che le lingue fossero importanti. Inglese, spagnolo, ho provato anche a studiare il cinese per un anno, poi però ho lasciato perdere. Parlo anche il portoghese perché mio padre, figlio di un italiano arrivato lì per lavorare e di una portoghese, è nato a Lisbona e vi ha vissuto fino a 18 anni. Mia madre Jacinta invece è scozzese di Coatbridge, a venti minuti da Glasgow. Da giovane faceva la cantante country folk, e durante una tournée con la sua band è capitata a Milano dove ha incontrato papà. Si sono innamorati e hanno deciso di stabilirsi a vivere lì. Ho due sorelle più grandi, e nessuna lavora con noi”.

Parlux ha introdotto sul mercato i phon in plastica, leggeri, potenti e duraturi. Nell’ambito professionale è stato il primo. “Ha fatto la storia. Abbiamo sempre prodotto tutto in Italia, il made in Italy è uno dei pilastri dell’azienda. Con noi ci sono 31 dipendenti e una rete di collaboratori esterni di 70 persone, diversi siti di assemblaggio per una produzione di 500 mila phon all’anno. Nel 2022 abbiamo avuto ricavi per 26 milioni di euro. Siamo presenti in tutti i continenti, in misura maggiore nell’Unione europea, negli Usa e in Australia. Ci avvaliamo degli stessi distributori da decine di anni. Ora stiamo cercando di sviluppare altri mercati in Sud America: Brasile, Argentina, Perù. Siamo abbastanza stabili, mercato consolidato ma certamente stiamo anche pagando le conseguenze della pandemia. Abbiamo clienti sia in Russia che in Ucraina, siamo sempre stati attenti alle normative e al sistema delle sanzioni per capire se si potessero continuare i rapporti commerciali che poi siamo riusciti a mantenere”.

In Italia Parlux è leader assoluta, con il 60 per cento del mercato degli asciugacapelli professionali. Un settore di nicchia nella categoria Metalmeccanici della Piccola industria. Il suo principale cliente è il parrucchiere. Ha vari brevetti su determinati accessori. “Ricerca e sviluppo del prodotto sono l’elemento fondamentale per continuare a crescere, il mercato vuole sempre novità. Investiamo su questo il 10 per cento del fatturato ogni anno. Vogliamo migliorare e creare articoli che soddisfino le aspettative. Il nostro mondo si sta spostando verso il digitale con tecnologie che vanno in quella direzione. In laboratorio facciamo studi di fluidodinamica, selezione di materiali più resistenti e performanti. La grande durata dei nostri apparecchi è sinonimo della qualità raggiunta a livello di componenti. Cerchiamo di sviluppare prodotti sempre più ergonomici che aiutano il parrucchiere a migliorare la sua prestazione e studiamo come renderli più silenziosi. Il phon fa buona parte del lavoro, lo ionizzatore per esempio è un dispositivo che rende il capello più morbido e lucente, lo mantiene in salute in una perfetta combinazione di calore e flusso dell’aria. Poi la mano del professionista è fondamentale”.

Dopo un’esperienza a Londra in una realtà produttiva simile a quella di famiglia, nel 2012 l’imprenditrice è entrata nell’organico della Parlux dove è iniziata la vera gavetta: dalla digitalizzazione delle schede assistenza, passando dal magazzino, agli ordini di ricambi, conoscenza dei componenti; poi in amministrazione e in affiancamento di tutti i reparti, per approdare alla produzione, partendo dalla programmazione e arrivando a essere responsabile dell’intero reparto. Non basta. “Ho iniziato a occuparmi dell’aspetto commerciale, con tanti viaggi: Stati Uniti, Sud America, Giappone, Messico, sono andata in tutti i paesi dove abbiamo distributori importanti e in quelli dove vogliamo crescere. Nel mondo arabo siamo già da diversi anni”.

Il passaggio generazionale al vertice della Parlux era nei fatti. “Abbiamo lavorato sempre fianco a fianco io e mio padre, l’obiettivo finale era che io prendessi le redini dell’azienda, ciò è avvenuto, lui è il presidente e nel suo ruolo tutti i giorni è qui nel suo ufficio”. Onori e oneri per l’imprenditrice. “L’impresa italiana non sta vivendo un momento idilliaco, anzi è molto altalenante, quindi difficile fare previsioni anche se ci sono aspettative di un miglioramento”.
L’azienda è impegnata anche nel sociale. “Ho sempre avuto l’esempio dei miei genitori a livello privato. Da anni quindi seguo e sostengo progetti benefici, quelli che hanno per oggetto i bambini e l’educazione, che è alla base della vita delle persone. Da quest’anno ho deciso di supportare anche il tema della violenza sulle donne, con Cadmi, Casa di accoglienza per donne maltrattate, un’associazione laica di Milano, che dà un aiuto concreto, sta a fianco delle donne in tutte le situazioni di violenze e abusi sia fisici che psicologici” .
Elisa Parodi ha studiato pianoforte e chitarra, “adesso per mancanza di tempo suono meno, ma amo moltissimo la musica”. Sul suo comodino prima di dormire ci sono romanzi romantici e thriller. “Sono amante di Nicholas Sparks. E di recente ho letto ‘Sette sorelle’, una saga familiare di Lucinda Riley”.

Quanto la famiglia sia importante lo dice il fatto che l’imprenditrice ogni natale si mette in viaggio con i genitori e va in Portogallo per trascorrere le feste a Oporto con nonna, zii e cugini. “Il tempo per muoversi non è mai tanto, ma riesco a ritagliarmi anche spazi per dei week end in Europa. Le vacanze molto banalmente sono al mare una settimana d’estate e altrettanto in montagna d’inverno. Resto in Italia. La Sardegna è meravigliosa, ci sono andata più volte, bella la Toscana che frequento spesso. Per sciare, grazie ai miei genitori, ho girato moltissimi posti, le Dolomiti e la Valle d’Aosta. Le amicizie ci sono grazie anche allo sport di squadra”.

Elisa Parodi non è sposata e per ora non ne ha l’intenzione, però è ‘mamma’ di due cagnoline trovatelle che ha deciso di adottare: Coco e Honey. Pratica sport fin da piccola. “Tantissimi: equitazione, pallavolo, sci, sci d’acqua”. Poi c’è il tennis in famiglia d’estate. La sua grande passione però è il calcio, che gioca da quando aveva 19 anni. Tanto bene che le è stato offerto addirittura di militare in una squadra di serie A. Quale? “Il grandissimo Milan, unica squadra sulla faccia della terra. Ero tentata ma ho deciso di mettere al primo posto il lavoro. All’epoca il calcio femminile non era seguito e valorizzato come oggi”. Gioca in tornei dilettantistici in una formazione che si chiama ‘Nord Ovest’. Il ruolo in campo è stato per dodici anni quello del portiere ma per un infortunio alla spalla ora è difensore.

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