Il clima impazzito presenta il conto Italia terza nell’Ue per eventi estremi
di Rafafele LorussoGli ecosistemi ambientali non sono le uniche vittime dei cambiamenti climatici. Il susseguirsi di eventi meteorologici estremi produce danni rilevanti anche sul piano economico e sociale. Dal 1980 ad oggi, le perdite economiche a livello mondiale provocate dall’emergenza clima ammontano a circa 650 miliardi di euro, di cui 52,3 miliardi soltanto nel 2022.
Il rapporto
I dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) sono stati raccolti ed elaborati nel rapporto “Tra siccità e alluvioni: il clima ci presenta il conto”, messo a punto dal centro studi Divulga. Si tratta di un’analisi realizzata dal professor Felice Adinolfi, direttore del centro studi e ordinario di Economia ed estimo rurale nell’Università di Bologna, e da Riccardo Fargione e Giuseppe Pachino, che sarà fra i temi al centro del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato da Coldiretti il 23 e 24 novembre prossimi, a Roma.…
Gli ecosistemi ambientali non sono le uniche vittime dei cambiamenti climatici. Il susseguirsi di eventi meteorologici estremi produce danni rilevanti anche sul piano economico e sociale. Dal 1980 ad oggi, le perdite economiche a livello mondiale provocate dall’emergenza clima ammontano a circa 650 miliardi di euro, di cui 52,3 miliardi soltanto nel 2022.
Il rapporto
I dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) sono stati raccolti ed elaborati nel rapporto “Tra siccità e alluvioni: il clima ci presenta il conto”, messo a punto dal centro studi Divulga. Si tratta di un’analisi realizzata dal professor Felice Adinolfi, direttore del centro studi e ordinario di Economia ed estimo rurale nell’Università di Bologna, e da Riccardo Fargione e Giuseppe Pachino, che sarà fra i temi al centro del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato da Coldiretti il 23 e 24 novembre prossimi, a Roma. Lo studio evidenzia che, oltre alla popolazione mondiale - dove più di 700 milioni di persone, secondo la Fao, nel 2022 hanno sofferto la fame - a risentire degli effetti del clima impazzito sono i settori produttivi particolarmente legati alle risorse naturali.
I danni agricoli
La maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, infatti, riduce la produttività agricola per l’intensificarsi dei fenomeni di desertificazione e degrado del suolo. Anche la produttività ittica è minacciata dal continuo riscaldamento e dall’acidificazione degli oceani e dei mari. Di conseguenza, cresce l’esposizione della popolazione mondiale all’insicurezza alimentare.
I record 2022
Il 2022, come riportato dall’Omm, è stato il più caldo di sempre in termini di temperatura superficiale annuale per numerosi Paesi europei, fra cui Italia, Francia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Belgio Lussemburgo, Germania e Svizzera. Le anomalie climatiche si sono confermate anche quest’anno, con il mese di luglio che, secondo i dati del Copernicus climate change service, è stato il più caldo mai registrato. «L’era del riscaldamento globale è finita, è arrivata l’era dell’ebollizione globale»: l’allarme del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, evidenzia la necessità di promuovere azioni a tutti i livelli per fermare il declino del pianeta. I Paesi europei hanno già subito perdite economiche rilevanti. Elaborando i dati dell’Agenzia europea dell’Ambiente, il rapporto segnala che nell’area comunitaria, dal 1980 ad oggi, a subire le maggiori perdite per via dei cambiamenti climatici sono state Germania (177 miliardi di euro), Francia (120 miliardi), Italia (111 miliardi) e Spagna (83 miliardi).
Gli eventi estremi in Italia
La situazione dell’Italia è preoccupante. Secondo la Banca dati europea sui fenomeni meteorologici locali violenti, il nostro Paese è al terzo posto per eventi estremi: dall’inizio dell’estate alla fine di ottobre 2023 se ne sono registrati più di 20 al giorno. Un altro allarme da non sottovalutare riguarda la siccità. Stando ai dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nel 2022 la temperatura media in Italia ha fatto registrare un innalzamento di 1,12 gradi rispetto al periodo 1990-2020, mentre le precipitazioni hanno subìto una riduzione del 21 per cento. Le previsioni per i prossimi anni in base all’indice di lungo periodo elaborato dall’osservatorio siccità del Cnr non promettono nulla di buono. Le conseguenze potrebbero essere pesanti soprattutto perché – rileva il rapporto – la capacità di accumulo dell’acqua piovana è ancora troppo limitata. Il ritardo infrastrutturale dell’Italia rispetto agli altri Paesi dell’Ue è notevole. Analizzando la capacità di invaso rispetto alla superficie nazionale, l’Italia con soli 33 metri cubi per chilometro quadrato si colloca nella parte bassa della classifica. Stanno molto meglio i Paesi Bassi (222 metri cubi per chilometro quadrato), il Portogallo (126), la Spagna (106) e la Grecia (93). Bene anche Svezia (68 metri cubi per chilometro quadrato), Bulgaria (59), Finlandia (55), Romania (46), Repubblica Ceca (40) e Slovacchia (35). Un’altra criticità è rappresentata dalle perdite idriche lungo le reti di distribuzione. L’Italia è agli ultimi posti nell’Ue. Stanno peggio soltanto Grecia, Lettonia, Croazia, Irlanda, Romania e Bulgaria.
Il settore agricolo
A risentire maggiormente di questa situazione è il settore agricolo. In Italia l’acqua riveste un ruolo centrale nel sistema agroalimentare, con circa il 41 per cento del valore aggiunto prodotto dal settore che deriva da coltivazioni irrigue. La percentuale delle superfici agricole irrigate è cresciuta del 7 per cento fra il 2010 e il 2020 proprio a causa dell’acuirsi delle avversità climatiche. Attualmente il nostro Paese è al terzo posto in Europa preceduto soltanto da Paesi Bassi (47,8 per cento) e Grecia (43,1 per cento). A causa del riscaldamento le aree destinate all’agricoltura e all’allevamento diventeranno sempre più inadatte dal punto di vista climatico. La Fao stima che entro il 2050 nel mondo scomparirà il 10 per cento di terreni agricoli e pascoli e che entro la fine del secolo la percentuale salirà al 30 per cento. Sempre la Fao avverte che in scenari globali ad alte emissioni le perdite nelle rese saranno fra il 20 e il 45 per cento per il mais, fino al 50 per cento per il grano, fra il 20 e il 30 per cento per il riso e fra il 30 e il 60 per cento per la soia. Un allarme che dovrebbe spingere le organizzazioni internazionali e i singoli Paesi a correre ai ripari.