Le cinque compagnie che si sono divise l’onere di salvare le polizze di Eurovita, ora transitate nella nuova compagnia CronosVita, sperano che non ci sia la temuta ondata di riscatti. L’Ivass, l’organo di vigilanza, è rassicurante: per il momento non c’è nessuna corsa a estinguere i contratti anticipatamente. Merito della creazione di Cronos da parte dei cinque big del settore – Intesa Vita, Poste Vita, Generali, Allianz e Unipol – che ha eliminato il rischio che Eurovita fallisse, il che avrebbe provocato perdite anche per i clienti. Nel settore assicurativo, infatti, non esiste un meccanismo di protezione come il Fondo di garanzia per le banche, che consente ai clienti il recupero fino a 100 mila euro in caso di fallimento. Ora la parola è agli assicurati, e non è detto che, seppure i primi segnali sono incoraggianti, lo siano anche quelli successivi.
La grande paura che l’impresa potesse fallire era scattata tra fine 2022 e inizio 2023, quando i riscatti devono essere stati rilevanti, se nel febbraio scorso l’Ivass ha messo in amministrazione straordinaria Eurovita, nominando un amministratore nella persona di Alessandro Santoliquido, e bloccando le estinzioni anticipate. Quanti siano stati questi riscatti su un totale di 16 miliardi di valore non si sa: l’Ivass, infatti, precisa che essendo un’attività di vigilanza non può rendere noti i numeri. Il blocco dei riscatti, successivamente reiterato fino al 31 ottobre scorso - ha poi ulteriormente allarmato i clienti. Si può star certi che per molti di loro la possibilità di riscattare nuovamente in anticipo le polizze sia stata vista come una liberazione.
Il dilemma riscatto
Ora, però i clienti di Cronos sono di fronte al dilemma: davvero vale la pena di riscattare queste polizze? O non conviene forse, ora che è passata la paura, tenersele fino alla scadenza? La risposta, secondo gli esperti, non è univoca per tutti gli assicurati. Ognuno ha infatti una situazione diversa, da valutare alla luce di quello che c’è effettivamente scritto in ogni singolo contratto ma anche in relazione ai piani d’investimento di ciascun cliente.
Intanto una cosa è certa, e vale per tutti. Cronos è controllata dai cinque big delle assicurazioni in Italia, e dunque non c ‘è più quello che tecnicamente viene definito “rischio di controparte”, nessun fallimento è ragionevolmente possibile con questa struttura azionaria. Il che dovrebbe dar tempo a ciascun cliente di valutare il proprio caso con calma. Gli assicurati di Cronos sono adesso esattamente come i clienti di ogni solida compagnia presente sul mercato.
L’onda anomala di riscatti
A livello generale, però, proprio quest’anno c’è stata un’onda anomala di riscatti quale raramente si era vista, tanto che la raccolta netta delle polizze vita è stata negativa fino ad oggi – come ha ricordato il presidente dell’Ania Maria Bianca Farina - per circa 15 miliardi. Il che significa che molti italiani, di fronte ai tassi d’interesse alti che offrono adesso i Btp, ben oltre il 4%, hanno deciso di vendere polizze vita che danno un rendimento basso, 1, 2 o 3% nel migliore dei casi per le polizze più vecchie. Ma la scelta se riscattare una polizza o meno dipende da molti fattori. «A parità di rischio di controparte, la prima cosa da vedere è, nel caso di polizze rivalutabili di Ramo I (che valevano 10 miliardi in Eurovita, ndr) qual è questo minimo garantito», spiega Giuseppe Corvino, docente di Economia degli intermediari finanziari alla Bocconi. «Se è relativamente alto, meglio tenersi la polizza, il cui valore non è volatile come quello dei titoli obbligazionari di pari scadenza».
Eventuali penalizzazioni
C’è poi da vedere, in ogni singolo caso, se il contratto prevede penalizzazioni in uscita. In generale le polizze di Eurovita avevano poche o nessuna penalizzazione; ma non è detto, perché la compagnia era cresciuta con diverse acquisizioni e quindi c’erano all’interno contratti diversi. La mancanza di penalità all’uscita sembra comunque essere un tratto caratteristico dell’Italia, più che di altri Paesi europei, come dimostra uno studio dell’Eiopa di qualche anno fa. E questo è un danno per le compagnie, che approntano programmi di investimento a lungo termine che possono essere mandati all’aria da riscatti anticipati. «Ma può essere un danno anche per i clienti con orizzonti di investimento di lungo termine, che potrebbero non beneficiare dei premi di illiquidità che una strategia di investimento “paziente” potrebbe offrire», osserva Corvino.
Per quanto riguarda le polizze di Ramo III, essendo composte da fondi d’investimento, l’unico elemento da valutare è se vale la pena riscattarle nel caso si sia in perdita, essendo il loro rendimento collegato all’andamento dei mercati finanziari.
Un altro fattore che rende più complicata la scelta è il caso in cui un cliente abbia polizze “miste”, cioè con un po’ Ramo I e un po’ Ramo III (l’Ivass non dà questo spaccato per Eurovita). Infine, le polizze Eurovita erano quasi tutte a premio unico, il che significa che incorporano “commissioni di caricamento” (di entrata) già pagate per i 10-15-20 anni di durata. Riscattando dopo 3-4 anni, l’incidenza sul rendimento totale è superiore.