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Monte dei Paschi, il Tesoro vende il 25% sul mercato: “L’Italia privatizza, messaggio a Bruxelles”

(ansa)
Dall’operazione il Mef dovrebbe incassare 920 milioni, di cui 225 di plusvalenza, e scendere al 39,2% del capitale della banca, favorendo l’aggregazione che entro un paio d’anni crei il “terzo polo nazionale”
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MILANO – Il Tesoro colloca sul mercato un 25% di Mps: e lo vende tutto in poche ore a quasi un centinaio di fondi, tra italiani ed esteri, istituzionali e speculativi, con 920 milioni di incasso. Un antipasto delle privatizzazioni da 22 miliardi annunciate.

Tutti a comprarsi azioni della banca più antica del mondo, ma la più travagliata da 15 anni: con una «procedura accelerata di raccolta ordini», riservata dal Tesoro a «investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri». Il prezzo, reso noto a tarda sera, è di 2,92 euro ad azione, a sconto del 4,9% sulla chiusura di Borsa (3,07 euro dopo un rialzo dello 0,72%), e superiore «di quasi il 50% rispetto ai 2 euro dell’aumento di capitale» di un anno fa. Rispetto ai 5,5 miliardi sifonati nel 2017 dal governo per salvare Mps la minusvalenza resta tuttavia rilevante, dato che fonti politiche indicano un prezzo medio di circa 6 euro per la quota del Tesoro, scesa da ieri al 39,23% del capitale. Il consorzio delle tre banch…

MILANO – Il Tesoro colloca sul mercato un 25% di Mps: e lo vende tutto in poche ore a quasi un centinaio di fondi, tra italiani ed esteri, istituzionali e speculativi, con 920 milioni di incasso. Un antipasto delle privatizzazioni da 22 miliardi annunciate.

Tutti a comprarsi azioni della banca più antica del mondo, ma la più travagliata da 15 anni: con una «procedura accelerata di raccolta ordini», riservata dal Tesoro a «investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri». Il prezzo, reso noto a tarda sera, è di 2,92 euro ad azione, a sconto del 4,9% sulla chiusura di Borsa (3,07 euro dopo un rialzo dello 0,72%), e superiore «di quasi il 50% rispetto ai 2 euro dell’aumento di capitale» di un anno fa. Rispetto ai 5,5 miliardi sifonati nel 2017 dal governo per salvare Mps la minusvalenza resta tuttavia rilevante, dato che fonti politiche indicano un prezzo medio di circa 6 euro per la quota del Tesoro, scesa da ieri al 39,23% del capitale. Il consorzio delle tre banche incaricate del collocamento - Bofa, Jefferies e Ubs - lo ha concluso in serata, e si è deciso di alzare l’offerta dal 20 al 25% del capitale dopo avere ricevuto richieste «pari a oltre cinque volte l’offerta iniziale», riporta una nota del Tesoro.


La mossa era nell’aria, dopo le indiscrezioni estive, e dopo il mandato di un mese fa conferito dal Tesoro ai consulenti finanziari Ubs e Jefferies. Comunque è stata eseguita con grande efficacia: nelle ultime settimane, infatti, varie buone notizie hanno fatto lievitare l’azione senese (+31% solo dal 25 ottobre). Prima l’assoluzione in Cassazione dei manager Mussari e Vigni, che ha consentito alla banca di sgravarsi da 1,2 miliardi di rischi legali straordinari da 1,2 miliardi, limando di un 29% il petitum complessivo (ora 2,9 miliardi). Poi la diffusione dei conti a fine settembre, chiusi con utile netto di 929 milioni, e l’impegno dell’ad Luigi Lovaglio di anticipare a metà 2025 l’erogazione di dividendi (il piano strategico li ipotizzava da metà 2026). Sullo sfondo, la conferma senza traumi del rating italiano da parte delle agenzie internazionali, che ha consentito di difendere il merito di credito alla stessa banca (l’agenzia Fitch, anzi, ha appena alzato di due gradini il rating a Mps); oltre allo scampato pericolo della “tassa extraprofitti”, che nemmeno la banca pubblica ha pagato al governo preferendo creare una riserva di patrimonio da 309 milioni. Patrimonio, tra l’altro, salito in tre mesi di 80 punti base al 16,7%, a fare di Mps una delle banche più capitalizzate.

Come noto, il salvataggio 2017 aveva tra le condizioni la riprivatizzazione della banca, entro metà 2022. Ma il naufragio della trattativa del Tesoro con Unicredit per le nozze indusse il governo Draghi a chiedere una proroga biennale: fino a metà 2024. Tuttavia, malgrado alcune avance dietro le quinte con Banco Bpm e Bper per possibili acquisizioni di Mps, il progetto di far nascere il “terzo polo bancario italiano” affianco di Intesa Sanpaolo e Unicredit - caro al governo - non decolla. Per questo il Tesoro si è indotto a iniziare a vendere una fetta di Mps sul mercato: fonti vicine al dossier raccontano che l’operazione ha valore segnaletico, sia per gli investitori sia per la Commissione europea, da cui si spera di avere un po’ di tempo in più per vendere Mps nel 2025. Il collocamento, inoltre, ha il vantaggio di aumentare molto la liquidità sul titolo (oggi molto volatile, dato lo scarso flottante), e ridurre i rischi di future cessioni che ne deprimano la quotazione. La maggioranza già brinda: «Scelta del governo nella giusta direzione e che rafforza l’interesse degli investitori per l’Italia», dichiara in una nota Maurizio Casasco, responsabile economico di Forza Italia. Mentre fonti della Lega parlano di «un’ottima notizia, perché dimostra che Mps torna a essere una risorsa e non più un problema, dopo troppi anni di cattiva gestione targata Pd».

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