“Un miliardo di fatturato e continuiamo a crescere”
di Sara BennewitzEnrico Zoppas è ad e presidente del gruppo San Benedetto. Dal 1971 guida con successo il primo gruppo italiano delle acque minerali e delle bibite analcoliche, che nel 2023, per la prima volta dalla fondazione nel 1956, supererà quota un miliardo di ricavi.
Presidente Zoppas, come siete riusciti a trasformare un’azienda regionale in un colosso da oltre un miliardo di ricavi?
«Quando ho preso le redini del gruppo, che era partecipato dalla Zoppas Elettrodomestici, aveva già gli ingredienti di un’azienda di successo, ancorché con una presenza radicata sul territorio. La distribuzione solo in bottiglie di vetro si basava sul vuoto a rendere, ed era difficile su questo modello conquistare dimensioni di scala importanti e una presenza nazionale. Partendo dal valore della fonte e del marchio abbiamo investito in innovazione, tecnologia e marketing. Siamo stati i pionieri in Italia delle bottiglie in pet, del tappo che no…
Enrico Zoppas è ad e presidente del gruppo San Benedetto. Dal 1971 guida con successo il primo gruppo italiano delle acque minerali e delle bibite analcoliche, che nel 2023, per la prima volta dalla fondazione nel 1956, supererà quota un miliardo di ricavi.
Presidente Zoppas, come siete riusciti a trasformare un’azienda regionale in un colosso da oltre un miliardo di ricavi?
«Quando ho preso le redini del gruppo, che era partecipato dalla Zoppas Elettrodomestici, aveva già gli ingredienti di un’azienda di successo, ancorché con una presenza radicata sul territorio. La distribuzione solo in bottiglie di vetro si basava sul vuoto a rendere, ed era difficile su questo modello conquistare dimensioni di scala importanti e una presenza nazionale. Partendo dal valore della fonte e del marchio abbiamo investito in innovazione, tecnologia e marketing. Siamo stati i pionieri in Italia delle bottiglie in pet, del tappo che non si stacca dalla bottiglia ora obbligatorio con le nuove normative Ue. Da regionali siamo diventati nazionali, abbiamo altri 6 stabilimenti oltre a quello storico, per essere più vicini ai nostri consumatori risparmiando sul trasporto e sulle emissioni: solo nel 2022 abbiamo ridotto di trasporti l34.552 tonnellate di CO2. Abbiamo stretto alleanze con primari gruppi esteri per raggiungere nuovi mercati e introdotto nuove categorie, come il the freddo, di cui siamo leader, le bibite a basso contenuto di zucchero o le near water per il benessere».
Quali sono i piani per il futuro?
«Investiamo 50 milioni l’anno in innovazione, la storia di San Benedetto è fatta di una crescita costante ma coerente con i nostri valori, realizzata con le proprie gambe. Negli scorsi 5 anni abbiamo registrato un aumento delle vendite del 5% a volume e del 16% a valore. L’obiettivo del piano quadriennale che abbiamo appena approvato è quello di continuare su questa strada per arrivare a 1,5 miliardi di fatturato. Per il futuro vediamo nuovi importanti spazi di crescita, in un mondo che si fa sempre più complesso: mentre la Gdo punta sulla marca propria, per attrarre i consumatori con prezzi più accessibili, noi puntiamo sul nostro brand, su nuovi prodotti e sulla comunicazione della qualità e dei nostri valori».
Per sostenere la crescita avete in programma acquisizioni?
«Non escludo a priori possibili acquisizioni, ma finora non abbiamo avuto bisogno di comprare tecnologie e competenze, che abbiamo sempre sviluppato in casa e che ci riconoscono anche rivali più forti e più grandi di noi, con cui negli anni abbiamo sviluppato importanti jv per l’estero e con cui continuiamo a collaborare».
Mi racconta un aneddoto?
«Nel 2002 siamo stati contattati da Coca Cola, che ci chiedeva un incontro per sviluppare insieme nuove alleanze, sulla base di alcuni brevetti proprietari. È venuto a trovarci Douglas Daft, presidente del colosso di Atlanta, che ha visitato lo stabilimento e ci ha chiesto se eravamo in grado di realizzare una bottiglia speciale, in asettico, per un loro energy drink. Tre mesi dopo ci siamo rivisti, abbiamo messo la bottiglia sul tavolo ed eravamo pronti a industrializzare il processo. Daft ha guardato i suoi collaboratori e gli ha detto: “Vedete, loro sono in grado di fare in tre mesi quello che noi non riusciamo a realizzare in tre anni”. È stata un grande soddisfazione e un riconoscimento importante per l’azienda e per tutta la sua squadra di manager».
Non siete mai stati tentati di cedere alle lusinghe, vendendo a colossi come ad esempio Nestlé?
«Nestlé non si è mai fatta avanti, detto questo non abbiamo mai ceduto alle lusinghe di offerte importanti che ci sono arrivate da vari gruppi. Siamo veneti, siamo nati e moriremo imprenditori. Mio padre mi ha trasmesso questi valori, e noi li stiamo passando alle future generazioni. Non è una questione di capitali, è un tema di cultura, rispetto e passione. In azienda lavorano già due nipoti, che dimostrano grande dedizione, e credo che abbiano la voglia, le caratteristiche e l’umiltà giusta per diventare futuri imprenditori».
Per San Benedetto che vuol dire sostenibilità?
«La sostenibilità è nel nostro dna, e per un’azienda che programma il futuro è imprescindibile. Da 40 anni tutti i giorni faccio la stessa strada tra casa e lavoro, e ho visto il territorio popolarsi di costruzioni e capannoni, e la natura ritagliarsi spazi sempre più esigui. Per noi l’ambiente, la qualità e la salute sono tutto. Abbiamo iniziato a occuparcene in modo scientifico 15 anni fa, quando nessuno lo faceva. È un obiettivo primario, per restituire all’ambiente, al territorio e ai nostri consumatori parte del valore e della fiducia che ci riconoscono. Con Ecogreen proponiamo al mercato la prima linea di acqua minerale carbon neutral con il 100% delle emissioni compensate»