Butti vuole le regole europee, Urso no: sull’Intelligenza artificiale il governo è bifronte
di Filippo SantelliIl sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l'Innovazione Alessio Butti
(agf)Giorgia Meloni ha annunciato che il prossimo anno l’Intelligenza artificiale sarà al centro della presidenza italiana del G7. In Europa però i ministri del suo governo esprimono a nome dell’Italia visioni opposte su uno dei punti chiave della questione: come vanno regolati gli algoritmi intelligenti? E in particolare le “AI fondative”, cioè i grandi modelli linguistici come il GPT alla base di ChatGPT, o quelli di Google e Meta? Secondo il ministro delle Imprese Urso è meglio lasciare che questi colossi del digitale si regolino da soli. Mentre per il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti non basta: servono regole «semplici» ma «certe».
Il documento della discordia
A far emergere la schizofrenia del governo, anche agli occhi dei partner comunitari, è il negoziato in corso a Bruxelles tra Commissione, Parlamento e Consiglio sull’AI Act, la normativa Ue che prima al mondo cerca di fissare dei paletti allo sviluppo della tecnologia. Sulle AI fondative più potenti, uno dei punti controversi, il Parlamento vuole norme vincolanti che garantiscano trasparenza e controlli. Mentre qualche giorno fa Italia, Francia e Germania hanno fatto circolare un documento, un “non paper”, che sottolinea come vincoli del genere rischierebbero di penalizzare l’innovazione in Europa: si oppongono quindi all’introduzione “di norme non testate” e suggeriscono invece di sviluppare “una auto-regolazione obbligatoria attraverso codici di condotta”. Senza sanzioni per chi sgarra.
Butti: “Sull’AI la responsabilità è mia”
Il documento è caduto come una bomba in mezzo al negoziato, che sembrava poter essere chiuso all’inizio di dicembre, in modo da approvare l’AI Act entro il termine della legislatura europea, ma ora rischia di deragliare. Il ministero delle Imprese di Urso ne rivendica la paternità, dicendo che l’orientamento comune è emerso il 30 ottobre durante un incontro con l’omologo tedesco Habeck e il francese Le Maire. Peccato che secondo il sottosegretario Butti non rappresenti la posizione del governo: «L’Italia ha espresso la propria preferenza per regole certe e semplificate, così da contemperare le esigenze dell’innovazione con principi etici. Non si è invece detta a favore di codici di condotta perché non abbastanza efficaci in quanto privi di effettività. Più che al “non paper” si dovrebbe fare riferimento alla posizione nazionale sin qui espressa anche nel corso della continua interlocuzione con le istituzioni comunitarie». Dietro alla diversità di vedute trapela un conflitto di competenze, non il primo sul digitale, con Butti che rivendica il ruolo «di coordinamento in materia di AI, confermato il 6 novembre dal presidente del Consiglio».
Compromesso in salita
Se questo è vero, l’impressione a Bruxelles è stata un’altra: cioè di un fronte compatto tra le tre potenze industriale europee per lasciare che Big Tech si autoregoli. Proprio mentre il clamoroso e opaco allontanamento da OpenAI di Sam Altman, uno dei manager che assicurava al mondo etica e responsabilità nell’avanzamento della tecnologia, pare avvalorare le ragioni del Parlamento: «Dimostra la poca trasparenza delle società che sviluppano i modelli più potenti, a cui non si può lasciare definizione ed esecuzione delle regole», dice Brando Benifei, eurodeputato Pd e negoziatore del testo.
Lo scontro sul riconoscimento facciale
Si vedrà se la presidenza di turno spagnola riuscirà a costruire un compromesso, ora in salita. C’è infatti anche un secondo fronte, quello dei sistemi che identificano le persone nei luoghi pubblici “osservandone” i dati biometrici. Molti governi chiedono larghe eccezioni per le applicazioni di polizia, il Parlamento è disposto a concederne solo per reati gravi, previa autorizzazione di un giudice. Qui, almeno, la posizione italiana è chiara: «In materia di sicurezza, nelle sue varie articolazioni, devono essere preservate le prerogative nazionali - dice Butti - escludendo questi ambiti dal perimetro del regolamento».