Appalti, l’Europa costringe Salvini alla marcia indietro: gare anche sotto i 5 milioni di euro
di Filippo SantelliIl ministro dei Trasporti Matteo Salvini
(ansa)“Indietro non si torna”, ha detto giovedì il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. “Stiamo difendendo i principi del Codice degli appalti dall’Europa”. Ma a sbloccare il negoziato sulla revisione del Pnrr tra il governo e la Commissione è stata proprio una marcia indietro, e proprio sulla misura bandiera di Salvini per “velocizzare” gare e cantieri pubblici. Secondo la Commissione infatti, nell’ossessione di fare in fretta, il nuovo Codice degli appalti approvato lo scorso marzo limitava in maniera indebita la concorrenza. Nel mirino di Bruxelles è finita in particolare la decisione di alzare la soglia dell’affidamento diretto o negoziato, cioè senza gara, fino a lavori da 5 milioni di euro. Una soglia così alta da comprendere la grande maggioranza delle gare pubbliche bandite in Italia. Su questo punto la Commissione si è impuntata e il negoziato con il ministro Raffaele Fitto si è sbloccato solo dopo l’impegno italiano, già anticipato in una ambigua circolare del ministero d…
“Indietro non si torna”, ha detto giovedì il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. “Stiamo difendendo i principi del Codice degli appalti dall’Europa”. Ma a sbloccare il negoziato sulla revisione del Pnrr tra il governo e la Commissione è stata proprio una marcia indietro, e proprio sulla misura bandiera di Salvini per “velocizzare” gare e cantieri pubblici. Secondo la Commissione infatti, nell’ossessione di fare in fretta, il nuovo Codice degli appalti approvato lo scorso marzo limitava in maniera indebita la concorrenza. Nel mirino di Bruxelles è finita in particolare la decisione di alzare la soglia dell’affidamento diretto o negoziato, cioè senza gara, fino a lavori da 5 milioni di euro. Una soglia così alta da comprendere la grande maggioranza delle gare pubbliche bandite in Italia. Su questo punto la Commissione si è impuntata e il negoziato con il ministro Raffaele Fitto si è sbloccato solo dopo l’impegno italiano, già anticipato in una ambigua circolare del ministero delle Infrastrutture, di correggere la norma: le amministrazioni potranno ricorrere a procedure aperte e competitive anche per le gare sotto i 5 milioni. Non solo: la Commissione ha respinto anche l’ipotesi italiana di “ammorbidire” gli obiettivi di riduzione dei tempi di completamento dei lavori, che viene solamente spostato in avanti.
La marcia indietro di Salvini
La decisione di alzare fino a 5 milioni di euro la soglia degli affidamenti diretti o negoziati, in ogni caso senza gara, era stata molto criticata sia dall’Autorità anticorruzione che dall’Ance, l’associazione dei costruttori, perché avrebbe limitato concorrenza, trasparenza e controlli. E nel negoziato per la revisione del Pnrr la Connessione ha ribadito le stesse critiche, facendone una condizione dirimente del suo via libera. La resistenza di Salvini è caduta mercoledì, quando il ministero dei Trasporti ha emanato una circolare che, mimetizzandola da semplice interpretazione, annunciava la sostanziale marcia indietro: le previsioni sugli appalti sotto soglia andavano intese “nel solco delle norme europee”, che richiamano gli Stati membri “a prevedere la possibilità per le amministrazioni di applicare procedure aperte o ristrette”. La nuova linea del fronte di Salvini è provare a limitarsi a questa circolare interpretativa, ma l’Europa ha già fatto sapere che non basterà: per passare l’esame comunitario – e avere il via libera alle prossime rate del Pnrr – ci vorrà una vera e propria modifica normativa, che dovrebbe arrivare in un decreto all’inizio del prossimo anno. Nel frattempo altri due emendamenti al codice richiesti da Bruxelles, sempre a beneficio di trasparenza e concorrenza, sono già legge, approvati dal Parlamento nel recente decreto Proroghe: quello che rafforza i presidi contro i conflitti di interesse, e quello che alza da dieci a trenta giorni il termine per le aziende per presentare le domande alle procedure competitive con negoziazione. “La circolare con la quale il Ministero dei Trasporti interviene sulle procedure sotto soglia è una evidente marcia indietro del Governo, e mostra che le nostre obiezioni erano fondate”, commenta il presidente dell’Anac Giuseppe Busia. “Lo fanno con una circolare e non – come sarebbe stato necessario - con legge, ma rappresenta comunque un importante passo avanti”.
Riduzione degli obiettivi: l’Europa dice no
Ma per quanto riguarda gil appalti, l’Europa ha fatto muro anche sugli obiettivi contenuti nel Pnrr, rifiutato le richieste dell’Italia di indebolirli. L’unico che è stato lievemente ritoccato è quello che prevede la riduzione del tempo medio tra la presentazione delle offerte e l’aggiudicazione di un bando: la prima versione del Pnrr prevedeva di tagliarlo a 100 giorni – un obiettivo perfino superiore ai risultati dei migliori Paesi europei – ora si sale a 115. Per la riduzione dei tempi tra l’aggiudicazione e la realizzazione delle opere invece, che il governo voleva ammorbidire, restano i target originari più sfidanti, anche se spostati due anni in avanti in ragione dei ritardi nell’entrata in vigore della riforma del Codice: -12% il prossimo anno e -15% nel 2025. Di più: per assicurarsi che l’ambizione del Pnrr si questo punto non diminuisca, spuntano nuovi traguardi intermedi legati a uno dei punti chiave della riforma, cioè la digitalizzazione delle procedure, con target sul numero di amministrazioni connesse alle piattaforme e al numero di funzionari formati a gestire le gare digitali. L’Italia dovrà fare in fretta, come vuole Salvini, ma senza sacrificare concorrenza, trasparenza e controlli.