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Succession alla cinese: il potere è giovane e donna

Nel Bloomberg Billionaires Index il caso di 11 eredi (tra cui solo tre maschi) che hanno studiato all’estero e ora gestiscono gli imperi familiari
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Giovanissimi, ricchissimi e pronti a ereditare imperi economici. Dal settore automobilistico al farmaceutico, dalle biotecnologie alle nuove energie fino all’acqua in bottiglia, un nuovo esercito di figli (ma soprattutto figlie) di papà è pronto a prendere le redini delle maggiori aziende cinesi. Tutti under 40, tutti con un percorso simile: hanno studiato all’estero, principalmente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e sono poi ritornati in Cina per unirsi all’azienda di famiglia, spesso aiutando i genitori a sfruttare i mercati internazionali o sviluppando strategie per attirare i consumatori più giovani.

Un patrimonio totale da oltre 120 miliardi di dollari

Il Bloomberg Billionaires Index ha raccolto i casi di 11 famiglie - le cui fortune valgono complessivamente più di 120 miliardi di dollari - che negli ultimi anni hanno ristrutturato la loro organizzazione aziendale per preparare una successione. Ristrutturazione che, secondo gli analisti, avviene ora con cinque o anche dieci…

Giovanissimi, ricchissimi e pronti a ereditare imperi economici. Dal settore automobilistico al farmaceutico, dalle biotecnologie alle nuove energie fino all’acqua in bottiglia, un nuovo esercito di figli (ma soprattutto figlie) di papà è pronto a prendere le redini delle maggiori aziende cinesi. Tutti under 40, tutti con un percorso simile: hanno studiato all’estero, principalmente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e sono poi ritornati in Cina per unirsi all’azienda di famiglia, spesso aiutando i genitori a sfruttare i mercati internazionali o sviluppando strategie per attirare i consumatori più giovani.

Un patrimonio totale da oltre 120 miliardi di dollari

Il Bloomberg Billionaires Index ha raccolto i casi di 11 famiglie - le cui fortune valgono complessivamente più di 120 miliardi di dollari - che negli ultimi anni hanno ristrutturato la loro organizzazione aziendale per preparare una successione. Ristrutturazione che, secondo gli analisti, avviene ora con cinque o anche dieci anni di anticipo rispetto al passato, in vista di scenari più complessi che la seconda economia mondiale si appresta ad affrontare.

Non si può non iniziare con il figlio dell’uomo più ricco di Cina, quel Zhong Shanshan re dell’acqua in bottiglia, la Nongfu Spring: la minerale più bevuta nel Paese. Suo figlio, Zhong Shu Zi, 35 anni, figura nell’organigramma aziendale come direttore non esecutivo. Una laurea in Inglese conseguita all’Università della California, nella società del padre fornisce consulenza sui piani aziendali e sulle attività di investimento. Fondata nel 1996, la Nongfu l’anno scorso ha fatturato 5 miliardi di dollari e le ricchezze della famiglia superano i 62 miliardi. Quelle bottiglie dall’etichetta rossa e bianca oggi stanno ovunque. Nei supermercati, nei negozi di alimentari, dai tabaccai, esposte nei carretti degli ambulanti agli angoli delle strade, agli eventi di gala, nelle sale riunioni delle grandi aziende, nei sedili posteriori delle macchine di Didi, la Uber in versione cinese. La fortuna di Zhong Shanshan non arriva tutta dall’acqua in bottiglia, però. Zhong è il fondatore anche della Beijing Wantai, colosso bio-farmaceutico: uno dei principali produttori al mondo di strumenti per la diagnostica delle malattie infettive.

Nella lista segue Chen Yiting. I suoi genitori sono i fondatori di Hengli, uno dei maggiori produttori petrolchimici privati cinesi. La trentenne Chen è stata già per sette anni, dal 2015 al 2022, direttrice del consiglio di amministrazione dell’unità viaggi, mentre ora ha fatto il salto di carriera: a capo delle attività internazionali di tutto il colosso. Che lo scorso anno ha registrato un fatturato di 222 miliardi di yuan (30,9 miliardi di dollari). C’è poi Li Xingxing, nato nell’85, figlio di Li Shu Fu, fondatore della Geely: una delle più grandi aziende produttrici di automobili cinese. Il figlio ha una laurea in Economia all’Università dell’Essex, nel Regno Unito, e ora è general manager del marchio sino-svedese Lynk. Portafoglio personale della famiglia: 10,1 miliardi di dollari. Il padre di Liu Shuqi è invece il fondatore del Gruppo Tongwei, specializzato in agricoltura ed energia. Il gruppo produce mangimi per animali e la sua unità energetica è il più grande produttore al mondo di celle solari in silicio cristallino. Liu ha studiato a Londra e nel marzo di quest’anno, a 34 anni, è diventata presidente e ad della società.

Il peso della crisi immobiliare

I Paperoni cinesi si ritrovano in ogni caso con meno soldi quest’anno: dei 1241 ricconi entrati nella Hurun List (i più ricchi della Cina con un patrimonio netto minimo di 5 miliardi di yuan, 690 milioni di dollari) 898 hanno visto la loro ricchezza diminuire o rimanere invariata. 179 non fanno più parte invece della classifica. Di questi 179, il 15% operava nel settore immobiliare, a testimonianza della crisi del settore. Nonostante il calo, la Cina è ancora la “capitale miliardaria del mondo” con 895 miliardari (in dollari), quasi 200 in più degli Stati Uniti e più del triplo dell’India.Degli undici rampolli presi in considerazione dal Bloomberg Index, ben otto sono donne. I loro genitori sono stati gli interpreti del segreto del miracolo economico degli ultimi quarant’anni. Il miracolo della nazione, certo, ma che è la somma di questi piccoli miracoli individuali di gente che non aveva niente da perdere. “Ai piedi nudi non fanno paura le scarpe”, dice il vecchio proverbio. Ora le scarpe, i giovani pronti ad ereditare degli imperi, dovranno tenersele ben strette ai piedi.

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