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Auto elettrica al rallentatore. Ma per le colonnine è record

Le installazioni delle infrastrutture di ricarica superano quota 47 mila, con un balzo annuo del 44,1 per cento. Prende forma una rete nazionale che può essere riferimento per l’Europa
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Nonostante il mercato delle auto elettriche in Italia stenti a decollare, sul fronte infrastrutture di ricarica gli investimenti non si sono bloccati. Anzi. Il ritmo degli interventi rimane sostenuto: le installazioni di colonnine per le auto elettriche segnano un nuovo record di crescita superando quota 47 mila con un balzo di oltre 14 mila punti. E se si considerano i fondi a disposizione attraverso il Pnrr, 713 milioni, spunteranno nei centri urbani e sulle superstrade, entro il 2026, altre 21 mila colonnine oltre a quelle già programmate. Si sta componendo cosi una rete nazionale che può diventare riferimento per l’Europa.

I numeri del mercato

La quota di mercato delle auto elettriche in Unione Europea a ottobre è salita al 14,2%, rispetto al 12% del 2022. Da inizio anno, il market share è del 14%, superiore a quello dei modelli diesel. In Italia la vendita di elettriche pure è rispesa, superando di gran lunga le 5 mila vetture immatricolate ad ottobre, ma la quota è del 4,1%. I…

Nonostante il mercato delle auto elettriche in Italia stenti a decollare, sul fronte infrastrutture di ricarica gli investimenti non si sono bloccati. Anzi. Il ritmo degli interventi rimane sostenuto: le installazioni di colonnine per le auto elettriche segnano un nuovo record di crescita superando quota 47 mila con un balzo di oltre 14 mila punti. E se si considerano i fondi a disposizione attraverso il Pnrr, 713 milioni, spunteranno nei centri urbani e sulle superstrade, entro il 2026, altre 21 mila colonnine oltre a quelle già programmate. Si sta componendo cosi una rete nazionale che può diventare riferimento per l’Europa.

I numeri del mercato

La quota di mercato delle auto elettriche in Unione Europea a ottobre è salita al 14,2%, rispetto al 12% del 2022. Da inizio anno, il market share è del 14%, superiore a quello dei modelli diesel. In Italia la vendita di elettriche pure è rispesa, superando di gran lunga le 5 mila vetture immatricolate ad ottobre, ma la quota è del 4,1%. In miglioramento, ma sempre in fondo alla classifica dei Paesi Ue. Dal monitoraggio trimestrale di Motus-E emerge invece che al 30 settembre sono presenti in Italia 47.228 punti di ricarica per uso pubblico, con un incremento del 44,1% rispetto ai 32.776 registrati nello stesso mese del 2022: una crescita di 14.452 punti. Nel solo trimestre luglio-settembre del 2023 sono stati messi a terra oltre 2.000 nuove colonnine che portano la quantità di infrastrutture piazzate dei primi 9 mesi del 2023 a quota 10.456, il livello più alto mai osservato nella serie storiche di analisi realizzate dall’associazione che raggruppa gli operatori che si occupano di mobilità elettrica.

«La grande espansione della rete testimonia l’impegno degli operatori per dotare il Paese di un’infrastruttura realmente strategica e al servizio dei cittadini», sottolinea il segretario generale di Motus-E, Francesco Naso, sottolineando che in scia a questo sforzo «l’Italia non può sprecare la carta che ha in mano ora per affermarsi tra i Paesi più avanzati in questo ambito, dove vanta peraltro una leadership industriale importante». Gli effetti saranno positivi anche per le imprese della filiera. «Attendiamo a breve il lancio dei nuovi bandi Pnrr per l’installazione delle colonnine di ricarica ad alta potenza in città e in ambito extraurbano», ricorda Naso. «Se utilizzate pienamente, queste risorse daranno all’Italia una rete di ricarica davvero all’avanguardia, pronta a supportare la crescita dei veicoli full electric».

"Servono più incentivi”

Oggi ogni 100 veicoli elettrici circolanti in Italia si contano oltre 21 punti di ricarica a uso pubblico. Media altissima a livello Ue, ma dipende dal numero ridotto di mezzi circolanti con la spina. «Purtroppo - sottolinea Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari - le auto elettriche, seppur in crescita percentuale, restano “una goccia nell’acqua” e non riescono ad esprimere numeri adeguati: la domanda è fiacca e i fondi dell’Ecobonus restano inutilizzati. Più di 300 milioni fermi. Servono misure e incentivi più incisivi per rinnovare il parco circolante che conta poco più di 200 mila auto elettriche».

Si registra un deciso progresso delle installazioni delle colonnine nel Sud e nelle Isole, dove si concentra il 23% del totale dei punti di ricarica presenti nel Paese, a fronte del 21% del Centro e del 56% del Nord. A livello regionale continua a primeggiare la Lombardia che sfonda quota 8.000 punti di ricarica, davanti a Piemonte (4.713), Veneto (4.564), Lazio (4.558) ed Emilia-Romagna (4.050). La Campania si conferma la regione con la maggiore crescita dell’infrastruttura (2.212 punti installati dall’inizio dell’anno), facendo meglio della Lombardia (2.123 nuovi punti da inizio 2023) e del Lazio (974 nuovi punti da inizio 2023) che nei prossimi mesi rischia di rallentare notevolmente la corsa a causa del nuovo regolamento del Comune di Roma sulla installazione delle infrastrutture di ricarica. Norme che secondo Motus-E «creano ostacoli al fine di raggiungere l’obiettivo comune di supportare la crescita e il corretto sviluppo della mobilità elettrica anche nella Capitale».

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Un’accelerata si è registrata pure sulle autostrade, dove settembre sono stati censiti 851 punti di ricarica, 541 in più rispetto a un anno fa, distribuiti in quasi un terzo delle aree di servizio. Circa l’80% dei punti di ricarica in autostrada ha una potenza maggiore di 43 kW e il 59% supera i 150 kW. Fattori determinanti per caricare in tempi rapidi la batteria. «Sulla grande viabilità si stanno facendo passi avanti molto importanti - dice Naso - «l’auspicio ora è che si rompa l’impasse che ha visto fino ad oggi un ingiustificabile immobilismo da parte di alcuni concessionari autostradali». Aspi ha portato a termine il progetto da 100 stazioni per ricaricare i veicoli elettrici in autostrada. Piano partito nel 2021 con un investimento da 70 milioni.

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