Investimenti solo se redditizi: così Cattaneo dà la scossa all’Enel
di Giovanni PonsIl passaggio dell’Enel dalle mani di Francesco Starace a quelle di Flavio Cattaneo non è stato così facile come è sembrato dall’esterno. L’assemblea di maggio scorso aveva decretato un vincitore netto, il Mef guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti, che con il 23% del capitale ha presentato la lista che poi ha raccolto più voti in assemblea, non lasciando neanche un posto in cda per lo sfidante dell’ultim’ora, il fondo Covalis del finanziere lituano Zach Mecelis. Il problema era che Covalis, secondo le ricostruzioni dei vincitori, è stato supportato dall’interno dell’Enel proprio da Starace e dai suoi uomini di fiducia, con l’obbiettivo di rimanere in sella alla società che aveva guidato per tre mandati, cioè per nove anni di fila. E così gli ultimi tre cda straordinari prima dell’assemblea sono stati burrascosi, con i consiglieri che hanno scoperto che dipendenti della società avevano lavorato fianco a fianco alla lista concorrente del Tesoro fornendo informazioni riservate. E con i…
Il passaggio dell’Enel dalle mani di Francesco Starace a quelle di Flavio Cattaneo non è stato così facile come è sembrato dall’esterno. L’assemblea di maggio scorso aveva decretato un vincitore netto, il Mef guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti, che con il 23% del capitale ha presentato la lista che poi ha raccolto più voti in assemblea, non lasciando neanche un posto in cda per lo sfidante dell’ultim’ora, il fondo Covalis del finanziere lituano Zach Mecelis. Il problema era che Covalis, secondo le ricostruzioni dei vincitori, è stato supportato dall’interno dell’Enel proprio da Starace e dai suoi uomini di fiducia, con l’obbiettivo di rimanere in sella alla società che aveva guidato per tre mandati, cioè per nove anni di fila. E così gli ultimi tre cda straordinari prima dell’assemblea sono stati burrascosi, con i consiglieri che hanno scoperto che dipendenti della società avevano lavorato fianco a fianco alla lista concorrente del Tesoro fornendo informazioni riservate. E con il cda che, congedando Starace, gli ha negato la corresponsione del cosiddetto no-compete (indennità per non lavorare con i concorrenti) con grande rammarico dell’interessato.
Nuova prima linea di comando
Con questa premessa si capisce meglio la fase iniziale del mandato di Cattaneo che senza grandi clamori e riconoscendo le dovute spettanze a ciascuno, ha in poco tempo ribaltato la prima linea di comando segnando uno spartiacque con quella catena che negli anni si era stratificata alle dipendenze del suo predecessore. Il primo a uscire è stato Giulio Fazio, capo del legale, sostituito da Francesco Puntillo, e poi a seguire diversi altri fino ad arrivare a Francesco Venturini, ex ad di Enel X, società che si è imbottita di crediti Superbonus per motivi difficili da spiegare. Contemporaneamente Cattaneo sceglieva come numero due Stefano De Angelis, con cui aveva già lavorato in Telecom e a Italo, che andava a sostituire il cfo Alberto Di Paola, il quale accettava di trasferirsi a guidare le partecipazioni internazionali.
Un giro di poltrone che è servito a far capire qual è stato il grosso problema di Enel degli ultimi tre anni. La grande corsa per primeggiare nelle energie rinnovabili ha indotto Starace a realizzare una serie di operazioni a leva, cioè con grande utilizzo del debito, senza porre troppa attenzione alla redditività futura delle stesse. Investimenti per circa 20 miliardi di euro nel Nord e Sud America, con il successivo rialzo dei tassi, si sono rivelati un boomerang per l’Enel, che negli ultimi 4-5 anni ha bruciato cassa invece di produrne, aumentando il debito complessivo e rendendo necessario un mega piano di dismissioni per 21 miliardi che Starace ha annunciato circa un anno fa, nella speranza di riportare la situazione sotto controllo.
Impulso al piano industriale
Ma proprio l’analisi di questa avventura spregiudicata nel mondo delle rinnovabili ha dato l’impulso al nuovo management per l’elaborazione del nuovo piano industriale che è stato presentato la settimana scorsa alla comunità finanziaria internazionale. Da una parte si è reso necessario un ritorno alla redditività e alla prudenza, stanziando investimenti per 18 miliardi su un triennio nell’ambito delle reti già possedute da Enel, quelle a media e bassa tensione che arrivano fin nelle case della popolazione. E i due Paesi prescelti per questo tipo di investimenti sono sicuramente l’Italia e la Spagna, dove i business sono regolati da Authority che permettono un contributo per i nuovi investimenti finanziato direttamente sulla bolletta dei clienti finali. Anzi, con il cambiamento climatico in corso e i blackout cui sono state sottoposte alcune reti la scorsa estate, c’è la seria possibilità di che arrivino ulteriori incentivi per l’ammodernamento delle reti, così come chiesto a gran voce anche dall’Europa. E proprio dall’Europa arriveranno i fondi del Pnrr che per 3,5 miliardi saranno destinati proprio all’Enel per l’ammodernamento dei suoi network.
Il passo più innovativo del piano di Cattaneo per l’Enel passa invece per la finanza e tocca direttamente il campo degli investimenti nelle rinnovabili. Invece che detenere il 100% del capitale Cattaneo ritiene che per molti asset basti avere il controllo al 51% e in alcuni casi si può anche scendere sotto la maggioranza. In questo modo si impiega meno capitale, non andando a incidere sul debito, e si aumenta il rendimento dell’investimento e quindi la redditività dell’azienda.
Su 12 miliardi investimenti previsti sulle rinnovabili, cioè eolico inshore, solare e batterie di accumulazione, per il prossimo triennio, 6,1 miliardi possono essere recuperati vendendo partecipazioni di minoranza a fondi infrastrutturali, fondi pensione e altri investitori istituzionali. Così tra sussidi statali e partnership il conto degli investimenti da finanziare per l’Enel scende da 34 a 26 miliardi, incrementando comunque la capacità di generazione di energia che per le rinnovabili passa da 63 GW a 73 GW a fine 2026. L’aumento della redditività totale, tra business delle reti integrato e rinnovabili, grazie anche a una razionalizzazione dei costi per un miliardo, riporta Enel a registrare flussi di cassa positivi anche dopo gli investimenti e i dividendi.
Indebitamento in flessione
Il debito va così a diminuire sia per effetto delle dismissioni, che comunque proseguono, che della generazione di cassa generando un circolo virtuoso. Seguendo questo ragionamento i dividendi possono essere tarati in base all’andamento del business, garantendo un plafond minimo che Cattaneo e De Angelis hanno fissato in 0,43 centesimi per azione, già sapendo che se il piano funziona la distribuzione ai soci è destinata a salire nel 2025 e 2026.
Si vedrà nei prossimi mesi se il nuovo piano industriale così congegnato riuscirà a funzionare. Gli analisti sono rimasti inizialmente un po’ perplessi, ma poi hanno realizzato le potenzialità che scaturiscono dal poter agire con più flessibilità cogliendo le opportunità che si presenteranno. Goldman Sachs già nella serata di mercoledì, dopo la presentazione, ha emesso una nota alzando il target price del titolo Enel da 6,4 a 8,4 euro, ma adesso toccherà a Cattaneo e De Angelis convincere il mercato che la loro nuova strategia è vincente e far dimenticare l’era Starace che per diversi anni è stata molto apprezzata da gran parte degli investitori istituzionali.