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Pnrr, la botta dell’inflazione. Un Fondo per salvare le opere: la metà delle risorse alle ferrovie

(fotogramma)
Come funziona il Foi, l’antibiotico contro la corsa dei prezzi, dal turismo alla tutela del territorio. Programmati 17,8 miliardi fino al 2027, assegnato il 59% delle risorse
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ROMA – È la grande incognita che pende sull’attuazione del Pnrr. La ragione per cui il governo Meloni ha deciso che era necessario intervenire in corsa, con la rimodulazione degli investimenti programmati dall’esecutivo guidato da Mario Draghi. Eccola, l’incognita: l’inflazione.

Ma “l’antibiotico” contro l’aumento dei prezzi, il Fondo per le opere indifferibili (Foi), sta funzionando? La risposta è contenuta nell’ultima relazione semestrale della Corte dei conti. Quella della magistratura contabile è la prima mappatura del fenomeno, quanto mai attuale dato che la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza poggia proprio sulle cosiddette circostanze oggettive, tra cui rientra l’inflazione, indicate all’articolo 21 d…

ROMA – È la grande incognita che pende sull’attuazione del Pnrr. La ragione per cui il governo Meloni ha deciso che era necessario intervenire in corsa, con la rimodulazione degli investimenti programmati dall’esecutivo guidato da Mario Draghi. Eccola, l’incognita: l’inflazione.

Ma “l’antibiotico” contro l’aumento dei prezzi, il Fondo per le opere indifferibili (Foi), sta funzionando? La risposta è contenuta nell’ultima relazione semestrale della Corte dei conti. Quella della magistratura contabile è la prima mappatura del fenomeno, quanto mai attuale dato che la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza poggia proprio sulle cosiddette circostanze oggettive, tra cui rientra l’inflazione, indicate all’articolo 21 del regolamento istitutivo del Recovery Fund. Lì dove c’è scritto che i Piani nazionali possono essere modificati, qualora non risulti più realizzabili, in tutto o in parte.

Ma come sta agendo il Foi? Innanzitutto lo stanziamento. Fino a ora il Fondo è stato finanziato per un totale di 17,8 miliardi programmati fino al 2027. E ad oggi è stato assegnato il 59% di queste risorse, pari a 10,4 miliardi. Quasi tutte (8 miliardi) sono andate a interventi contenuti nel Pnrr: un dato che spiega la decisione di concentrare l’impiego sugli appalti pubblici attivati dal Piano.

Ma chi ha beneficiato di più del soccorso? In testa ci sono le ferrovie, che hanno assorbito il 55% delle risorse. "In particolare – si legge nel rapporto della Corte – si tratta di investimenti classificati nella categoria “linee ferroviarie” (per circa l’82 per cento) e, in misura minore, alle categorie “stazioni e terminali” e altre strutture e infrastrutture ferroviarie»”. Circa il 44% del contributo che è andato a Rfi riguarda invece l’Alta velocità, passeggeri e merci, verso il Sud.

Ma l’utilizzo del Foi è trasversale, incrocia ben 11 delle 16 componenti del Pnrr, dal turismo alla tutela del territorio, per citare alcuni esempi. Non riguarda, quindi, solo le grandi infrastrutture, che hanno un impatto a livello nazionale.

Il secondo bacino, in termini di risorse, è infatti costituito dalla componente “Infrastrutture sociali”, che fa parte della missione 5 del Piano, quella dedicata all’inclusione e alla coesione. All’interno di questo perimetro, il Fondo è servito per riallineare, ai costi e ai prezzi crescenti, i progetti per la rigenerazione urbana che servono a riqualificare le periferie delle grandi città o dei Comuni con più di 15 mila abitanti.

Importanti sono anche le assegnazioni alle componenti “energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile”, che sono rivolte principalmente al trasporto rapido di massa e alle ciclovie urbane, ma anche alla tutela del territorio e all’idrico, in quest’ultimo caso soprattutto a sostegno delle infrastrutture per la sicurezza dell’approvvigionamento.

Fin qui la distribuzione, avvenuta attraverso i provvedimenti operativi elaborati dalla Ragioneria generale dello Stato, al ministero dell’Economia.

Passando invece all’impatto, i magistrati contabili mettono in evidenza come il Foi abbia apportato un’integrazione modesta, pari a meno del 4%, al totale del finanziamento, pari a 167 miliardi, che era già stato reperito per i progetti su cui insiste appunto il Fondo.

Se però si considerano i Cup (codice unico di progetto) cofinanziati dal Foi, allora il contributo totale concesso risulta pari a circa il 17%. "Un’incidenza complessiva relativamente importante, che media la variabilità osservata a livello più disaggregato”, scrive la Corte.

Un apporto importante, dunque, a fronte di una questione, l’inflazione, che ha fatto saltare una buona parte della programmazione iniziale del Pnrr. Sempre la relazione della Corte dei conti misura l’entità di questa dinamica.

Se si prendono come riferimento il primo semestre del 2021 e lo stesso periodo del 2023, l’aumento del prezzo dei progetti si attesta tra l’1 e il 20 per cento. A essere interessati di più dall’inflazione sono state le infrastrutture di trasporto e questo spiega perché le ferrovie rappresentano i principali beneficiari delle risorse del Foi.

Incrociando i dati sull’inflazione con i progetti che hanno beneficiato del Foi viene fuori un quadro articolato. “I dati – si legge in un altro passaggio della relazione – evidenziano che l’integrazione del Foi per i progetti, pari al 17 per cento circa, supera l’aumento di prezzo ponderato risultato dalla stima, pari al 12,6 per cento”. In pratica c’è una corrispondenza tra necessità e finanziamento.

Ma quando si passa all’analisi settoriale, emergono alcune differenze. Per tre categorie (energia, tlc e ricerca e sviluppo) il contributo Foi risulta di oltre 10 punti superiore all’aumento del prezzo: gli investimenti, tuttavia, sono pochi e quindi l’entità dell’impatto positivo deve tener conto di questo fattore. Più netto è il beneficio per le infrastrutture ambientali e le risorse idriche.

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