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Tassi fissi e poi variabili: così le banche sfidano i Btp

Attenzione però alla reale convenienza: oltre alla cedola iniziale bisogna considerare opzioni di richiamo e altri vincoli
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Un’occasione ghiotta per battere l’inflazione nel breve periodo, soprattutto se verrà confermata la frenata di ottobre, ma con una serie di vincoli per gli anni a venire che rischiano di portare a rendimenti meno convenienti dei titoli di Stato con eguale scadenza attualmente in circolazione. Nelle ultime settimane sul mercato sono arrivati molti prodotti destinati alla clientela retail con rendimenti importanti, ma con una struttura non di facile comprensione.

Prendiamo i conti deposito vincolati, come quello di Smart Bank, che offre un tasso step-up, ovvero crescente nel tempo, dal 4,5% lordo il primo anno fino all’8% il quinto. Tutto questo con la possibilità per l’emittente di richiamare il prodotto prima della scadenza, il 30 novembre di ogni anno fino al 2028. «Qualora il deposito andasse a scadenza, tra cinque anni, il rendimento netto annuo sarebbe del 4,43%, contro il 3,30% offerto attualmente dal Btp con identica durata», sottolinea il consulente indipendente Giovanni Pedon…

Un’occasione ghiotta per battere l’inflazione nel breve periodo, soprattutto se verrà confermata la frenata di ottobre, ma con una serie di vincoli per gli anni a venire che rischiano di portare a rendimenti meno convenienti dei titoli di Stato con eguale scadenza attualmente in circolazione. Nelle ultime settimane sul mercato sono arrivati molti prodotti destinati alla clientela retail con rendimenti importanti, ma con una struttura non di facile comprensione.

Prendiamo i conti deposito vincolati, come quello di Smart Bank, che offre un tasso step-up, ovvero crescente nel tempo, dal 4,5% lordo il primo anno fino all’8% il quinto. Tutto questo con la possibilità per l’emittente di richiamare il prodotto prima della scadenza, il 30 novembre di ogni anno fino al 2028. «Qualora il deposito andasse a scadenza, tra cinque anni, il rendimento netto annuo sarebbe del 4,43%, contro il 3,30% offerto attualmente dal Btp con identica durata», sottolinea il consulente indipendente Giovanni Pedone. Ma in caso di richiamo anticipato il rendimento del conto deposito sarebbe ben inferiore.

La curva dei rendimenti in Italia

 

Ponendo il caso che il richiamo avvenga alla prima data utile, a fine novembre del 2024, il rendimento per il risparmiatore sarebbe del 3,33% netto contro il 3,04% del Btp che scade tra un anno e del 3,026% del titolo francese, spiega Pedone. «Il differenziale a quel punto sarebbe minimo, con la particolarità che le emissioni sovrane hanno una maggiore liquidabilità, nel senso che rendono immediatamente disponibile la somma disinvestita, mentre con i conti di deposito potrebbe essere necessario attendere un po’ di più». Quanto ai possibili orientamenti della banca, se la Bce taglierà i tassi, «la banca potrebbe trovare conveniente estinguere il conto deposito, ma a quel punto l’investitore si troverebbe a fare i conti con alternative meno convenienti di oggi», aggiunge l’esperto. Che per questa ragione suggerisce un’esposizione limitata del portafoglio in questa direzione.

Più obbligazioni con formula mista

Tra le obbligazioni, invece, crescono quelle caratterizzate da una formula mista. A metà novembre si è chiusa con richieste per oltre 3,5 miliardi di euro (a fronte di un’offerta iniziale di 1,5 miliardi di euro, poi portata a 2 miliardi proprio per il boom di richieste) l’offerta obbligazionaria di Cassa Depositi e Prestiti riservata al pubblico retail, che ha ricevuto richieste da circa 100 mila risparmiatori. L’emissione prevede un rendimento a tasso fisso del 5% per i primi tre anni, e poi variabile, pari all’Euribor a 3 mesi maggiorato dello 0,90% annuo, per i successivi tre. Per certi versi è simile come struttura il primo bond retail di UniCredit direttamente negoziabile sul mercato Mot di Borsa Italiana: prevede un tasso fisso del 7,25% per i primi tre anni e un rendimento in linea con l’Euribor a tre mesi per gli altri tre. Lo stesso istituto ha da poco lanciato un’altra obbligazione che rende il 6,3% con scadenza al 2036, ma richiamabile a novembre di ogni anno. A fine ottobre sono state emesse le obbligazioni decennali di Goldman Sachs con taglio minimo di mille euro, che offrono agli investitori un flusso cedolare annuale fisso del 7,40% annuo per il primo triennio e flussi cedolari annuali variabili pari al tasso di riferimento Euribor 3 mesi con un minimo di zero e con un massimo del 7,40%.

I rendimenti dei due istituti sono soggetti all’aliquota ordinaria del 26%, mentre quelli di Cdp a quella agevolata del 12,50%. «Si tratta di rendimenti che indubbiamente fanno gola alla luce delle tendenze inflazionistiche, ma occorre considerare che tra qualche trimestre inizieranno i tagli dei tassi, e quindi anche l’Euribor scenderà», sottolinea Rocco Probo, analista di Consultique. «Inoltre, la formula del richiamo lascia le mani libere all’emittente di togliere dal mercato il prodotto quando ritiene vi siano le condizioni migliori dal suo punto di vista, che è opposto a quello dell’investitore. Quanto al bond Unicredit a tasso misto, risulterà più conveniente di un Btp con scadenza a fine 2029 se l’Euribor 3 mesi sarà mediamente al 3,25% tra il 2026 e il 2029, un livello superiore rispetto a quello attualmente stimato dal mercato con i contratti derivati, i futures», aggiunge Probo.

Spesso mancano le cedole

Rispetto alle obbligazioni tradizionali, inoltre, molte emissioni hanno con pagamento unico a scadenza e quindi non prevedono una corresponsione periodica delle cedole, bensì solo alla data finale o di richiamo anticipato. «Ad esempio il bond di Unicredit distribuisce il 6,3% all’anno con scadenza tra tredici anni; se non venisse mai richiamato l’obbligazione non pagherebbe nulla fino a novembre 2036, quando corrisponderà 819 euro ogni mille investiti. In questa ipotesi, tuttavia, essendo rimandato il pagamento della cedola, il rendimento a scadenza non è il 6,3% annuo, bensì del 4,7% lordo circa (il 3,5% netto), dato che non vi sarebbe la possibilità di reinvestire le cedole. Nel caso di rimborso anticipato alla prima data utile, invece, il bond pagherà 63 euro ogni mille investiti per un rendimento effettivo del 6,3% lordo. L’investitore dovrà, anche in questo caso, reinvestire il capitale probabilmente in un contesto di tassi più bassi», conclude.

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