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Pnrr a 102 miliardi. Ok alla quarta rata, ma è stallo con i sindaci

(ansa)
Fitto promette 10 miliardi per i progetti definanziati degli enti locali. Dubbi sulla disponibilità di fondi nazionali. A gennaio nuovo decreto
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ROMA – I festeggiamenti e i tormenti, per il governo alle prese con il Pnrr. Il sì della Commissione europea alla quarta rata arriva quando Raffaele Fitto, “il ministro più europeista dell’Europa”, come lo chiamano alcuni colleghi, è impegnato a presiedere una delle otto sessioni della cabina di regia a Palazzo Chigi.

In quattro giorni, l’esecutivo ha portato a casa il via libera alla revisione del Piano e alla richiesta di pagamento da 16,5 miliardi, che fa salire il totale dell’incasso dell’Italia a 102 miliardi, più della metà dell’intero finanziamento che vale 194,4 miliardi.

Ma i problemi non sono finiti. C’è un pezzo del Piano nazionale di ripresa e resilienza, circa 10 miliardi, che non si è salvato durante la trattativa co…

ROMA – I festeggiamenti e i tormenti, per il governo alle prese con il Pnrr. Il sì della Commissione europea alla quarta rata arriva quando Raffaele Fitto, “il ministro più europeista dell’Europa”, come lo chiamano alcuni colleghi, è impegnato a presiedere una delle otto sessioni della cabina di regia a Palazzo Chigi.

In quattro giorni, l’esecutivo ha portato a casa il via libera alla revisione del Piano e alla richiesta di pagamento da 16,5 miliardi, che fa salire il totale dell’incasso dell’Italia a 102 miliardi, più della metà dell’intero finanziamento che vale 194,4 miliardi.

Ma i problemi non sono finiti. C’è un pezzo del Piano nazionale di ripresa e resilienza, circa 10 miliardi, che non si è salvato durante la trattativa con Bruxelles. Sono le risorse assegnate e poi sottratte ai sindaci. E che ora Fitto promette di restituire, attingendo da altre programmazioni di spesa, dal Fondo Sviluppo e coesione al Piano nazionale complementare, il fondo gemello del Pnrr.

Quando a metà pomeriggio Giorgia Meloni appare sui social, la questione viene omessa. Nel video da un minuto e mezzo c’è spazio solo per rivendicare l’incasso. "La valutazione positiva della Commissione - incalza la premier - dimostra i grandi progressi fatti dall’Italia e conferma il grande impegno del governo al fine di attuare pienamente il Pnrr per rendere il Paese più moderno e più competitivo”.

Sono parole che provano a rilanciare l’attuazione del Piano. La nuova prova che attende il governo è dimostrare che il restyling degli investimenti e delle riforme non ha rallentato la spesa, già con il fiato corto, ma anzi la renderà più veloce.

Una convinzione che appartiene anche a Fitto. Ben attento, in conferenza stampa, a prendere le distanze dall’ultima stima sulla messa a terra delle risorse. Fornita dal Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta: 42 miliardi, a fronte degli 85,4 incassati fino ad oggi con il prefinanziamento e le prime tre rate. "Attendo il completamento della revisione perché le cifre sono suscettibili di modifiche in base all’inserimento o meno di alcune misure”, chiosa il ministro.

Mancano ancora alcuni passaggi, fino al via libera definitivo del Consiglio europeo, ma la “sconfessione” delle stime di Mazzotta è funzionale a fare asse con la premier sul messaggio del nuovo slancio al Pnrr. Dicono anche un’altra cosa, le parole di Fitto. Il destino dei progetti cancellati dal Piano è ancora incerto.

Quando alla cabina di regia tocca al presidente dell’Anci Antonio Decaro e ai rappresentanti degli enti locali, Fitto assicura che i 6 miliardi per le piccole opere dei Comuni, cancellati dal Pnrr, saranno recuperati con fondi nazionali.

Molti di questi progetti sono datati: le risorse, assegnate al ministero dell’Interno, erano state sostituite con i fondi europei, dopo il travaso degli investimenti nel Piano. Il tentativo, ora, è ritornare al finanziamento iniziale, ma l’idea non convince i sindaci.

Così come l’ipotesi di riscrivere il Piano nazionale complementare per liberare 3 miliardi e salvare i progetti sulla rigenerazione urbana e i Piani urbani integrati che non sono sfuggiti alla scure.

Idee, numeri ancora incerti. Il decreto per il ripescaggio arriverà a gennaio: all’interno ci sarà anche una clausola di responsabilità in capo ai soggetti attuatori che dovranno rispondere di eventuali ritardi. È il secondo tempo velenoso del Pnrr.


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