✕

I fondi passivi fanno il pieno di raccolta e performance

In Europa hanno un quarto del mercato e flussi netti per 140 miliardi in nove mesi contro il rosso di 73 miliardi dei “cugini”
3 minuti di lettura

Non sono più piccoli. E continueranno a crescere, così come hanno fatto negli ultimi anni. I fondi passivi, di cui gli Etf sono la più nota subcategoria, sembrano avanzare in modo inarrestabile: nei primi nove mesi del 2023 – secondo i dati elaborati da Morningstar - hanno avuto una raccolta netta in Europa di quasi 140 miliardi, mentre i fondi attivi tradizionali hanno visto un deflusso di 73,2 miliardi. Se si guarda agli ultimi 12 mesi il divario si allarga, con i fondi passivi che hanno registrato flussi netti per 177,3 miliardi, mentre le gestioni attive hanno subito deflussi per 113,9 miliardi.

Il boom progressivo

Ma il boom di questi prodotti - strumenti che si limitano a replicare l’andamento di un indice di Borsa senza la pretesa che hanno i fondi attivi di far meglio, ovvero di “battere” quell’indice – non si limita al solo 2023, quando il loro patrimonio ha raggiunto la quota del 25,73% sul totale dei fondi d’investimento (dal conteggio vengono esclusi i fondi monetari e i …

Non sono più piccoli. E continueranno a crescere, così come hanno fatto negli ultimi anni. I fondi passivi, di cui gli Etf sono la più nota subcategoria, sembrano avanzare in modo inarrestabile: nei primi nove mesi del 2023 – secondo i dati elaborati da Morningstar - hanno avuto una raccolta netta in Europa di quasi 140 miliardi, mentre i fondi attivi tradizionali hanno visto un deflusso di 73,2 miliardi. Se si guarda agli ultimi 12 mesi il divario si allarga, con i fondi passivi che hanno registrato flussi netti per 177,3 miliardi, mentre le gestioni attive hanno subito deflussi per 113,9 miliardi.

Il boom progressivo

Ma il boom di questi prodotti - strumenti che si limitano a replicare l’andamento di un indice di Borsa senza la pretesa che hanno i fondi attivi di far meglio, ovvero di “battere” quell’indice – non si limita al solo 2023, quando il loro patrimonio ha raggiunto la quota del 25,73% sul totale dei fondi d’investimento (dal conteggio vengono esclusi i fondi monetari e i fondi dei fondi). Colpisce infatti la progressività, si potrebbe dire l’ineluttabilità, di questa crescita: a fine 2022 il loro peso sul totale era del 23,79% e a fine 2021 era del 22.2%. In meno di due anni hanno rosicchiato più di 4 punti percentuali ai loro “cugini” attivi. Se si va indietro nel tempo non cambia nulla: i fondi passivi-Etf crescono anno dopo anno, con una progressione costante e senza arretrare di fronte a qualunque evento. Gli altri fondi tradizionali hanno fatto l’inverso, continuando a perdere quote di mercato mentre in soli 10 anni, dal 2013 al 2023, gli strumenti passivi sono passati dall’11,7% al 25,7%.

Dal punto di vista della quota dei fondi passivi sul totale patrimonio, l’Europa si avvicina sempre di più al dato medio mondiale, che è del 39%, secondo Morningstar. Mentre i soli Etf – che a differenza degli altri fondi passivi sono quotati in Borsa e dunque possono essere comprati e venduti sulle piattaforme digitali - rappresentano circa il 12% del patrimonio totale, laddove negli Usa raggiungono il 50%. Per quanto riguarda i mercati europei dove è più intenso l’utilizzo di Etf, «la Germania è sicuramente uno dei mercati più maturi», commentano ad Amundi, che è il primo asset manager d’Europa con 1.973 miliardi di patrimonio gestito e più di 100 milioni di clienti. «In Italia – aggiungono – assistiamo a un crescente utilizzo di Etf attraverso le piattaforme di trading online e anche Pac (piani di accumulo, ndr) in Etf, per i quali supportiamo svariati intermediari». L’Italia è, secondo l’asset manager francese, «uno dei maggiori mercati di Etf in Europa, con oltre 1.500 strumenti quotati a Piazza Affari. Riteniamo che il mercato italiano sia uno dei più dinamici in Europa, ma ai clienti retail consigliamo sempre di avvalersi di una consulenza professionale».

La rimonta dei passivi in europa in dieci anni sono più che raddoppiati

Quel che manca in Italia non sono tanto gli Etf che svariati operatori mettono a disposizione di clienti retail e professionali, quanto la produzione locale di questi strumenti. Intesa, Generali, Anima, ovvero i più grandi asset manager del nostro Paese, non sono mai voluti entrare in questo mercato, preferendo lavorare con propri fondi d’investimento tradizionali, ovvero quelli attivi. Questi ultimi ottengono dai clienti commissioni più elevate, come “premio” per una gestione attiva.

Il perché del successo

Ma se c’è una ragione che spiega il successo dei fondi passivi e degli Etf è proprio il fatto che costano molto meno dei fondi attivi, mentre la loro performance è generalmente superiore a quella ottenuta dai gestori attivi. Per quanto riguarda i costi, le differenze tra fondi passivi (inclusi gli Etf) e attivi sono notevoli.

Se guardiamo alla sola Italia, il costo medio annuo dei fondi azionari – scrive la Banca d’Italia nell’“Economia per tutti” – è intorno al 2%: «Uno dei motivi per cui i fondi italiani costano di più rispetto alla media europea è che sono per la maggior parte a gestione attiva (uno stile di gestione che comporta costi più elevati e che il gestore copre con le commissioni degli investitori). Negli altri paesi europei sono invece più diffusi i fondi azionari a gestione passiva i cui costi annui sono decisamente più contenuti». I costi ricorrenti indicati dalla Banca d’Italia non tengono peraltro in considerazione altre spese cui vanno incontro sia gli Etf che i fondi comuni. I costi dei primi (commissioni di negoziazione e differenza tra prezzo di acquisto e vendita) sono comunque inferiori a quelli dei fondi, dove possono entrare in funzione anche commissioni di performance, commissioni di entrata e uscita e altre spese.

Il livello dei costi incide molto sulla performance finale, e ciò accade quanto più è lungo il periodo preso in considerazione. Sempre la Banca d’Italia calcola infatti che 10 mila euro investiti in azioni italiane a un ipotetico rendimento lordo del 7% annuo, dopo 20 anni saranno diventati 36.584 con gli Etf e 26.533 con i fondi italiani.

Leggi i commenti