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Catania alla frontiera dei chip, in arrivo un impianto pilota per auto elettriche e satelliti

L’Italia, in cordata con Svezia, Polonia e Finlandia, dovrebbe ottenere dall’Europa 180 milioni per il suo progetto di ricerca avanzata sui microprocessori di potenza, che si useranno in motori elettrici, rinnovabili, laser, aerospazio. A breve operativo il fondo da 3,3 miliardi per sostenere investimenti produttivi
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Un impianto “pilota” per la ricerca sui chip di potenza, quelli che devono resistere ad alti sbalzi di temperatura e – in prospettiva – si useranno in automobili elettriche, impianti rinnovabili, laser e satelliti. Un investimento da circa 200 milioni di euro, per metà con fondi europei, che dovrebbe atterrare a Catania, dove già è presente un distretto delle microelettronica attorno all’impianto della multinazionale St. È il piano che l’Italia presenterà a Bruxelles nell’ambito dei progetti di frontiera sui chip, in cordata con Svezia, Finlandia e Polonia. Con ottime di possibilità di vedersi assegnate le risorse, considerato che il capitolo sui chip di potenza è stato aggiunto proprio su sollecitazione dell’Italia e del ministero per le Imprese, che ha garantito risorse nazionali e assicurato il coinvolgimento di una decina di aziende internazionali, oltre alla stessa St.

Un impianto “pilota” per la ricerca sui chip di potenza, quelli che devono resistere ad alti sbalzi di temperatura e – in prospettiva – si useranno in automobili elettriche, impianti rinnovabili, laser e satelliti. Un investimento da circa 200 milioni di euro, per metà con fondi europei, che dovrebbe atterrare a Catania, dove già è presente un distretto delle microelettronica attorno all’impianto della multinazionale St. È il piano che l’Italia presenterà a Bruxelles nell’ambito dei progetti di frontiera sui chip, in cordata con Svezia, Finlandia e Polonia. Con ottime di possibilità di vedersi assegnate le risorse, considerato che il capitolo sui chip di potenza è stato aggiunto proprio su sollecitazione dell’Italia e del ministero per le Imprese, che ha garantito risorse nazionali e assicurato il coinvolgimento di una decina di aziende internazionali, oltre alla stessa St.

La distribuzione dei fondi

Siamo nell’ambito del Chips Act europeo, l’iniziativa con cui Bruxelles cerca di tenere il passo con gli investimenti miliardari di Stati Uniti e Cina nel settore strategico della microelettronica. Le linee pilota, il cui obiettivo è testare tecnologie di frontiera per portarle alla commercializzazione, sono uno dei pochi rami che a fianco delle risorse degli Stati prevede fondi comuni, 1,67 miliardi di euro per il primo bando pubblicato ieri. Gli altri tre capitoli riguardano i chip a 2 nanometri, dove una cordata capeggiata dal centro di ricerca belga Imec dovrebbe garantirsi 700 milioni di euro, quelli a 7 nanometri ad alta efficienza energetica, su cui la Francia dovrebbe incassare 430 milioni, e quello sul packaging avanzato, dove la cordata guidata dal Fraunhofer tedesco è in pole per 320 milioni. L’Italia e i suoi partner presentano un progetto più piccolo, circa 180 milioni, ma ottenerli sarebbe comunque una vittoria considerato che Bruxelles all’inizio non prevedeva un quarto capitolo. Le risorse europee verranno poi raddoppiate con i fondi nazionali e dei privati: il progetto a guida italiana arriverebbe così a circa 400 milioni, di cui la metà indirizzati al nostro Paese.

I chip di potenza

Anziché il tradizionale silicio, i chip di potenza (wide bandgap) utilizzano materiali diversi come il carburo di silicio, più performanti ad alte temperature e potenze. Una tecnologia chiave per applicazioni come automotive, reti energetiche, laser, aerospazio. E un settore in cui, grazie allo stabilimento St di Catania, l’Italia ha un vantaggio competitivo. Se il bando, che scade a marzo, dovesse andare a buon fine ci vorrà qualche mese per realizzare la linea pilota, che potrebbe diventare operativa all’inizio del 2025. I privati contribuiranno al 10% dell’investimento, con liquidità o apportando macchinari e capitale umano.

La strategia italiana sui chip

Questo centro aggiunge un tassello alla strategia italiana sui chip che il governo sta faticosamente - visto che gli altri Paesi sono partiti prima e con più risorse - cercando di portare avanti. Gli altri già definiti sono il credito di imposta per la ricerca e il centro per il design dei semiconduttori – Fondazione Chips.it – che sorgerà a Pavia per fare da ponte tra ricerca e industria e dovrebbe anche coordinare l’attività dello stabilimento pilota di Catania. La parte che manca ancora è quella produttiva, dove la Germania, la Francia ma anche la Spagna hanno messo sul piatto miliardi di aiuti di Stato per attirare sui loro territori le grandi multinazionali del settore. Anche se il fondo da 3,3 miliardi di euro creato dal governo Draghi nel 2022, dopo un lungo stallo politico-burocratico, dovrebbe diventare finalmente operativo fra qualche settimana, per erogare contributi a fondo perduto ad aziende private che investiranno nel nostro Paese. Il ministero delle Imprese, che fra qualche giorno sarà in missione in Giappone, parla di diverse interlocuzioni aperte, ma ancora nessun accordo definito. Quanti investimenti l’Italia riuscirà effettivamente ad attrarre resta un punto di domanda, come dimostra la vicenda Intel, con il suo stabilimento per il packaging dei semiconduttori prima promesso e poi caduto nel silenzio, anche se non ancora ufficialmente cancellato. Più che competere nell’asta al rialzo per le superfabbriche, l’Italia si sta concentrando sulle nicchie in cui è forte, cercando di allargarle: strategia meno ambiziosa ma forse più realistica.

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