Economia

Ilva, nelle carte del governo lo scippo di Fitto a Giorgetti

Ilva, nelle carte del governo lo scippo di Fitto a Giorgetti
(ansa)

I documenti fanno emergere lo scontro nell’esecutivo e con

la multinazionale ArcelorMittal

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Milano — “Nel confermare pienamente che la nostra interlocuzione risponde tuttora alle determinazioni del governo connesse al rilancio dello stabilimennto ex Ilva di Taranto..., sono a chiedere la trasmissione del piano strategico 2024-2030 presentato dal cda di Acciaierie d’Italia holding (Adih) il 16 novembre scorso...”. Così scriveva su carta intestata della Presidenza del Consiglio il 20 novembre il ministro per gli Affari Europei Raffaele Fitto a Ondra Otradovec, rappresentante del gruppo franco-indiano ArcelorMittal, per rassicurarlo della sua piena investitura da parte del governo Meloni riguardo il dossier ex Ilva. I dubbi in capo ai vertici di Mittal erano sorti in seguito alle lettere ricevute dal socio Invitalia (38%), agenzia posseduta dal Mef, quando ha scoperto che l’11 settembre era stato firmato da Fitto e da Mittal un primo accordo (MoU) sui futuri investimenti da realizzare sul sito di Taranto.

In effetti, l’ultima missiva inviata da Bernardo Mattarella, ad di Invitalia, ai vertici del colosso franco-indiano, datata 14 novembre, qualche dubbio sulla validità dell’accordo sottoscritto da Fitto lo insinuano. «È da rilevare che la sottoscrizione del MoU con il governo italiano - scrive Invitalia - ha determinato la violazione di precise clausole e disposizioni contenute negli accordi sottoscritti anche da parte di Acciaierie d’Italia spa (Adi) e da ArcelorMittal Sa». Il MoU, secondo Invitalia, “avrebbe dovuto veder coinvolti preventivamente anche il cda di Adih e il socio Invitalia”.

Dunque Fitto non ha informato Invitalia e il Mef, che sono i diretti titolari della partecipazione nella ex Ilva, e Mittal non ha avvisato il suo socio e il cda. Un rimpallo di responsabilità che ha creato attriti ma non ha fermato Fitto. Il quale ha ribadito agli indiani il suo ruolo centrale con la lettera del 20 novembre così come avevano fatto i ministri Giorgetti e Urso nei question time in Parlamento. Tutto risolto dunque? No, perché nel frattempo i rapporti tra i soci di Adih si sono ulteriormente deteriorati a seguito dell’assemblea che si è aperta il 23 novembre e che si è chiusa martedì 28 con un nulla di fatto sui soldi da versare per il rilancio dell’azienda. In base alla ricostruzione di Repubblica le discussioni in assemblea hanno riguardato due punti: l’acquisto per 1 miliardo dai commissari straordinari degli impianti ex Ilva e il versamento di almeno 320 milioni nella società per le necessità di breve termine.

Invitalia era del parere di versare i soldi sotto forma di finanziamento soci (sempre che il suo azionista Tesoro glieli fornisca) mentre i consiglieri di Mittal preferivano incaricare il cda a trattare un prezzo migliore per gli impianti senza impegnarsi subito sulla cifra di 1 miliardo, sondando anche le banche per un eventuale finanziamento. Su questa divergenza di vedute si è chiusa l’assemblea ma subito dopo il presidente Franco Bernabè ha aperto un cda per sancire lo stato di crisi.

In quella sede l’idea di convocare una nuova assemblea con un ordine del giorno diverso è stata inizialmente bocciata ma poi su richiesta del socio Mittal, intenzionato ad avanzare una nuova proposta, è stata fissata per il 6 dicembre. Difficilmente per quella data le interlocuzioni che Fitto e Mittal stanno continuando ad avere, anche in questi giorni con il supporto di Palazzo Chigi, arriveranno a un traguardo. Ma potrebbero aprirsi nuovi spiragli.

Intanto l’azienda resiste con le proprie forze e l’ad di Adi Lucia Morselli, nel tentativo di recuperare liquidità, ha fatto un esposto alla procura di Roma contro Invitalia sui 100 milioni chiesti nel 2021 in base al “Fondo sostegno grandi imprese in difficoltà” e mai erogati. Ma Invitalia sostiene che non si possono erogare fondi a società la cui continuità aziendale sia a rischio. Inoltre la società precisa anche “che al momento non sono noti all’Agenzia esposti depositati in Procura in merito all’erogazione di agevolazioni che, essendo fondi pubblici, non possono essere versati a società la cui continuità aziendale sia a rischio, o non sia garantita".

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