La partita Italia-Francia delle banche si gioca sotto lo sguardo del governo
di Carlotta ScozzariLa partita Italia-Francia si gioca anche sul campo finanziario. In tribuna, a osservare il gioco e a fare il tifo, c’è il governo Meloni. Del resto, prima di salire al potere, diversi membri dell’esecutivo avevano spesso criticato le modalità con cui i gruppi transalpini talvolta gestiscono gli affari loro in Italia e i nostri nel loro Paese.
I poteri speciali del golden power
Nei giorni scorsi ha fatto discutere, soprattutto a Parigi dove ha sollevato polemiche, la decisione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, di esercitare i poteri speciali del golden power per bloccare l’acquisizione da parte della francese Safran della torinese Microtecnica. Quest’ultima. fornitrice dei programmi di caccia Tornado ed Eurofighter che equipaggiano le forze armate tedesche e italiane, è controllata dall’americana Collins Aerospace.
In finanza, invece, le operazioni sull’asse italofrancese procedono. Lo dimostra l’accordo di bancassicurazione appena siglato da Bcc Banca Iccrea con Bnp Paribas…
La partita Italia-Francia si gioca anche sul campo finanziario. In tribuna, a osservare il gioco e a fare il tifo, c’è il governo Meloni. Del resto, prima di salire al potere, diversi membri dell’esecutivo avevano spesso criticato le modalità con cui i gruppi transalpini talvolta gestiscono gli affari loro in Italia e i nostri nel loro Paese.
I poteri speciali del golden power
Nei giorni scorsi ha fatto discutere, soprattutto a Parigi dove ha sollevato polemiche, la decisione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, di esercitare i poteri speciali del golden power per bloccare l’acquisizione da parte della francese Safran della torinese Microtecnica. Quest’ultima. fornitrice dei programmi di caccia Tornado ed Eurofighter che equipaggiano le forze armate tedesche e italiane, è controllata dall’americana Collins Aerospace.
In finanza, invece, le operazioni sull’asse italofrancese procedono. Lo dimostra l’accordo di bancassicurazione appena siglato da Bcc Banca Iccrea con Bnp Paribas Cardif, che prevede l’acquisizione da parte del gruppo transalpino del 51% di Bcc Vita.
L’alleanza tra Mps e Axa è invece tornata a essere meramente commerciale dopo la mossa francese dei mesi scorsi. Il gruppo assicurativo, infatti, con l’aumento di capitale di un anno fa, aveva comprato azioni senesi per 200 milioni di euro, diventando il secondo grande socio del gruppo dietro al Tesoro, salvo poi uscire con profitto alla prima occasione utile.
Banco Bpm e dintorni
Sono, però, le vicende intorno al Banco Bpm e alla partecipata Anima Holding a sintetizzare l’arrocco “anti Francia” costruito sotto lo sguardo attento e benevolo del governo. Già nell’agosto del 2022, prima di trovare posto nell’esecutivo, Crosetto aveva messo in guardia che il Crédit Agricole «continua la sua scalata per diventare il secondo polo “italiano” e per controllare tutto il risparmio gestito. Dopo Pioneer toccherà ad Anima? Il tema non è di mercato, è politico».
Crosetto si riferiva al “blitz” con cui la banque verte, nell’aprile del 2022, è entrata a sorpresa al 9,18% nel Banco Bpm. Tale quota è nel frattempo cresciuta al 9,9% ma il numero uno italiano di Crédit Agricole, Giampiero Maioli, ha sempre ribadito che non c’è l’intenzione di superare il 10% dell’istituto milanese. Il gruppo francese, che col Banco Bpm già condivide la società del credito al consumo Agos, si è detto intenzionato ad «ampliare la partnership strategica», dichiarazione di intenti che ha fatto convergere l’attenzione su Anima.
Secondo il ragionamento degli analisti, se mai la controllata dell’Agricole Amundi dovesse perdere l’accordo di distribuzione con Unicredit in scadenza nel 2027, Anima rappresenterebbe un boccone ghiotto per i francesi. La società guidata da Alessandro Melzi d’Eril, che gestisce masse per 182 miliardi (cifra che aumenterà con la recente acquisizione di Kairos Partners), già vede Amundi nel proprio azionariato, con una quota oggi scesa al 2,11% che il gruppo francese ha sempre precisato di possedere attraverso fondi per conto di terzi.
L'azionariato di Anima Holding
In ogni caso, nell’ultimo anno, i rapporti tra Amundi e Unicredit non sono apparsi sempre distesi. A fine ottobre, l’ad della banca milanese, Andrea Orcel, ha espresso l’intenzione di “ribilanciare” l’accordo con il gruppo dell’asset management che nel 2017 aveva rilevato Pioneer, quando ai vertici dell’istituto italiano c’era il francese Jean Pierre Mustier. Senza quelle condizioni migliorative che da tempo chiede, Orcel, forte anche della collaborazione con Azimut, sembra disposto a mettere fine all’alleanza.
Barricate italiane
Intanto, nuovi soci italiani sono spuntati nel Banco Bpm e in Anima. Nell’istituto milanese, Enasarco è salita al 3% affiancando le Fondazioni e le Casse già socie. Mentre l’azionariato di Anima è profondamente mutato da quando Fsi e il gruppo Caltagirone (tramite Gamma srl) sono diventati azionisti rispettivamente al 9,5 e al 3,4%, andando di fatto a costituire uno “scudo anti Francia” con gli altri soci italiani, Banco Bpm e Poste.
Chissà se è anche in virtù di questa situazione che, dopo la titubanza iniziale, ora Amundi, secondo Reuters, sarebbe disposta a rinegoziare il contratto con Unicredit a vantaggio della banca. Dove le due parti, intenzionate a rinnovare l’accordo con reciproca soddisfazione, si incontreranno non si sa. Ma Orcel potrebbe “rivendersi” anche il più piccolo miglioramento con successo dalle parti di Roma, dove i rapporti con il precedente premier Mario Draghi si erano incrinati per la mancata operazione su Mps.