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La resurrezione del bitcoin, dopo due anni torna sopra i 40 mila dollari

La fine della stretta monetaria e l’ipotesi che gli Stati Uniti approvino il primo strumento di investimento in criptomonete spingono i prezzi, che nel 2023 sono cresciuti del 150%. Si scommette che le valute digitali entrino di diritto nella finanza ufficiale, ma lo spettro della speculazione e il giro di vite delle autorità sono sempre dietro l’angolo
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Le montagne russe sono ripartite. Dopo il brusco crollo a cavallo tra 2021 e 2022, seguito da lunghi mesi di stagnazione, i prezzi delle criptomonete stanno di nuovo decollando. Guida il rimbalzo la più nota e diffusa, il bitcoin, che solo nell’ultimo mese è cresciuta del 20% e addirittura del 150% dall’inizio dell’anno, tornando sopra i 40 mila dollari. Seguono con un po’ di ritardo gli “altcoin”, cioè tutte le altre. Nel complesso la capitalizzazione delle monete digitali è tornata oltre quota 1.500 miliardi di dollari, un valore che non toccava dall’aprile del 2022, quando il collasso tecnico del progetto Terra – in teoria stabile, perché ancorato al dollaro – e quello fraudolento della borsa Ftx – con arresto dell’ex ragazzo prodigio Sam Bankman-Fried – avevano precipitato l’intero settore dalle vette (quasi 3mila miliardi di capitalizzazione) agli abissi (circa 760 miliardi). La parola fine sulla parabola delle cripto, secondo molti.

Le montagne russe sono ripartite. Dopo il brusco crollo a cavallo tra 2021 e 2022, seguito da lunghi mesi di stagnazione, i prezzi delle criptomonete stanno di nuovo decollando. Guida il rimbalzo la più nota e diffusa, il bitcoin, che solo nell’ultimo mese è cresciuta del 20% e addirittura del 150% dall’inizio dell’anno, tornando sopra i 40 mila dollari. Seguono con un po’ di ritardo gli “altcoin”, cioè tutte le altre. Nel complesso la capitalizzazione delle monete digitali è tornata oltre quota 1.500 miliardi di dollari, un valore che non toccava dall’aprile del 2022, quando il collasso tecnico del progetto Terra – in teoria stabile, perché ancorato al dollaro – e quello fraudolento della borsa Ftx – con arresto dell’ex ragazzo prodigio Sam Bankman-Fried – avevano precipitato l’intero settore dalle vette (quasi 3mila miliardi di capitalizzazione) agli abissi (circa 760 miliardi). La parola fine sulla parabola delle cripto, secondo molti.

La decisione della Sec

E invece la dipartita di bitcoin e affini pare ancora una volta notizia esagerata, ora che le vette dei giorni migliori (69 mila dollari) tornano in vista. Alla base dei recenti guadagni ci sono una serie di fattori, alcuni comuni ad altre classi finanziarie, tutte molto euforiche, altri specifici. Il primo è il fatto che la stretta monetaria delle Banche centrali pare arrivata all’apice, riportando in auge investimenti più speculativi. Il secondo, più tecnico, è che ad aprile del prossimo anno arriverà l’halving, uno di quei passaggi programmati in cui il numero di nuovi bitcoin messi in circolazione si dimezza, contribuendo ad aumentare il valore di quelli che già circolano. Il terzo è il fatto che la Sec, il regolatore americano, potrebbe presto approvare il primo strumento di investimento “Etf” con in pancia veri bitcoin, sancendo così l’ingresso del re delle cripto nel (ricco) club della finanza ufficiale.

Senza regole

Sarebbe un deciso cambio di rotta, dopo dieci anni di autorizzazioni negate. E permetterebbe ai grandi gestori di risparmi e capitali – l’ultima richiesta arriva dal re del settore, Blackrock – di offrire all’uomo della strada investimenti in criptovalute senza dover passare dagli “exchange”, le molte opache e poco regolate borse cripto. Da questo punto di vista la condanna di Sam Bankman-Fried e il patteggiamento con maxi multa a Binance, il più grande tra gli scambi, rappresenterebbero ulteriori elementi di chiarezza: da qui in avanti – si spera – tutto sarà più trasparente e solido. Anche se i dubbi di fondo su natura e stabilità delle cripto restano tutti. Ormai in pochi credono alla promessa delle origini, cioè che il bitcoin possa essere un vero strumento di pagamento alternativo. La domanda più sensata è se debba essere sdoganato come legittimo strumento di investimento, per quanto volatile, oppure osteggiato come valore “grigio”, speculativo e manipolabile, utile per lo più ai criminali. I regolatori del mondo continuano a rispondere in modi opposti, tra chi accetta e magari incoraggia, come Dubai e Singapore, chi bandisce, come la Cina, e chi come la Bce lancia versioni digitali delle monete tradizionali per togliere la terra sotto i piedi a quelle anarcoidi della Silicon Valley.

Bolla o non bolla

Resta il fatto che l’ottimismo è tornato e sta alimentando un’ondata rialzista che ha reso le cripto – di nuovo – l’investimento più lucrativo dell’anno, meglio di oro, azioni o titoli di Stato. In questo nuovo ciclo non si è ancora visto il fiorire di progetti tutto marketing e niente sostanza spuntati in passato, e poi scoppiati come bolle di sapone: dagli “shitcoin”, letteralmente "monete di pupù”, agli Nft, oggetti digitali da collezione. Per i più ottimisti è un altro segno che stavolta non c’è speculazione, che a muovere il prezzo è una concreta prospettiva di istituzionalizzazione. Ma è solo l’inizio e la classica “Fomo” da bitcoin, cioè la paura di perdere il treno, potrebbe scattare da un momento all’altro: arricchendo per l’ennesima volta i grandi capitali che comprano e vendono per primi, e facendo scoppiare la bolla in faccia alla grande massa di follower.

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