La strage dei giornali locali Usa
di Mario PlateroÈ un’ecatombe: l’accelerazione con la quale spariscono i giornali locali in America è preoccupante. In 20 anni la California ha perso 524 testate, solo a Los Angeles 104. Nell’area metropolitana di New York hanno chiuso 210 testate. In Texas ben 29 contee non hanno neppure un giornale, un record in America, e secondo il New York Times le chiusure complessive in poco meno di vent’anni sono state 2.900. Secondo uno studio della Northwestern University, dal 2005 l’America ha perso i due terzi della forza lavoro giornalistica, con una media di 2,5 giornali a settimana che spariscono dalla circolazione.
Preoccupante, anzi devastante. Ma questo è niente se ai numeri aggiungiamo un altro trend che si va affermando a partire da quest’anno in molte catene di giornali che gestiscono edizioni locali: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scrivere, impaginare, stampare o disseminare anche su Internet le notizie. In apparenza la testata sopravvive, ma è svuotata interamente dei giornalist…
È un’ecatombe: l’accelerazione con la quale spariscono i giornali locali in America è preoccupante. In 20 anni la California ha perso 524 testate, solo a Los Angeles 104. Nell’area metropolitana di New York hanno chiuso 210 testate. In Texas ben 29 contee non hanno neppure un giornale, un record in America, e secondo il New York Times le chiusure complessive in poco meno di vent’anni sono state 2.900. Secondo uno studio della Northwestern University, dal 2005 l’America ha perso i due terzi della forza lavoro giornalistica, con una media di 2,5 giornali a settimana che spariscono dalla circolazione.
Preoccupante, anzi devastante. Ma questo è niente se ai numeri aggiungiamo un altro trend che si va affermando a partire da quest’anno in molte catene di giornali che gestiscono edizioni locali: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scrivere, impaginare, stampare o disseminare anche su Internet le notizie. In apparenza la testata sopravvive, ma è svuotata interamente dei giornalisti. Testate fantasma, impostate da un pilota automatico: ricevono il materiale da banche dati centrali, e grazie ad algoritmi custom made, adattano e riscrivono i testi con i loro programmi, elaborano e poi pubblicano senza alcun aiuto umano.
Una rivoluzione Usa
Una rivoluzione per tutti ovviamente. Ma per l’America in particolare, che ha sempre contato su mobilitazione e sostegno delle comunità attorno a giornali locali anche in concorrenza fra loro. Anche perché gli americani non si fidano necessariamente dei procuratori o dei funzionari locali preposti ai controlli: sono eletti, e soprattutto su base molto locale sono spesso corrotti dalla politica. Ecco che il cane da guardia, il “watchdog”, restava il giornale con i suoi giornalisti. Non solo: questi piccoli o piccolissimi giornali erano il training camp per giovani reporters consigliati da sempre di farsi le ossa nelle piccole testate dove potevano seguire un po’ tutto. Infine le testate locali avevano un ruolo di prima linea nella raccolta delle notizie: sempre Northwestern ha calcolato che l’85% delle notizie che arrivavano alla stampa nazionale partivano da testate locali.
Il declino dei locali
C’è dunque in corso una vera e propria rivoluzione culturale indotta dall’intelligenza artificiale che trasforma in modo radicale il modo di fare giornalismo, il ruolo del giornale per la comunità, quello per la formazione e per la creazione stessa dei flussi di notizie che partono da mille rivoli per arrivare alle arterie nazionali.
Gli esempi
Prendiamo l’Henderson Gleaner, pubblicato a Henderson, cittadina del Kentucky di 30 mila anime: esce tutti i giorni tranne il lunedì, com’è sempre stato dal 1883, quando fu fondato da Clarence Christian Givens. Per i successivi 140 anni è rimasto leader locale anche quando le testate in concorrenza fra loro in paese erano addirittura 12. Alla fine è rimasto il Gleaner. Fino a un anno fa aveva un redazione di una ventina di giornalisti che seguivano come sempre la cronaca locale, erano in contatto con la polizia, andavano in tribunale, investigavano “soffiate” e tenevano il fiato sul collo di politici e funzionari locali e tenevano insieme la comunità. Dopo alcuni passaggi il giornale è finito a Gannett, editore di Usa Today, che controlla la più grande catena di giornali in America: 261 quotidiani e 302 settimanali, nel 2019, con una forza lavoro di circa 25 mila dipendenti. Oggi, quattro anni dopo, sono rimasti circa 217 quotidiani e 175 settimanali. La forza lavoro è caduta a 11 mila dipendenti. Sono state chiuse 171 testate.
La classifica dei quotidiani americani Il Wall Street journal primo per distacco
Lo stesso vale per Alden Group, un hedge fund che ha messo insieme la seconda più importante catena americana, con circa 200 quotidiani, e fra questi molti di grande prestigio, come il Chicago Tribune, il Denver Post, il Mercury News, il Boston Herald, tutti giornali di una certa rilevanza statale se non nazionale e ancora densamente popolati da redazioni attive. Ma la strategia di Alden Group è stata leggermente diversa da quella di Gannett. Ha cercato di acquistare importanti testate che un tempo, come il Chicago Tribune, restavano nazionali. Ha mantenuto le redazioni, ma le ha ridimensionate applicando regole statistiche inflessibili: se due testate con vendite e comunità simili avevano produttività diverse, ad esempio una produceva più notizie con un minor numero di giornalisti, l’altra era obbligata a fare lo stesso. Si riduceva il numero di giornalisti al livello dell’altra e il direttore doveva occuparsi di ottenere l’aumento di produttività.
Non solo. La strategia di Alden era sfruttare i valori immobiliari delle sedi delle testate, spesso nei centri storici: spostava la sede in periferia e ristrutturava gli immobili originari. Ma un’altra inchiesta del Wall Street Journal ci dice che oggi anche Alden, una delle aziende più riservate d’America, sta facendo in molte testate locali applicazioni di intelligenza artificiale: «Risulta – ha scritto il quotidiano – che decine di testate locali siano state svuotate dei giornalisti e siano confezionate soltanto da algoritmi». In alcuni casi freelance locali producono storie locali, ma non sono dipendenti del giornale e in genere sono più storie di costume che investigative.
Le nuove start up
Possibile che andando avanti su questi ritmi tutto sparisca nel nulla? Non necessariamente. L’aspetto schumpeteriano è sempre attivo in America. Nuove testate digitali nascono sotto forma di start-up. Molte attività news si ripropongono sotto forma di non profit. La piu celebre è ProPublica, su base nazionale. Ma una start up digitale lanciata appena sei anni fa, Axios, fondata dai creatori di Politico.com, ha avuto uno straordinario successo nazionale e ha già cominciato a produrre edizioni digitali locali seguendo il suo modello di “controlled circulation”. È stato il successo mediatico più importante degli ultimi decenni: dopo appena cinque anni è stata venduta alla Cox Media di Atlanta per 550 milioni di dollari. E dà lavoro a 500 giornalisti.
E a Henderson, Kentucky, che succede? In alternativa al Gleaner è spuntato Vince Tweddell, professore di giornalismo, con una nuova testata chiamata Hendersonian, scritta soprattutto da lui. Per ora le cinquemila copie al mese e il sito sono gratis e funziona con la pubblicità. Lo stesso è successo a Houston, El Paso e in New Mexico e in altre parti d’America. Cambieranno pelle, ma da che mondo è mondo i reporter esistono e non saranno spazzati via. Neppure dalle minacciose incursioni dell’intelligenza artificiale.