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Tv, dischi, gadget: la favola di Happy Days ha conquistato il mondo 50 anni prima di Netflix

IN BIANCO, FONZIE

 (ansa)
Il 15 gennaio 1974 la Abc mandava in onda il primo episodio della serie. Il suo successo anche economico non si è ancora esaurito, trascinato anche dai pezzi da collezione
3 minuti di lettura

NETFLIX, mezzo secolo prima. A metà degli anni Settanta, decine di televisioni al mondo trasmettono una serie che raggiungerà così un oceano di case. Siamo decenni prima che Netflix, Disney+ o Amazon Prime rendessero possibile, a volte immediato, un successo planetario.

Mese dopo mese, risata dopo risata, questa serie tv anticipatrice dei tempi renderà più spensierate milioni di famiglie negli Stati Uniti (dove nasce), in Canada, in tutta Europa, perfino in Israele, in Giappone e in India.

Persone più felici, visto che la serie si chiama Happy Days. Il prossimo gennaio – pieni di affetto per Fonzie e gli altri protagonisti – festeggeremo i 50 anni dalla messa in onda della prima delle 255 puntate, il 15 gennaio 1974.

FONZIE CON IL NIPOTINO

 

NETFLIX, mezzo secolo prima. A metà degli anni Settanta, decine di televisioni al mondo trasmettono una serie che raggiungerà così un oceano di case. Siamo decenni prima che Netflix, Disney+ o Amazon Prime rendessero possibile, a volte immediato, un successo planetario.

Mese dopo mese, risata dopo risata, questa serie tv anticipatrice dei tempi renderà più spensierate milioni di famiglie negli Stati Uniti (dove nasce), in Canada, in tutta Europa, perfino in Israele, in Giappone e in India.

Persone più felici, visto che la serie si chiama Happy Days. Il prossimo gennaio – pieni di affetto per Fonzie e gli altri protagonisti – festeggeremo i 50 anni dalla messa in onda della prima delle 255 puntate, il 15 gennaio 1974.

FONZIE CON IL NIPOTINO

 

Il libro “La nostra storia”

Di felicità l’America ha un disperato bisogno, in quel momento. Giuseppe Ganelli, un medico radiologo di Codogno (Lodi), è il più grande collezionista di memorabilia sulla serie tv in tutto il Pianeta. Lo dice il Guinness dei primati.

Nel libro “La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days” (2023) – scritto con il giornalista di Radio Radicale Emilio Targia, un’autentica bibbia sulla serie – Ganelli spiega che gli americani si trovano stretti in una tenaglia di angoscia. Da una parte c’è la guerra in Vietnam, che finirà solo nel 1975. Dall’altra l’aumento dei prezzi – più 11,3% nel 1974 – che flagella il loro potere d’acquisto.

A inizio degli anni Settanta, l’industria dell’intrattenimento volge lo sguardo, con nostalgia, agli anni 50 e 60: quelli dell’ingenuità perduta. Nascono così il musical Grease (1971), il film American Graffiti (1973, regista un certo George Lucas di Guerre Stellari) ed Happy Days, che diventa il più insolito antidoto all’inflazione e alla malinconia galoppante.

La puntata pilota

Dietro le quinte, la macchina del denaro si mette subito in moto. La rete tv Abc si aggiudica i diritti dell’episodio pilota, prodotto per sondare il gradimento dei telespettatori, per 100 mila dollari. Una cifra record.

L’episodio si intitola “Love and the Happy Days” e va in onda a febbraio del 1972. Ventitre mesi dopo, ecco arrivare la prima puntata ufficiale. E più le persone ridono per le avventure di Fonzie, Ritchie e dell’intera famiglia Cunningham, più Happy Days macina profitti miliardari soprattutto a partire dal 1976, terza stagione.

Quell’anno, ogni martedì sera, la Abc conquista oltre 30 milioni di spettatori che consacreranno Happy Days come la trasmissione più vista della rete per l’intero anno. Coca-Cola, Alka-Seltzer, Nivea e decine di altre aziende si contendono all’asta l’ultimo spot prima della sigla.

La Rai nel 1977

Da quel momento il telefono delle quattro società di produzione (tra cui la Paramount Television) comincia a squillare freneticamente. Vogliono la serie tv la Cbc in Canada, la Bbc in Inghilterra, Tf1 in Francia, la stessa Rai, che propone l’episodio inaugurale l’8 dicembre del 1977.

Direttore generale della tv di Stato è Pierantonio Berté, già deputato per quattro legislature, democristiano, giornalista, poeta. A Palazzo Chigi siede Giulio Andreotti. Il nostro Paese, angosciato dal terrorismo, sente un po’ suo il mattatore della serie – Fonzie – cui gli autori attribuiscono il nome italiano di Fonzarelli. E così, anche così, si va avanti.

Ma è la longevità di Happy Days a impressionare. Se oggi serie di grido spariscono dai cataloghi dalle piattaforme di streaming in pochi mesi, Happy Days sopravvive al suo ultimo episodio – “La vita continua” – che gli americani seguono il 19 giugno 1984 (commossi dal matrimonio tra Joanie e Chachi).

I CUNNINGHAM SI BACIANO NELLA C3

 

Lo spot virtuale

Negli Stati Uniti ad esempio ripescano la serie tv le emittenti via cavo Nick at Nite e TV Land (nel 2003). E anche l’Italia torna a scommettere sulle imprese della famiglia Cunningham. Ancora nel 2008 Mediaset gioca la carta Happy Days al mattino. Due episodi vanno in onda alla 9 raggiungendo, in primavera, ascolti onorevoli, vicini al 6%, su Italia 1. Il canale satellitare Fox Retrò, di Sky, prolunga la visione al 2013.

Anche la pubblicità conserva la sua presa. Nel 2005, la Citroën propone negli Usa uno spot che resterà nella storia. I protagonisti di Happy Days – giovanissimi e sorridenti – compaiono a bordo della C3 accanto ad attori del presente nel parcheggio del locale reso famoso dalla serie tv, Arnold’s. Lo spot mischia ad arte passato e presente, a quasi vent’anni da ChatGPT e Dall-E.

Happy Days – 14 premi in carriera, a partire dagli Emmy Awards del 1978 – è una miniera d’oro e non del tutto esaurita. I produttori distribuiscono i 255 episodi sia sulle cassette Vhs sia sui Dvd e i Blu-ray, tuttora in commercio. Oggi il cofanetto con le 11 stagioni in italiano costa 43,90 euro (con 5 stelle su 5 di gradimento, su Amazon.it).

FONZIE E MORK

 

La sigla in classifica

Happy Days è una macchina da soldi anche per gli autori della sigla, un inno alla spensieratezza che nel 1976 raggiunge il quinto posto della Billboard Hot 100 in America, il terzo in Canada, il dodicesimo qui in Italia.

Nel 1979 è la volta della serie a fumetti (editore la Western Publishing) e delle Figurine Panini, due anni dopo dei cartoni animati della Hanna-Barbera Productions, nel 1999 del musical che avvia da Londra un tour mondiale di sei mesi.

E mentre centinaia di prodotti portano il volto dell’attore Henry Winkler (Fonzie) – giubbotti, giradischi, flipper, lattine di sidro, pupazzi, puzzle – cinque altre serie prendono forma grazie a Happy Days.

Il leggendario Robin Williams – per anni artista di strada – veste i panni dell’extraterrestre Mork nell’episodio di Happy Days del 28 febbraio 1978. Lo guardano in 28 milioni. E il 14 settembre la serie Mork & Mindy è già in onda. Un altro successo planetario, quando Netflix ancora non c’era.

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