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Il nodo delle pensioni dei medici rallenta la manovra, a rischio l’ok prima di Natale

(ansa)
La legge di bilancio è ferma al Senato. Fumata nera al vertice governo-partiti. Il ministro Ciriani prova ad accelerare: “Emendamenti entro venerdì”
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ROMA - Doveva essere la manovra dai tempi record. Da portare a casa a metà dicembre, al massimo entro Natale. Quasi una formalità, il passaggio in Parlamento, per via dell’ordine impartito da Palazzo Chigi: nessun emendamento della maggioranza. Giorgia Meloni era sicura che sarebbe andata così. E invece la legge di bilancio si è incagliata. Ferma, al Senato. Eccola la grande paura che agita la premier: chiudere la partita, alla Camera, tra il 25 dicembre e fine anno. Uno smacco.

Il caos regna sovrano a Palazzo Madama. Lunedì, al termine di una riunione fiume con i capigruppo di maggioranza e opposizione, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ammette che “prevedere adesso i tempi è difficile”. Eppure l’incontro era stato convocato sabato proprio per far rientrare il rischio di uno slittamento. Che invece resta un’opzione, tutt’altro che secondaria.

La fumata nera prende forma durante il vertice durato tre ore, in due atti. Prima con la maggioranza, poi si unis…

ROMA - Doveva essere la manovra dai tempi record. Da portare a casa a metà dicembre, al massimo entro Natale. Quasi una formalità, il passaggio in Parlamento, per via dell’ordine impartito da Palazzo Chigi: nessun emendamento della maggioranza. Giorgia Meloni era sicura che sarebbe andata così. E invece la legge di bilancio si è incagliata. Ferma, al Senato. Eccola la grande paura che agita la premier: chiudere la partita, alla Camera, tra il 25 dicembre e fine anno. Uno smacco.

Il caos regna sovrano a Palazzo Madama. Lunedì, al termine di una riunione fiume con i capigruppo di maggioranza e opposizione, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ammette che “prevedere adesso i tempi è difficile”. Eppure l’incontro era stato convocato sabato proprio per far rientrare il rischio di uno slittamento. Che invece resta un’opzione, tutt’altro che secondaria.

La fumata nera prende forma durante il vertice durato tre ore, in due atti. Prima con la maggioranza, poi si uniscono anche i rappresentanti di Pd, M5s, Italia Viva e Avs. Le opposizioni chiedono di vedere le carte. Tradotto: il governo deve presentare gli emendamenti che daranno forma alle proprie modifiche. Il prima possibile.

La norma che scotta è il taglio alle pensioni dei dipendenti pubblici. I tecnici del ministero dell’Economia sono al lavoro per correggere il testo, ma le opposizioni vogliono essere della partita, con le loro proposte di modifica. In altre parole vogliono evitare che l’esame in commissione Bilancio, ancora dormiente, si riduca al rito della bocciatura, senza tempi di discussione adeguati e con una corsia preferenziale riservata esclusivamente alle correzioni del governo.

È una questione di contenuti, ma anche di relazioni con l’esecutivo. Che tutto può permettersi tranne che un ostruzionismo se vuole sbloccare la manovra incagliata.

Ma l’equilibrio tra le richieste delle opposizioni e le aperture che può dare l’esecutivo non c’è. A iniziare dal decreto Anticipi, atteso tra martedì e mercoledì nell’aula del Senato. Le opposizioni chiedono un “segnale politico”: il via libera ad alcuni ordini del giorno su diversi temi, soprattutto sulle pensioni, da Opzione Donna all’Ape sociale.

Un segnale che poi - è la richiesta - deve tradursi in fatti con la legge di bilancio. Ma Ciriani frena perché il pressing è oneroso. Apre alla possibilità di non ricorrere alla fiducia, ma a una condizione. Esplicitata così: “Non la mettiamo – dice – se il numero degli emendamenti è limitato e se l'opposizione condivide l'idea di un passaggio in Senato non ostruzionistico sui temi che ha a cuore”.

Per il Pd e i 5 stelle, l’atteggiamento che avrà il governo su questo provvedimento sarà una sorta di test in vista della manovra. Su cui, come si diceva, chiedono che l’esecutivo esca allo scoperto. Ciriani è fiducioso su un’accelerazione, quanto meno sul deposito degli emendamenti del governo. “Contiamo - annuncia - di potercela fare entro questa settimana”. Ma in ambienti di governo si professa - eufemismo - cautela.

In ogni caso la discussione in commissione entrerà nel vivo solo la settimana prossima. Martedì una riunione dei capigruppo aggiornerà il calendario: la manovra doveva arrivare in aula il 12 dicembre. Impossibile. Eccolo l’affanno del governo. E il rischio di chiamare i deputati in aula tra Natale e Capodanno per il via libera alla manovra “lumaca”.

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