MILANO – Giornata calda sul fronte europeo con la riunione dell’Eurogruppo in corso nel pomeriggio con il Mes e la riforma del Patto di Stabilità al centro delle discussioni. Poco prima dell’incontro si è espresso con moderato ottimismo il commissario all’economia Paolo Gentiloni, secondo cui le probabilità di raggiungere in queste ore un accordo sulla riforma del patto di stabilità sono al "51%". Nell'Ue, ha aggiunto, "non abbiamo bisogno di regole di austerity", ma "di regole che consentano una graduale riduzione del debito e che lascino contemporaneamente spazio agli investimenti indispensabili per la crescita" economica. "Lavoreremo per avere questa soluzione, che è l'equilibrio che era alla base della proposta della Commissione".
E proprio di regole europee ha parlato questa mattina il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire: "Siamo a un accordo al 90% sulle linee principali della riforma del Patto di stabilità e crescita. La Francia ha compiuto passi significativi nei confronti della Germania, non siamo bloccati sulla proposta della Commissione" ha detto in un briefing con la stampa prima della riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona "Abbiamo accettato una clausola di salvaguardia con una riduzione del livello del debito sul Pil di un punto in media all'anno; abbiamo accettato una clausola di salvaguardia sul deficit all'1,5%. Rimane una linea rossa che la Francia non oltrepasserà che riguarda gli investimenti e le riforme strutturali", ha aggiunto. Ottimismo espresso anche dal vice presidente dellla Commissione Valdis Dombrovskis: “Ci sono ancora delle divergenze tra gli Stati membri sulle regole fiscali ma se tutti gli Stati adottano un approccio costruttivo penso che queste differenze siano sormontabili e penso che sia fattibile concludere le discussioni oggi e domani", ha detto. “"Ci sono ancora delle differenze tra gli Stati membri sulle regole fiscali, ma se tutti gli Stati approcciano questo processo in maniera costruttiva penso che queste differenze siano superabili".
Più cauto il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner: “La Germania arriva a Bruxelles con la consapevolezza che un accordo è possibile", ha detto aggiungendo che Francia e Germania hanno potuto già trovare un accordo "sul 90%". "Ci sono ancora domande senza risposta: quel 10% dove non siamo ancora d'accordo tra di noi potrebbe essere decisivo, il mio amico Bruno Le Maire ha già spiegato che si tratta della questione della procedura per i disavanzi, originariamente c'era un accordo per non toccarla ed è per questo che dobbiamo vedere insieme come possiamo costruire su questo tema un ponte comune".
Il nodo Mes
Il nodo Mes è in realtà appeso soprattutto all’Italia, unico Paese a non avere ancora ratificata la riforma del trattato. I partner europei si attendono da Giorgetti un aggiornamento sulla posizione italiana dopo che i quattro mesi di rinvio votati dal Parlmento sono ormai scaduti e il governo italiano deve chiarire quale posizione il Paese intende mantenere. "È abbastanza chiaro che tutti vogliono sapere che cosa succede ora" ma non è attesa "una grande discussione" sul tema, ha spiegato un funzionario europeo ieri all’Ansa.
Il confronto sulle nuove regole
Le nuove regole del Patto di Stabilità saranno soprattutto al centro della cena in programma questa sera al termine della riunione dell’Eurogruppo, alla vigilia della riunione dell’Ecofin di domani. La posizione italiana è stata ribadita nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: no a regole troppo stringenti che potrebbe ostacolare la crescita dei Paesi. C'è poi una condizione "imprescindibile" posta dall'Italia, che - ha spiegato martedì Giorgetti- ha ottenuto il risultato dello scorporo delle spese della difesa: dare "sufficiente spazio agli investimenti per la transizione" green e digitale e, nel primo ciclo di applicazione delle nuove regole, consentire ai Paesi come il nostro che hanno concordato Pnrr "ambiziosi" di poter accedere all'estensione del periodo di aggiustamento da 4 "a 7 anni".
La mozione al Senato: “Con mancata intesa proroga della clausola di salvaguardia”
Sulla sponda domestica, dalla Maggioranza arriva l’indicaizone al governo di chiedere una possibile proroga del regime transitorio in caso di mancata intesa sulla riforma del Patto. "In caso di mancata intesa a livello europeo entro la fine del 2023, si sostenga, laddove ricorrano le condizioni, la proroga della clausola di salvaguardia generale del patto in attesa di una proposta che ottenga il consenso degli stati membri", si legge nella risoluzione approvata dalla commissione bilancio del senato sulle proposte europee di riforma del quadro di regole della governance economica dell'ue, relatrice Lavinia Mennuni (Fdi).
Nella risoluzione si chiede di prevedere che il piano strutturale e di bilancio a medio termine privilegi "un approccio favorevole alla crescita economica, incentivando gli investimenti in modo da favorire la riduzione del rapporto debito/pil attraverso politiche atte ad aumentare il denominatore (e non soltanto a ridurre il numeratore di tale rapporto)"; "siano conciliate le esigenze di una graduale e realistica riduzione del debito con la previsione di adeguati spazi fiscali per le politiche di stabilizzazione del ciclo economico e per le politiche strutturali di supporto alla crescita economica e allo sviluppo duraturo" e "siano previsti adeguati strumenti che preservino e incentivino gli investimenti in modo da favorire la riduzione del rapporto debito/pil attraverso politiche atte ad aumentare il denominatore (e non soltanto a ridurre il numeratore di tale rapporto)"; "siano conciliate le esigenze di una graduale e realistica riduzione del debito con la previsione di adeguati spazi fiscali per le politiche di stabilizzazione del ciclo economico e per le politiche strutturali di supporto alla crescita economica e allo sviluppo duraturo" e "siano previsti adeguati strumenti che preservino e incentivino gli investimenti pubblici per la sicurezza, la difesa e per i programmi di interesse europeo finanziati con risorse nazionali".