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Doppiatori, stop agli algoritmi che “copiano” la voce. Nel nuovo contratto le tutele nei confronti dell’intelligenza artificiale

Giancarlo Giannini fotografato durante una sessione di doppiaggio

 
L’accordo tra Anica e Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil arriva a 12 anni dalla scadenza del precedente. Ancora in trattativa tutti gli altri settori dello spettacolo, dagli attori alle troupe. I sindacati contestano l’indennità di discontinuità: “Esclude molte figure professionali”
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ROMA – Divieto di “modifica, rielaborazione e utilizzo in qualsiasi altra forma della voce di ciascun interprete per sviluppare o addestrare algoritmi di intelligenza artificiale (machine-learning)”. Il nuovo contratto collettivo di lavoro dei doppiatori, arrivato a 12 anni dalla scadenza del precedente, e dopo tre settimane consecutive di sciopero, elabora per la prima volta una sorta di “copyright” sull’uso della voce. Stabilendo, all’articolo 22, che “in assenza di espliciti accordi”, la voce usata per il doppiaggio non possa essere poi sfruttata per usi diversi dal prodotto audiovisivo per il quale si è stabilito di impiegarla. E dunque stop anche a “ogni attività di estrazione di testo e dati e a ogni campionamento”.

La preoccupazione dei possibili impieghi abusivi delle voci usate per il doppiaggio da parte dei programmi di intelligenza artificiale ha motivato sindacati e artisti quanto la questione economica legata all’aumento delle tariffe minime. Gli artisti italiani non so…

ROMA – Divieto di “modifica, rielaborazione e utilizzo in qualsiasi altra forma della voce di ciascun interprete per sviluppare o addestrare algoritmi di intelligenza artificiale (machine-learning)”. Il nuovo contratto collettivo di lavoro dei doppiatori, arrivato a 12 anni dalla scadenza del precedente, e dopo tre settimane consecutive di sciopero, elabora per la prima volta una sorta di “copyright” sull’uso della voce. Stabilendo, all’articolo 22, che “in assenza di espliciti accordi”, la voce usata per il doppiaggio non possa essere poi sfruttata per usi diversi dal prodotto audiovisivo per il quale si è stabilito di impiegarla. E dunque stop anche a “ogni attività di estrazione di testo e dati e a ogni campionamento”.

La preoccupazione dei possibili impieghi abusivi delle voci usate per il doppiaggio da parte dei programmi di intelligenza artificiale ha motivato sindacati e artisti quanto la questione economica legata all’aumento delle tariffe minime. Gli artisti italiani non sono i soli a temere di essere fagocitati dall’intelligenza artificiale: negli ultimi mesi anche gli attori americani hanno protestato con forza contro il suo uso per la creazione di contenuti “a basso costo” che faccia a meno del contributo retribuito di interpreti, sceneggiatori, registi. Il “controllo” dell’intelligenza artificiale è entrato anche nel contratto di lavoro siglato dagli sceneggiatori Usa a settembre.

L’Italia quindi non fa eccezione, anche se il controllo dell’intelligenza artificiale non è stato l’unico nodo della trattativa, che ha anche definito ritmi ragionevoli di lavoro e trattamenti economici adeguati. Il contratto dei doppiatori riconosce che non è “logico nè possibile impedire le evoluzioni tecnologiche che si sono concretizzate e che si concretizzeranno nel prossimo futuro”. Ma si può impedire, questo sì, che finiscano per divorare un rinomato e consolidato lavoro artigianale, qual è quello dei doppiatori italiani. E naturalmente degli attori: la stessa norma, conferma la Slc Cgil, verrà riproposta anche nel contratto degli interpreti del cineaudiovisivo, anche se “ovviamente non sarà una fotocopia di quello contenuto nel Ccnl doppiaggio, per tenere conto delle specificità del mestiere”.

Il contratto degli attori cinematografici e televisivi, il primo nella storia italiana, visto che finora è sempre esistito solo un contratto per gli attori teatrali, è alla stretta finale, e per i sindacati di settore, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, ha un grande peso proprio perché non ci sono precedenti nel nostro Paese. Ma tutto il settore dello spettacolo è in agitazione per il rinnovo dei contratti, dagli stuntmen alle troupe: si tratta di accordi ampiamente scaduti, in qualche caso da oltre vent’anni.

Sul tavolo anche le tutele del welfare: i sindacati contestano la normativa sull’indennità di discontinuità, la nuova cassa integrazione ritagliata su misura per i lavoratori dello spettacolo. “È una misura sbagliata perché la platea individuata esclude buona parte degli artisti – affema Sabina Di Marco, segretaria nazionale Slc – per includere invece figure professionali che non rientrano nei contratti collettivi dello spettacolo”. Per poterne fruire, inoltre, è necessario aver svolto nel corso dell’anno precedente 60 giornate lavorative: un numero “troppo alto”, come “troppo ristretto” è il lasso di tempo in cui è conteggiato il tetto al reddito di 25 mila euro: il calcolo andrebbe fatto “almeno sui due anni precedenti – sottolinea Di Marco – e non su uno solo”.

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