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Pnrr, da Scampia a Corviale. A rischio i piani per le periferie

Il complesso delle Vele di Scampia

 
L’Ecofin ha approvato la revisione del Piano, ma per i Pui, la riqualificazione urbana nei Comuni, i soldi sono meno del previsto
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ROMA - Doveva essere il progetto della rinascita. Con un titolo evocativo: Restart Scampia. E con i soldi del Pnrr, a rilanciare l’investimento iniziale. Trecento nuovi alloggi, un asilo nido e una scuola materna, ma anche un centro polifunzionale, botteghe e laboratori artigianali nella periferia nord di Napoli che punta a voltare pagina, con l’addio agli ecomostri delle Vele.

E invece Restart Scampia rischia di finire nel cestino. Di diventare il progetto simbolo del fallimento di uno dei capitoli più qualificanti - i Piani urbani integrati - del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Del vecchio Piano perché quello nuovo, approvato venerdì in via definitiva dall’Ecofin, taglia 1,6 miliardi ai Pui, che potranno contare su…

ROMA - Doveva essere il progetto della rinascita. Con un titolo evocativo: Restart Scampia. E con i soldi del Pnrr, a rilanciare l’investimento iniziale. Trecento nuovi alloggi, un asilo nido e una scuola materna, ma anche un centro polifunzionale, botteghe e laboratori artigianali nella periferia nord di Napoli che punta a voltare pagina, con l’addio agli ecomostri delle Vele.

E invece Restart Scampia rischia di finire nel cestino. Di diventare il progetto simbolo del fallimento di uno dei capitoli più qualificanti - i Piani urbani integrati - del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Del vecchio Piano perché quello nuovo, approvato venerdì in via definitiva dall’Ecofin, taglia 1,6 miliardi ai Pui, che potranno contare su appena 900 milioni rispetto ai 2,5 miliardi previsti dalla versione del Pnrr firmata da Mario Draghi.

E le cose potevano andare anche peggio perché il governo Meloni voleva cancellare tutti gli investimenti. La Commissione europea, però, ha preteso un salvataggio, seppure parziale: almeno 300 progetti dei circa 600 totali, da portare a termine entro il 30 giugno del 2026.

Ma chi rischia di restare comunque fuori? Un’analisi de lavoce.info cerchia in rosso 18 dei 31 Pui totali. Sono quelli che arrancano di più se si incrociano i 608 investimenti inclusi nei Piani, così come indicati nel decreto interministeriale che assegna le risorse, e i circa duemila bandi di gara, censiti dall’Anac, che sono stati indetti dalle 14 Città metropolitane coinvolte.

Lo stato di avanzamento non è disastroso, come il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto va ripetendo da mesi, l’ultima volta alla cabina di regia di mercoledì con i sindacati.

Quasi la metà (44,78%) dei fondi stanziati, pari a circa 1,1 miliardi, risulta infatti già impegnata. Ma 16 Piani urbani integrati registrano un livello inferiore. È Napoli la città messa peggio: oltre a Restart Scampia, dove la percentuale degli importi messi a gara rispetto al totale del finanziamento non raggiunge neppure l’1% (è allo 0,8), fanno fatica anche altri due progetti: la Taverna del Ferro e quello denominato Sport e inclusione sociale.

Al primo, finanziato con circa 50 milioni, è legato il destino di un’altra periferia: via i tre grattacieli da dodici piani, al loro posto tre nuove torri residenziali, parcheggi e un parco pubblico. Ma le risorse messe a bando non arrivano neppure al 2%.

Se invece si prende in considerazione il numero dei progetti che ballano è Roma, con quattro, a temere di più. Due zone periferiche - Corviale e Tor Bella Monaca - sono a un passo dalla zona salvezza: i fondi già impegnati sono pari rispettivamente al 45,6% e al 48% del totale previsto dal Pnrr.

Altri due Pui - Poli sport disabilità e Poli culturali, civici e di innovazione - risultano più indietro. "Siamo fiduciosi che i cinque Piani urbani integrati di Roma, ma in particolare questo di Tor Bella Monaca, restino all’interno dei progetti finanziati”, ha auspicato giovedì il sindaco Roberto Gualtieri, all’apertura dei cantieri per la ristrutturazione degli edifici popolari.

Il prezzo più alto potrebbe pagarlo, ancora una volta, il Sud. Appena 2,7 milioni, su 54, messi a gara per la Città del ragazzo, a Messina: un progetto dal forte impatto sociale perché l’obiettivo della riconversione della struttura esistente è realizzare laboratori di teatro, arte e musica per i disabili. In difficoltà anche Bari e Palermo.

Al Nord, invece, sono in pericolo le “Superciclabili” che sono state immaginate per collegare scuole, aziende, ospedali e stazioni dall’hinterland a Milano e viceversa.

In Lombardia, al contrario, è il progetto “Città spugna”, per ridurre le inondazioni e conservare l’acqua per i periodi di siccità, a registrare uno degli avanzamenti più importanti: sono già pronti ad essere spesi circa 42 dei 49 milioni previsti. C’è chi spera e chi trema. È il Pnrr dei ripescaggi. E delle rinunce.

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