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Pechino rafforza il Grande Fratello: “Intelligenza artificiale priorità nazionale in Cina”

Le telecamere nelle città, puntate sui cittadini, sarebbero centinaia di milioni. Ma il sistema di rating sociale, che assegna un punteggio alle persone in base ai comportamenti, non funziona
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PECHINO - “Priorità nazionale”. Così, già nel 2017, Pechino etichettava lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Quell’anno la Cina annunciò che sarebbe diventata il principale centro di innovazione dell’IA del mondo entro il 2030.

Un mercato complessivo, oggi, che nel Paese vale 20 miliardi di dollari. E che potrebbe raddoppiare nei prossimi due anni. Anche se le sanzioni commerciali degli Stati Uniti che colpiscono le importazioni di tecnologia possono frenarne la corsa.

Pechino ha però dei vantaggi. I cinesi sono i maggiori utilizzatori al mondo di smartphone per pagare beni e servizi, di software di riconoscimento vocale e di assistenti virtuali. In alberghi, ospedali, banche e ristoranti non stupisce più vedere robot-impiegati (e la Cina mira a produrre i suoi primi robot umanoidi entro il 2025 grazie all’IA).

PECHINO - “Priorità nazionale”. Così, già nel 2017, Pechino etichettava lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Quell’anno la Cina annunciò che sarebbe diventata il principale centro di innovazione dell’IA del mondo entro il 2030.

Un mercato complessivo, oggi, che nel Paese vale 20 miliardi di dollari. E che potrebbe raddoppiare nei prossimi due anni. Anche se le sanzioni commerciali degli Stati Uniti che colpiscono le importazioni di tecnologia possono frenarne la corsa.

Pechino ha però dei vantaggi. I cinesi sono i maggiori utilizzatori al mondo di smartphone per pagare beni e servizi, di software di riconoscimento vocale e di assistenti virtuali. In alberghi, ospedali, banche e ristoranti non stupisce più vedere robot-impiegati (e la Cina mira a produrre i suoi primi robot umanoidi entro il 2025 grazie all’IA).

Milioni di ingegneri

Ogni anno si laureano circa 1,4 milioni di ingegneri, un numero sei volte superiore a quello degli Usa, di cui almeno un terzo proprio nel campo dell’intelligenza artificiale.

C’è un’altra faccia della medaglia, però. Nonostante nell’agosto di quest’anno la Cina abbia pubblicato una bozza di regole per limitare l’uso del riconoscimento facciale - mettendo dei paletti alle modalità di uso dei dati e dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende - vengono lasciati ampi spazi di manovra nel campo della “sicurezza nazionale”: concetto assai ampio per il Partito comunista.

Le telecamere di sorveglianza sono onnipresenti in molte città cinesi e alcuni dei maggiori fornitori di sistemi di riconoscimento facciale hanno stretto partnership con le varie polizie locali per fornire la tecnologia a fini di sicurezza, per tracciare non solo i criminali ma anche i dissidenti.

Riconosciuti in due secondi

Ci sono telecamere a circuito chiuso con programmi talmente sofisticati da riconoscere una faccia da un archivio di immagini sterminato in appena due secondi.

Un’esplosione dei sistemi di intelligenza artificiale «che hanno fornito gli strumenti per mettere in pratica una visione utopica di controllo del Partito sulla vita delle persone», raccontavano lo scorso anno a Il Venerdì di Repubblica i giornalisti del Wall Street Journal Josh Chin e Liza Lin, autori del libro “Stato di sorveglianza”. Tecnologia al centro delle critiche internazionali rivolte a Pechino per il trattamento riservato ad esempio agli uiguri nello Xinjiang.

È difficile misurare le dimensioni e la crescita dello “Stato di sorveglianza” cinese, a causa della segretezza del governo. L’ultimo dato, risalente al 2017, parla di 20 milioni di telecamere per il programma “Skynet”: altre stime indipendenti ne indicano invece centinaia di milioni.

Il social scoring

A differenza della vulgata generale, però, non c’è nessun «algoritmo magico che attinga dalle telecamere IA per calcolare un punteggio che determina il posto di ognuno nella società», scrive il Merics, tra i più autorevoli istituti di ricerca del mondo sulla Cina.

«Il sistema del credito sociale esiste ma è scarsamente digitalizzato, altamente frammentato e si concentra principalmente sulle imprese. La Cina si è impegnata a vietare l’uso dell’IA per il social scoring».

A metà luglio di quest’anno il Paese è diventato uno dei primi al mondo a regolamentare l’IA. Cercando di bilanciare il controllo statale sulla tecnologia con le ghiotte opportunità che il settore offre.

Privacy e proprietà intellettuale

Ai fornitori viene chiesto di registrare i loro servizi e di condurre una revisione della sicurezza prima di immettere i prodotti sul mercato. I contenuti devono rispettare le regole sulla privacy e la proprietà intellettuale.

Pechino imporrà etichette ben visibili sui contenuti creati artificialmente. Richiederà inoltre a qualsiasi azienda di utilizzare “dati autentici” per addestrare i propri modelli. E l’IA deve riflettere, ovviamente, i “valori fondamentali socialisti”.

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