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Meno avvocati e veterinari, più influencer e designer

I cambiamenti nel lavoro autonomo e nelle professioni. In costante calo gli iscritti agli Ordini, nuove attività in cerca di riconoscimento giuridico ed economico: equo compenso e pensione per tutti in cima alla lista delle richieste
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In calo avvocati, commercialisti e veterinari. In crescita influencer, videomaker e creatori di siti. Il mondo del lavoro autonomo e delle professioni sta attraversando un profondo cambiamento: a fronte degli Ordini che denunciano consistenti cali di iscritti, ci sono nuove attività in cerca di riconoscimento giuridico ed economico. Per rappresentare gli influencer, per esempio, negli ultimi mesi sono nate ben tre associazioni di categoria, Assoinfluencer, Siicc (sindacato di influencer e content creator) e Aicdc (associazione content digital creators) presentata proprio giovedì scorso, alla presenza del ministro dei Trasporti Salvini.

Lavoratori autonomi -5,5% dal 2019 a oggi

Difficile censire i nuovi lavori: ci prova Confcommercio, che calcola che in questo momento in Italia sono attivi 445.000 professionisti non iscritti agli Ordini, il 4% in più rispetto al periodo pre-Covid. Anche Confprofessioni registra un considerevole aumento: facendo riferimento ai soli iscritti alla Gestio…

In calo avvocati, commercialisti e veterinari. In crescita influencer, videomaker e creatori di siti. Il mondo del lavoro autonomo e delle professioni sta attraversando un profondo cambiamento: a fronte degli Ordini che denunciano consistenti cali di iscritti, ci sono nuove attività in cerca di riconoscimento giuridico ed economico. Per rappresentare gli influencer, per esempio, negli ultimi mesi sono nate ben tre associazioni di categoria, Assoinfluencer, Siicc (sindacato di influencer e content creator) e Aicdc (associazione content digital creators) presentata proprio giovedì scorso, alla presenza del ministro dei Trasporti Salvini.

Lavoratori autonomi -5,5% dal 2019 a oggi

Difficile censire i nuovi lavori: ci prova Confcommercio, che calcola che in questo momento in Italia sono attivi 445.000 professionisti non iscritti agli Ordini, il 4% in più rispetto al periodo pre-Covid. Anche Confprofessioni registra un considerevole aumento: facendo riferimento ai soli iscritti alla Gestione separata dell’Inps (però non è detto che includa tutte le nuove attività) rileva 307.000 posizioni nel 2022, con un forte aumento rispetto ai 190.000 del 2010. Un andamento in controtendenza rispetto a molte libere professioni “tradizionali”: «Lo scorso anno abbiamo avuto 15mila istanze per l’accesso all’abilitazione forense, quest’anno solo 10mila, segno che l’appeal della professione forense è sceso improvvisamente nell’arco di un anno», ha detto Francesco Paolo Sisto, viceministro alla Giustizia, alla presentazione del Rapporto annuale di Confprofessioni. Dal 2019 a oggi il lavoro indipendente in Italia si è ridotto del 5,5%, rileva l’ultimo Rapporto Censis: significa 247 mila autonomi in meno (su un bacino che l’Istat calcola di 2,8 milioni di lavoratori, quindi l’8,1%). Scendendo ancora più nel dettaglio, Confprofessioni stima una perdita del 5% negli ultimi quattro anni per i professionisti.

Confprofessioni: in un anno 53 mila professionisti in meno

Nel 2022 a gettare la spugna sono stati in 53 mila. Il presidente della confederazione, Gaetano Stella, estende a tutta la categoria l’allarme lanciato da Sisto: «La contrazione del numero di iscritti agli albi professionali diventa ancor più preoccupante alla luce della scarsa propensione dei giovani neo laureati verso la libera professione. Un fenomeno aggravato dagli squilibri demografici e dal profondo divario tra le regioni del Sud e quelle del Nord».

Le rilevazioni Istat mostrano una continua crescita del lavoro dipendente, a scapito di quello autonomo. A determinarne la crisi, spiega il Rapporto di Confprofessioni, «l’incertezza di un quadro economico assai complesso, insieme al declino demografico»: la crescita dei neolaureati «va ad alimentare esclusivamente il bacino dell’occupazione dipendente». Anche la Pubblica amministrazione da alcuni anni si è messa a caccia di professionisti, e non solo di giuristi: anche ingegneri e informatici.

Ma non tutti gli influencer guadagnano bene

Al contrario delle libere professioni da tempo consolidate, molte di quelle nuove esercitano invece un forte appeal sui giovani, anche se non sempre sono così remunerative come sembrano. L’agenzia di strategia digitale DeRev pubblica dal 2021 una rilevazione dei compensi degli influencer: per il 2023 stima un aumento del 13%, pari a un giro d’affari di 308 milioni di euro, con picchi che possono arrivare persino a 80 mila euro per contenuto. Ma si tratta, appunto, di picchi: i minimi di “follower” che servono per poter aspirare a un compenso al proprio lavoro (in media 10.000) non sono più sufficienti adesso per aspirare a un compenso minimo di 100 euro per contenuto, bisogna arrivare almeno a 50.000, numero che due anni fa garantiva già un compenso di 250 euro. Inoltre la pensione non è una certezza per tutti: solo il 73% dei professionisti non ordinistici è iscritto alla Gestione separata, accerta Confcommercio, e solo il 28% potrà anche contare su una pensione integrativa. Ma chi sono i nuovi professionisti? Oltre agli influencer, amministratori di condominio, designer, wedding planner, insegnanti yoga, pilates, o altri tipi di discipline fisiche, erboristi, professionisti della prevenzione e della sicurezza sul lavoro, guide turistiche, informatori cosmetici.

Confcommercio: maggiori tutele per le nuove professioni

Cos’hanno in comune? La richiesta di maggiori tutele: «Un welfare inclusivo, politiche attive mirate, incentivi e semplificazione fiscale, burocratica e amministrativa», afferma Anna Rita Fioroni, presidente di Confcommercio Professioni. Qualcosa in effetti si è mosso negli ultimi anni, soprattutto in seguito al Covid: la novità principale è che l’Iscro, l’indennità di continuità reddituale e operativa per i professionisti della Gestione separata, diventerà strutturale. Ma non basta: tra le istanze emerge soprattutto quella dell’equo compenso, significativa in un Paese dove anche gli stipendi dei dipendenti sono decisamente più bassi rispetto alle medie europee.

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