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La strategia di Tamburi per crescere

Tip vuole vendere Alpitour e forse Boss per avere risorse in vista di nuovi m&a
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Tamburi Investment Partners mette fieno in cascina, scommettendo che il 2024 sarà un anno interessante sia per fare nuove acquisizioni, sia per consolidare quelle già in portafoglio. Per questo a giugno scorso Tip ha ceduto a Pif una quota dei cantieri Azimut Benetti, a novembre una piccola fetta di Interpump e nei primi mesi del nuovo anno conta di finalizzare la vendita di Alpitour; tutte risorse che serviranno a finanziare i nuovi investimenti. Ma anche a sostenere la crescita del portafoglio esistente: in tre anni le tante partecipate sono passate da 68mila a 121 mila addetti.

I principali marchi in portafoglio

La metà degli asset sono plusvalenze da realizzare

Con un valore degli investimenti stimato in poco meno di tre miliardi, di cui circa la metà di plusvalenze non realizzate, la società guidata da Gianni Tamburi è pronta per nuove operazioni straordinarie. Si parte dal tesoretto di partecipazioni storiche in …

Tamburi Investment Partners mette fieno in cascina, scommettendo che il 2024 sarà un anno interessante sia per fare nuove acquisizioni, sia per consolidare quelle già in portafoglio. Per questo a giugno scorso Tip ha ceduto a Pif una quota dei cantieri Azimut Benetti, a novembre una piccola fetta di Interpump e nei primi mesi del nuovo anno conta di finalizzare la vendita di Alpitour; tutte risorse che serviranno a finanziare i nuovi investimenti. Ma anche a sostenere la crescita del portafoglio esistente: in tre anni le tante partecipate sono passate da 68mila a 121 mila addetti.

I principali marchi in portafoglio

La metà degli asset sono plusvalenze da realizzare

Con un valore degli investimenti stimato in poco meno di tre miliardi, di cui circa la metà di plusvalenze non realizzate, la società guidata da Gianni Tamburi è pronta per nuove operazioni straordinarie. Si parte dal tesoretto di partecipazioni storiche in aziende presenti al listino principale, tra cui Amplifon (che rappresenta circa il 10% del Nav), Moncler (5%) Prysmian (3%) e appunto Interpump (cuore del gruppo, pari al 12% del Nav); poi le altre aziende quotate su cui la holding ha investito in Italia, tra cui Ovs (9% del Nav), Elica (2%) e Italian Design Brands (di cui un anno fa ha rilevato il 51% per 72 milioni, quota che ora sul mercato vale oltre 100). All’estero ci sono Roche Bobois (6% del Nav) e Hugo Boss (2,6%), passando per le tante partecipazioni in gruppi nel software e nell’Ict come Engineering (meno dell’1% del Nav), Bending Spoons, Digital Magics, il cibo di Mulan (0,2% del nav) e Eataly (2%), la meccanica di Beta (oltre il 6% del Nav) e Chiorino (4,8%), piuttosto che la ristrutturazione di Landi Renzo attraverso Itaca. La buona notizia è che nonostante l’inflazione, i tassi e il rallentamento economico il portafoglio è in buona salute e anche quelle partecipazioni che avevano sofferto in passato come Boss o Eataly (su cui il gruppo ha aumentato la quota, mediando al ribasso il prezzo di carico), sono tornate a crescere e a generare utili. La cattiva notizia è che nel 2023 molti investimenti sono stati rinviati, perché le pretese dei venditori non si incontravano con l’offerta dei compratori, dato il rapido mutamento del contesto macroeconomico. Ma Tamburi resta convinto che, nel 2024, le aziende che hanno preso tempo in attesa di un calo dei tassi e dell’inflazione, dovranno venire a più miti consigli perché anche se è attesa una stabilizzazione del costo del denaro e della vita, non tutte avranno la forza di andare avanti da sole.

Nuove diversificazioni e più consolidamenti

Tip conta di diversificare e ruotare ancora il portafoglio, come fatto con Apoteca Natura a luglio (25 milioni di aumento di capitale al fianco della famiglia Mercati), e a far crescere per acquisizioni le aziende partecipate, tra cui il tessile di Limonta (2,2% del Nav). Ovs, nonostante la crisi, continua a consolidare quote di mercato e anche il clima ballerino, con un’estate che è partita in ritardo e un autunno più caldo delle attese, è stato affrontato meglio del previsto. La società guidata da Stefano Beraldo non solo dovrebbe confermare le stime per il 2023, ma il prossimo anno avrà ancora alcuni assi nella manica da giocarsi grazie al successo di Piombo, e al rilancio già avviato di Gap, Les Copains e Stefanel. Stesso discorso per Eataly, che dopo l’uscita della famiglia Farinetti dalla gestione e la nomina di Andrea Cipolloni al timone, ha imboccato la via della crescita, programma nuove aperture e si prepara nel medio termine a sbarcare a Wall Street. Del resto la formula delle eccellenze del cibo tricolore funziona meglio negli Usa, dove i tassi di crescita restano sostenuti, che in Italia.

Le future dismissioni per investire ancora

Nella lista delle possibili dismissioni di Tip c’è anche Boss che, tenendo conto dei dividendi incassati, è tornata ai prezzi di carico e in futuro potrebbe essere valorizzata di fronte a nuove opportunità d’investimento. Ma la vera differenza la farà il prezzo di realizzo di Alpitour (che rappresenta il 6,4% del Nav e di cui direttamente e indirettamente Tip detiene il 21% del capitale). Il processo di vendita è stato affidato a Goldman Sachs, che ha sondato diversi investitori finanziari e industriali, interessati solo ad alcune parti dell’attività, o all’intero gruppo, tra cui il tour operator tedesco Tui e quello spagnolo Wamos. In pole position ci sarebbe il fondo Certares, che da tempo corteggia Alpitour. Il problema ancora una volta è il prezzo: si parla di una valutazione di circa 1,3 miliardi (oltre 8,5 volte il margine operativo lordo atteso al 2023), che garantirebbe a Tip una cospicua plusvalenza. Ma c’è anche chi non esclude che se alla fine l’offerta non dovesse essere all’altezza delle aspettative, Tip potrebbe cogliere la palla al balzo per consolidare la propria quota comprando le minoranze di alcuni soci che invece, anche a prezzi inferiori, sono pronti comunque a passare all’incasso. E poi portarla in Borsa.

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