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Operatori in fuga dalla sharing mobility

L’ultimo addio all’Italia lo ha dato Cityscoot, ma la domanda di mezzi in condivisione cresce
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A dare l’ultimo addio al mercato italiano è stata Cityscoot, la società francese di sharing degli scooter. Scelta dovuta a problemi finanziari che hanno portato a chiudere il servizio a Milano e Roma, lasciando di fatto il mercato italiano in mano ad un solo operatore, Cooltra, che fa noleggio in condivisione di motorini e, da qualche mese, di biciclette elettriche. Quello di Cityscoot non è il primo addio, già ad aprile Acciona, marchio spagnolo delle due ruote in condivisione, ha chiuso i servizi a Roma e Milano. E non sarà nemmeno l’ultimo. «Segno che il 2023 è stato un anno complesso, che ha fatto da spartiacque per la sharing mobility italiana», sottolinea Massimo Ciuffini, coordinatore Osservatorio sharing mobility e sezione mobilità sostenibile della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Come cambiano le preferenze degli utenti nella sharing mobility

Addii e riorganizzazioni

Un settore che si sta riorganizzan…

A dare l’ultimo addio al mercato italiano è stata Cityscoot, la società francese di sharing degli scooter. Scelta dovuta a problemi finanziari che hanno portato a chiudere il servizio a Milano e Roma, lasciando di fatto il mercato italiano in mano ad un solo operatore, Cooltra, che fa noleggio in condivisione di motorini e, da qualche mese, di biciclette elettriche. Quello di Cityscoot non è il primo addio, già ad aprile Acciona, marchio spagnolo delle due ruote in condivisione, ha chiuso i servizi a Roma e Milano. E non sarà nemmeno l’ultimo. «Segno che il 2023 è stato un anno complesso, che ha fatto da spartiacque per la sharing mobility italiana», sottolinea Massimo Ciuffini, coordinatore Osservatorio sharing mobility e sezione mobilità sostenibile della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Come cambiano le preferenze degli utenti nella sharing mobility

Addii e riorganizzazioni

Un settore che si sta riorganizzando. Resisteranno le imprese meglio strutturate, solide da un punto di vista finanziario e di modello organizzativo. La mobilità in condivisione è sempre stato un comparto difficile. Terra di start-up, che hanno bisogno di iniezioni di denaro periodiche, costi alti, margini risicati, se non bilanci in rosso. Anche tra le società di noleggio free-floating di auto, prima fase di sviluppo in Italia, si è assistito ad una riorganizzazione che ha portato, tra l’altro, la francese BlueCar, società che faceva capo a Vincent Bollorè, a chiudere i battenti nel 2019, imboccando la stessa strada presa dalla casa madre di Parigi, Autolib, nel 2018. Chi conosce il mercato è convinto che nei prossimi mesi si registreranno altri addii, soprattutto tra gli operatori di monopattini e bikesharing. Helbiz, ribattezzata Micromobilità, non gode di ottima salute, mentre marchi come Link e Bird, causa le politiche di contenimento dei monopattini adottate dai Comuni italiani, potrebbero veder ridotto il loro raggio d’azione. È già successo ad altri, come Tier Mobility, che non opera più su Roma.

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Tutto questo mentre la domanda di mezzi in condivisione continua a crescere. È l’effetto Parigi, città dove lo sharing è nato, di fatto, ma dove in primavera con un referendum la circolazione dei monopattini è stata proibita. Allo stesso modo a Roma gli operatori sono rimasti tre grazie ad un bando restrittivo. Modello copiato anche a Milano, che è una delle città europee dove c’è stato un incremento maggiore dei viaggi nei primi mesi dell’anno (+21%), Firenze e Torino, arrivando a ridurre pure il numero di mezzi in circolazione. «Tutto questo contribuisce ad una riorganizzazione del settore - sottolinea Ciuffini - anche l’aumento del costo del denaro per un comparto legato a start-up ha avuto effetti. I finanziamenti sono stati più difficili, non solo a livello italiano, ma mondiale. Sul mercato rimangono i soggetti forti dal punto di vista del capitale e dell’organizzazione».

Un vero paradosso se si considera la fame di trasporto dei cittadini. Il numero di noleggi totali, mettendo insieme qualsiasi veicolo, è cresciuta del 41% nel 2022 rispetto al 2021 secondo l’Osservatorio, per un totale di circa 49 milioni di viaggi, mentre il numero di chilometri percorsi dagli italiani a bordo di un veicolo in condivisione sfiora i 200 milioni. Dati che superano in maniera abbondante quelli del 2019, rispettivamente del 77% e del 46%. Si è lasciato alle spalle il periodo nero del Covid. O meglio, la micromobilità ha spinto il settore, mentre per quanto riguarda le auto “classiche” è cambiato il modo di usarle.

«Non più percorsi brevi - dice Giovanni Maffei, responsabile commerciale di Enilive - con l’arrivo di nuove soluzioni per la micromobilità, come le bici, i monopattini e le stesse auto elettriche che abbiamo introdotto come Enjoy, la domanda delle auto in sharing si è spostata su tratte e periodi di noleggio più lunghi. Così sono nate le proposte di noleggio multiorari, per uno o più giorni, a tariffe forfettarie “all inclusive” per chi non ha una vettura e vuole usarla sporadicamente». Ecco perché si assiste ad una crescita della percorrenza e della durata media del noleggio delle vetture: si passa dai 7,4 km a noleggio del 2019 ai 12,2 del 2022 e dai 32 minuti a noleggio di quattro anni fa ai 109 minuti a noleggio. Il numero dei viaggi si è ridotto del 50%: dai 12 milioni di unità ai circa 6.

Fatturato complessivo sharing

Il fatturato complessivo della sharing mobility in Italia è cresciuto superando i 178 milioni di euro nel 2022, registrando un incremento del 38% rispetto al 2021 e più che raddoppiando il dato del 2020. Nei settori del monopattino, del carsharing basato su stazioni e del bikesharing free-floating il giro d’affari è cresciuto rispettivamente del 48%, 72% e 95%. Il numero di viaggi effettuati utilizzando servizi di bikesharing, scootersharing e monopattino-sharing nel 2022 ha superato i 43 milioni, pari all’87% del totale, per un totale di 112 milioni di km percorsi, cioè il 57% delle percorrenze totali. «Per noi le prospettive di mercato in generale e in Italia sono buone - sottolinea Enrico Stefano, public affair di Lime - nel settore dei monopattini e delle bici ci sono dei cambiamenti in atto, ma chi ha capacità gestionali e operative può affrontarli». Lime, che opera a livello mondiale, in Italia dà lavoro a 300 persone, con un incremento del 30% rispetto agli esordi, e ha visto aumentare i numeri dei viaggi nel 2023 rispetto al 2022 del 55% con una crescita del 50% degli utenti. «Noi abbiamo un approccio globale, tagliando il servizio sulle esigenze locali», sottolinea Stefano. E aggiunge: «Per noi è giusto che le città alzino l’asticella del servizio».

I tagli dello scootsharing

Nel 2023 la crisi ha però colpito lo scootersharing con un taglio del 45% dei motorini. «Ci troviamo di fronte ad una bolla che è esplosa», sottolinea Enrico Pascarella, general manager di Cooltra in Italia. «Fino a quando il costo del denaro era basso è stato facile per le società, quasi tutte in perdita, trovare finanziatori. Ora, invece, si sono tirati indietro, non sono più disponibili a riappianare perdite». Pascarella è riuscito a portare in attivo il servizio in Italia, aperto a Torino, Milano e Roma con 3.500 mezzi: «Primo risultato positivo nel 2022 - dice - stiamo facendo profitti e possiamo reinvestire, come è normale che sia per un’impresa, garantendo così un servizio efficiente». Per il 2024 cosa prevede? «Per noi sarà un anno di consolidamento. Tra il 2024 e il 2025 cercheremo di incrementare la flotta e l’offerta. Sul mercato credo che assisteremo ancora a qualche assestamento con uscite di operatori».

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