Cgil contesta il governo: “Lavoro sempre più precario, altro che record”
di Valentina ConteROMA – Il governo festeggia i record sull’occupazione. Ma la Cgil non è convinta che vada davvero tutto così bene. Per dimostrarlo, mette in fila i numeri degli ultimi quindici anni. Il risultato è una crescita molto forte del lavoro precario e del part-time involontario, “il più alto dell’Eurozona”. E una diminuzione delle ore lavorate. L’impatto demografico, con il calo della popolazione in età da lavoro, porta in alto il tasso di occupazione. Ma è solo matematica.
Tasso di occupazione basso e di inattività al top
Vediamo nei dettagli. Il report Cgil, elaborato da Nicolò Giangrande e Rossella Marinucci, parte dall’ultimo dato Istat riferito al mese di ottobre in cui l’Italia ha toccato i 23,7 milioni di occupati e un tasso di occupazione del 61,8%, entrambi recor…
ROMA – Il governo festeggia i record sull’occupazione. Ma la Cgil non è convinta che vada davvero tutto così bene. Per dimostrarlo, mette in fila i numeri degli ultimi quindici anni. Il risultato è una crescita molto forte del lavoro precario e del part-time involontario, “il più alto dell’Eurozona”. E una diminuzione delle ore lavorate. L’impatto demografico, con il calo della popolazione in età da lavoro, porta in alto il tasso di occupazione. Ma è solo matematica.
Tasso di occupazione basso e di inattività al top
Vediamo nei dettagli. Il report Cgil, elaborato da Nicolò Giangrande e Rossella Marinucci, parte dall’ultimo dato Istat riferito al mese di ottobre in cui l’Italia ha toccato i 23,7 milioni di occupati e un tasso di occupazione del 61,8%, entrambi record assoluti. “È una buona notizia, ma siamo sicuri che vada tutto bene?”, si chiedono i ricercatori.
Si tratta intanto di un tasso tra i più bassi di tutta l’Unione europea, inferiore a Germania (77,5%), Francia (68,7%), Spagna (65,8%). A questo si aggiunge un tasso di inattività che per l’Italia è il più alto di tutta l’Eurozona (33,3%), molto sopra quello tedesco (20,1%), francese (26,2%) e spagnolo (25,6%).
Gli occupati sopra 23 milioni
Se poi si guarda poi ai dati Istat sulle forze di lavoro, si osserva che il numero degli occupati è stabilmente sopra i 23 milioni da marzo 2022. Un livello però non nuovo, anzi raggiunto e mantenuto in altri tre periodi: tra gennaio e settembre 2008, da maggio a giugno del 2018 e tra marzo 2019 e febbraio 2020, prima che arrivasse la pandemia.
Lavoro povero e precario
Nei quindici anni tra 2008 (all’alba della grande crisi finanziaria) e 2023, se confrontiamo i dati dei rispettivi mesi di ottobre, Istat registra un aumento di 709 mila occupati (+3,1%). Un incremento frutto di una crescita del lavoratori dipendenti (+1,5 milioni di occupati) e di una diminuzione degli autonomi (-743 mila).
Se però si esaminano i due segmenti dell’occupazione dipendente, la crescita sembra molto diseguale: gli occupati a termine lievitano del 30,2% fino ai 3 milioni di oggi, mentre quelli a tempo indeterminato avanzano a un ritmo molto più contenuto (+5,2%).
Il contributo alla crescita degli occupati, sottolineano i ricercatori Cgil, è dunque dovuto per circa la metà all’aumento di quelli a tempo. Il tasso di precarietà è salito dal 13,1 al 15,7%, quasi tre punti.
L’impatto demografico
Il tasso di occupazione negli ultimi quindici anni è salito dal 58,3% dell’ottobre 2008 al 61,8% dell’ottobre 2023: si tratta di tre punti e mezzo percentuali in più. Ma il record del tasso, celebrato dal governo Meloni, è frutto non solo dell’aumento degli occupati, ma anche del “contestuale e drastico calo della popolazione in età da lavoro”: 1,7 milioni di persone in meno.
Se la forza lavoro fosse rimasta la stessa di ottobre 2008, il tassi di occupazione dello scorso ottobre si sarebbe fermato al 59,1% crescendo di 0,8 punti soltanto e rimanendo ancora sotto il 60%, un livello tra i più bassi in Europa. “Questo mette in luce come la questione occupazionale in Italia, dal punto di vista demografico, abbia già assunto caratteristiche allarmanti”.
La qualità dell’occupazione
È peggiorata in modo drastico, dice la Cgil. Il tasso di part-time involontario, fenomeno che tocca soprattutto l’occupazione femminile, è il più alto dell’Eurozona, cresciuto dal 41,3% del 2008 dal 57,9% del 2022, quasi 17 punti in più. L’occupazione a termine, come visto, è salita del 30%. L’anno scorso, dicono i dati Inps, sono cresciuti molto tutte le tipologie di contratti precari rispetto al 2019 (anno di pre-pandemia): stagionali (+21,9%), somministrati (+19,3%), tempi determinati (+12,3%). A cui aggiungere “la preoccupante crescita” dei lavori intermittenti e occasionali.
Sempre meno ore lavorate
Se poi guardiamo alle ore lavorate, il dato Istat riflette la sempre maggiore diffusione del lavoro a termine e part-time. Nel terzo trimestre del 2008 un occupato dipendente lavorava in media 413 ore mentre nello stesso trimestre del 2023 sono 402, cioè 11 ore in meno. Se gli occupati dipendenti oggi lavorassero lo stesso numero di ore pro-capite del 2008, avremmo circa 219 milioni di ore lavorate in più nel trimestre.
“Il lavoro non standard - concludono i ricercatori Cgil - è caratterizzato da una forte discontinuità contrattuale e da una bassa intensità di lavoro che incide pesantemente sulle retribuzioni medie di oggi e inciderà, di conseguenza, anche sulle pensioni di domani”.