“La crisi non è ancora finita”. La sfida economica di Pechino su immobiliare e deflazione
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO — La ripresa c’è, ma la Cina «deve ancora superare alcune difficoltà e sfide per rilanciare ulteriormente l’economia». Parola dei vertici del Partito comunista che hanno appena concluso la due-giorni di riunione della Conferenza centrale sul lavoro economico, appuntamento cruciale che deve stabilire le priorità per l’anno a venire.
Ripresa in fase critica
Del resto lo aveva detto anche lo stesso Xi Jinping alla riunione del Politburo la settimana scorsa: la ripresa economica del Paese è ancora in una “fase critica”. Pechino continuerà allora ad aggiustare le proprie politiche nel 2024, scrive la stampa statale, stretta com’è tra l’aggravarsi della crisi immobiliare, l’aumento del debito pubblico locale e lo scivolamento nella deflazione (a novembre i prezzi al consumo sono scesi dello 0,5% su base annua, il calo più marcato degli ultimi tre anni).
Prioritario per Pechino – al primo posto delle cose da fare nel comunicato finale dell’incontro – è la «promozione dell’innovaz…
PECHINO — La ripresa c’è, ma la Cina «deve ancora superare alcune difficoltà e sfide per rilanciare ulteriormente l’economia». Parola dei vertici del Partito comunista che hanno appena concluso la due-giorni di riunione della Conferenza centrale sul lavoro economico, appuntamento cruciale che deve stabilire le priorità per l’anno a venire.
Ripresa in fase critica
Del resto lo aveva detto anche lo stesso Xi Jinping alla riunione del Politburo la settimana scorsa: la ripresa economica del Paese è ancora in una “fase critica”. Pechino continuerà allora ad aggiustare le proprie politiche nel 2024, scrive la stampa statale, stretta com’è tra l’aggravarsi della crisi immobiliare, l’aumento del debito pubblico locale e lo scivolamento nella deflazione (a novembre i prezzi al consumo sono scesi dello 0,5% su base annua, il calo più marcato degli ultimi tre anni).
Prioritario per Pechino – al primo posto delle cose da fare nel comunicato finale dell’incontro – è la «promozione dell’innovazione industriale attraverso l’innovazione scientifica e tecnologica, per generare nuove industrie, nuovi modelli e dare nuovo slancio a tecnologie all’avanguardia». Per gli analisti di Bloomberg «i massimi dirigenti cinesi hanno promesso di fare della costruzione di un moderno sistema industriale la loro massima priorità economica per il prossimo anno, un messaggio che probabilmente deluderà gli investitori che speravano in un’enfasi sugli stimoli».
Le difficoltà e le sfide, spiegano i dirigenti comunisti, sono dovute a «mancanza di domanda effettiva, eccesso di capacità in alcuni settori, deboli aspettative sociali, molti rischi nascosti, crescente complessità, gravità e incertezza dell’ambiente esterno». Anche se si affrettano a specificare che «le condizioni favorevoli superano i fattori sfavorevoli» e che «la tendenza fondamentale della ripresa economica e le prospettive positive a lungo termine non sono cambiate».
I rischi del mattone
I leader cinesi si sono impegnati anche a «disinnescare i rischi del settore immobiliare», promettendo di continuare a sostenere, «con uno sviluppo stabile e sano», il mattone: in enormi difficoltà tra aziende sull’orlo del burrone (Evergrande e Country Garden), appartamenti incompiuti e calo delle vendite.
Ci si concentrerà sull’aumento della domanda interna e «la stabilizzazione dell’occupazione». Vengono promessi tagli strutturali alle tasse e «un nuovo ciclo di riforme fiscali e tributarie». Prioritario il sostegno all’innovazione scientifica e tecnologica, allo sviluppo manifatturiero, alla trasformazione verde e all’economia digitale. Viene promessa una maggiore apertura al mondo esterno.
La crescita cinese è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 5%, sostiene Pechino. Anche per il 2024 - confidano alcune fonti all’agenzia Reuters - la leadership comunista potrebbe fissare un obiettivo di crescita di circa il 5% ma per centrare tali obiettivi Pechino dovrebbe aumentare gli stimoli.
La scorsa settimana, l’agenzia Moody’s ha lanciato un allarme al ribasso sul rating della Cina, affermando che i costi per salvare i governi locali e le imprese statali indebitate e per controllare la crisi immobiliare avrebbero pesato sulle prospettive di crescita.