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Consumi, le auto spingono gli acquisti di beni durevoli. Ma a far lievitare la spesa è soprattutto l’inflazione

(ansa)
Secondo l’Osservatorio Findomestic, in collaborazione con Prometeia, per il 2023 si prevede un aumento del 9,4% in valore ma solo del 2,3% in valore. Rispetto al 2022 c’è comunque un consistente recupero
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ROMA – Sono gli acquisti di automobili a salvare nel 2023 gli acquisti di beni durevoli. Le difficoltà del 2022, dovute ai tanti ordini inevasi per mancanza della componentistica, quest’anno sono state superate, e così le famiglie di reddito medio-alto hanno potuto sostituire le auto vecchie, facendo compiere al mercato un balzo del 18,8% sull’anno scorso, per un fatturato di 41,5 miliardi. Una quota importante dei 75 miliardi di euro che costituiscono la spesa totale di quest’anno degli italiani in beni durevoli, con un aumento del 9,4% in valore ma solo del 2,3% in volume. Dai dati dell’Osservatorio Findomestic, realizzato con Prometeia presentati stamane a Milano, emerge dunque un peso rilevante dell’inflazione rispetto all’andamento di quest’anno. E tuttavia la spinta agli acquisti di beni durevoli c’è stata, e la quota rispetto ai consumi totali raggiunge il 9,2%, meglio dell’8,7% del 2019, prima che la pandemia assestasse un duro colpo alla spesa degli italiani.

ROMA – Sono gli acquisti di automobili a salvare nel 2023 gli acquisti di beni durevoli. Le difficoltà del 2022, dovute ai tanti ordini inevasi per mancanza della componentistica, quest’anno sono state superate, e così le famiglie di reddito medio-alto hanno potuto sostituire le auto vecchie, facendo compiere al mercato un balzo del 18,8% sull’anno scorso, per un fatturato di 41,5 miliardi. Una quota importante dei 75 miliardi di euro che costituiscono la spesa totale di quest’anno degli italiani in beni durevoli, con un aumento del 9,4% in valore ma solo del 2,3% in volume. Dai dati dell’Osservatorio Findomestic, realizzato con Prometeia presentati stamane a Milano, emerge dunque un peso rilevante dell’inflazione rispetto all’andamento di quest’anno. E tuttavia la spinta agli acquisti di beni durevoli c’è stata, e la quota rispetto ai consumi totali raggiunge il 9,2%, meglio dell’8,7% del 2019, prima che la pandemia assestasse un duro colpo alla spesa degli italiani.

Il forte aumento registrato per gli acquisti di automobili però, sottolinea Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic, non è tale da permettere di recuperare i volumi del 2019: “Una prima ragione è costituita dai forti aumenti di prezzi, si arriv fino al 34%, mentre parallelamente cala il potere d’acquisto delle famiglie. Ma anche per chi può permettersi una nuova auto, pesa l’incertezza tecnologica: se voglio acquistare un’ibrida non conosco le varie tipologie, se scelgo un’elettrica sono sempre di più le famiglie che dubitano che si tratti davvero di una soluzione ecologica, e poi ci sono tutti i problemi legati alla ricarica. E se compro un’auto a benzina ho paura che tra qualche anno ci saranno forti limitazioni all’uso”.

Stabile invece il mercato del settore casa, che chiuderà il 2023 a -0,3% per un valore di 33,5 miliardi, con un’espansione del 4,9% dei grandi elettrodomestici e un incremento del 2,3% dei mobili, che controbilanciano i forti cali dell’elettronica (-24,8%) e dell’information technology (-6%). Un dato che risente del fatto che sui beni elettronici si è puntato molto soprattutto nel 2022, quando, durante la pandemia, si è cercato di attrezzare al meglio la casa per la Dad e per lo smart working. Mentre i mobili sono stati spinti da tempo dagli incentivi per la ristrutturazione. Tra i beni per la casa emergono soprattutto le macchine per il caffè, i filtri per l’acqua, e le macchine per asciugare e acconciare i capelli. Tuttavia ad acquistare anche grandi elettrodomestici come lavatrici, lavastoviglie o asciugatrici sono le famiglie di fascia medio-alta di reddito, che scelgono modelli che permettono maggiori risparmi energetici, di alta gamma.

Secondo l’Osservatorio Findomestic il valore dei consumi di durevoli è in crescita a doppia cifra in sei regioni italiane. Gli incrementi top si registrano in Lazio, Toscana (entrambe a +10,8%), Lombardia (+10,5%), Valle d’Aosta (+10,4%), Emilia-Romagna e Liguria (entrambe a +10,1%); in fondo alla classifica si trovano, invece, Puglia (+6,6%), Trentino-Alto Adige (+6,7%) e Molise (+6,9%). Mentre in valore assoluto, la Lombardia si conferma prima in Italia con un mercato da 15,2 miliardi, seguita dal Lazio a 7,4 miliardi e dal Veneto a 6,9 miliardi; fanalini di coda le regioni meno popolose: Basilicata con 500 milioni, Molise con 340 milioni e Valle d’Aosta con 200 milioni.

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