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L’inflazione non spaventa gli italiani: crescono i risparmi delle famiglie

L’indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi: il 95% dei nuclei si dichiara finanziariamente indipendente. Ma due terzi non sarebbero in grado di affrontare una spesa imprevista di 5000 euro
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MILANO – L’inflazione più cattiva da 40 anni, gli italiani, non l’hanno vista arrivare. Tuttavia non è stata un terremoto per le finanze e i risparmio delle famiglie: anche se qualche segno di disagio, specie sul fronte dei mutui immobiliari, emerge, il 95% per cento delle famiglie si dichiara “finanziariamente indipendente”, rispetto al 93% che lo pensava un anno fa. E’ il succo dell’indagine su risparmio e scelte finanziarie degli italiani 2023, redatta da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, a conferma che malgrado tante tensioni e turbolenze l’autonomia reddituale dei cittadini si preserva. L’aumento dei prezzi a due cifre, tuttavia, ha ridotto la quota di chi pensa “che il reddito sia sufficiente o più che sufficiente a mantenere un tenore di vita accettabile, sia al presente che al momento della pensione”: con i giovani più preoccupati della media, i laureati più ottimisti, gli uomini più sicuri e le donne più timorose (anche del futuro).

La ricerca, con cadenza annuale, analizza …

MILANO – L’inflazione più cattiva da 40 anni, gli italiani, non l’hanno vista arrivare. Tuttavia non è stata un terremoto per le finanze e i risparmio delle famiglie: anche se qualche segno di disagio, specie sul fronte dei mutui immobiliari, emerge, il 95% per cento delle famiglie si dichiara “finanziariamente indipendente”, rispetto al 93% che lo pensava un anno fa. E’ il succo dell’indagine su risparmio e scelte finanziarie degli italiani 2023, redatta da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, a conferma che malgrado tante tensioni e turbolenze l’autonomia reddituale dei cittadini si preserva. L’aumento dei prezzi a due cifre, tuttavia, ha ridotto la quota di chi pensa “che il reddito sia sufficiente o più che sufficiente a mantenere un tenore di vita accettabile, sia al presente che al momento della pensione”: con i giovani più preoccupati della media, i laureati più ottimisti, gli uomini più sicuri e le donne più timorose (anche del futuro).

La ricerca, con cadenza annuale, analizza i comportamenti dei risparmiatori e gli effetti della congiuntura su redditi, consumi, liquidità, obiettivi, scelte concrete di investimento e di indebitamento. La quota delle famiglie che riescono a risparmiare resta “sui valori massimi del pre-pandemia”, salendo al 54,7% del totale (53,5% nel 2022). E quest’anno gli intervistati dicono di risparmiare, in media, il 12,6% del reddito, dall’11,5% del 2022. Preoccupa, però, il fatto che quasi due terzi delle famiglie restano in condizioni di “fragilità finanziaria”: nel caso di una spesa imprevista di 5.000 euro, solo il 37% potrebbe farvi fronte immediatamente.

Investimenti: la ritirata dalla Borsa

Guardando ai prossimi 12-18 mesi, i pessimisti prevalgono sugli ottimisti, sia rispetto alle variabili di finanza personale (reddito, consumi, risparmio, imposte), che su quelle esterne (l’economia italiana e la situazione internazionale). Gli intervistati “si attendono una sostanziale stabilità nelle entrate famigliari, ma anche un aumento delle spese per i consumi e per le imposte”: dunque, un implicito calo dei risparmi prospettici.

Il ritorno dell’inflazione, che ha portato ai rialzi dei tassi d’interesse e alla riscoperta del fascino dei bond (anche pubblici), ha interrotto un decennio di sviluppo degli investimenti borsistici. Nel 2023 chi investe in obbligazioni - circa un quarto del totale – ha messo il 28% della sua ricchezza in questa categoria, contro il 23% di un anno prima. Di contro, la Borsa rimane per i piccoli risparmiatori italiani “un terreno da dissodare” e dopo “un decennio d’oro” anche il risparmio gestito ha subito uno scossone nel 2023. Sono scesi sia i possessori di fondi e Sicav (15,5%, dal 17,3 del 2022) che quelli di gestioni patrimoniali (dal 9,3% all’8,4); tengono solo i detentori di Etf (dal 3,3% al 4,1%) e polizze unit-linked (dal 4% al 4,6%). La ricerca ritiene che il 2022, “anno orribile sui mercati”, non abbia “desertificato la Borsa”: tuttavia l’azionario resta una scelta “minoritaria”, a cui è davvero affezionato solo il 5% del campione.

La resilienza delle criptovalute

Gli investimenti alternativi, complici le turbolenze di scenario, non perdono il loro fascino. I metalli preziosi raccolgono la quota prevalente di interessati (23,2%); seguono gli investimenti etici e con criteri “Esg” (13,1%), e quelli in arte & antiquariato. Sorprende il quarto posto delle criptovalute, il cui rischio collegato “non sembra impensierire i più giovani, i risparmiatori con redditi elevati e quelli con alti livelli di istruzione”, riporta la ricerca. Ritrova smalto anche l’investimento nelle start-up (7%), specie nella fascia di età 25-34 anni (15,4%). La ricchezza detenuta in forma liquida ha toccato nel 2023 il 48%, dal 44% nel 2022: un paradosso figlio delle difficoltà dei tempi, malgrado “la liquidità non è un comportamento coerente, in presenza di inflazione: la scelta razionale sarebbe affrontare il rischio di investimento e una migliore alfabetizzazione finanziaria formale potrebbe accelerare l’apprendimento delle strategie più idonee”, aggiunge l’indagine. Il fatto è che la sicurezza è la priorità anche per chi investe, e il secondo criterio è proprio la liquidabilità dell’investimento. Altro effetto dei tempi difficili: come pure l’allungamento degli orizzonti, per cui la percentuale di investitori disponibile ad aspettare 3 o più anni per ottenere dei risultati sale al 48% del campione, dal 45,7% del 2022.

Netto aumento dei debiti per far fronte alla crisi

Parlare dei debiti degli italiani, tradizionalmente, vuol dire pensare ai mutui per l’acquisto di case. Una nicchia di mercato che, secondo l’indagine, “regge anche perché le case riscuotono interesse come beni rifugio e due mutui su tre sono immunizzati dall’aumento dei tassi”. Gli italiani non amano, da sempre “indebitarsi per i consumi correnti”: nel 2023 solo il 9,8% del campione ha dichiarato di avere un prestito rateale, e solo il 3,3% ne ha più di uno. Dopo auto ed elettrodomestici, però, è proprio la crisi la terza causa di sottoscrizione di un finanziamento: chi si è indebitato per farvi fronte è salito al 13,4%, molto più del 9,1% del 2022. “È questo uno dei pochi indizi offerti dall’Indagine relativamente alla presenza di una potenziale area di disagio legata all’inflazione e alle difficoltà di ripresa dell’economia”.

Tiene il mercato immobiliare, nubi grigie sul welfare

Data anche l’alta inflazione, comunque, il mattone “continua a essere considerato l’investimento migliore: la ricchezza immobiliare degli italiani sfiora i 4.000 miliardi di euro solo per la prima casa, oltre il doppio del Pil”. Il mercato immobiliare è dunque sempre ambito dagli italiani: ma meno accessibile per i giovani, che dal 2018 sono sempre meno proprietari di immobili e fronteggiano affitti crescenti. I mutui però, appaiono sostenibili: solo l’8,2% degli intervistati è alla soglia critica di un terzo delle entrate nette annuali del nucleo familiare.

Buona parte della ricchezza degli italiani è costituita “dalla promessa previdenziale, in gran parte pubblica”. E su questo, anche se l’Italia vive “un inverno demografico difficile da superare”, i cittadini sembrano più consapevoli dei problemi, e più culturalmente attrezzati ad affrontarli. Quasi la metà degli intervistati “accetta che per avere pensioni adeguate bisognerà lavorare di più e magari anche sottoscrivere una pensione integrativa, che però ancora non riesce a decollare” (solo il 15,6% potrà averne una privata, probabilmente per mancanza di risorse). Resta, anche, una “scarsa cultura assicurativa”, che non consente di coprire i rischi futuri “in modo più o meno ottimale”.

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