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Manovra, deputati in rivolta. “Non siamo dei pigiatasti”

(ansa)
Fiducia al Senato solo il 22 dicembre. La Camera voterà la legge di bilancio in extremis il 30. L’obiettivo era chiudere prima di Natale. E il presidente Fontana smentisce il governo sul Mes: “Aula pronta a ogni decisione”
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ROMA - Lo psicodramma dei deputati del centrodestra. Ridotti all’auto-ostruzionismo per evitare la discussione sul Mes e costretti a fare da pigiatasti a ridosso di Capodanno per dare il via libera a una manovra già blindata.

Un passaggio poco edificante, per un governo che aveva promesso una legge di bilancio "rapida e senza emendamenti” e il cui cammino si è invece trasformato in un calvario.

Il clima, dalle parti di Montecitorio, è sempre più caldo. I mugugni hanno già investito, da tempo, il presidente Lorenzo Fontana. Lui, il volto istituzionale e moderato della Lega, ieri non ha esitato - su sollecitazione del Pd - a “correggere” il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: il voto sulla modifica del Mes, ric…

ROMA - Lo psicodramma dei deputati del centrodestra. Ridotti all’auto-ostruzionismo per evitare la discussione sul Mes e costretti a fare da pigiatasti a ridosso di Capodanno per dare il via libera a una manovra già blindata.

Un passaggio poco edificante, per un governo che aveva promesso una legge di bilancio "rapida e senza emendamenti” e il cui cammino si è invece trasformato in un calvario.

Il clima, dalle parti di Montecitorio, è sempre più caldo. I mugugni hanno già investito, da tempo, il presidente Lorenzo Fontana. Lui, il volto istituzionale e moderato della Lega, ieri non ha esitato - su sollecitazione del Pd - a “correggere” il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: il voto sulla modifica del Mes, ricorda Fontana, “è inserito nel calendario dei lavori di dicembre. Quando si arriverà al momento del suo possibile esame - sottolinea - l’Aula sarà nelle condizioni di assumere ogni decisione”.

Come dire: non si può rinviare ad libitum il nodo della modifica del trattato, eludendo quello che è stato deciso in conferenza dei capigruppo. Il provvedimento, saltato ieri dopo una lunga serie di interventi del centrodestra per prolungare i tempi d’aula, insomma è solo slittato alla prossima settimana. Ciriani, ad Atreju, aveva lasciato intendere che "era evidente a tutti” un rinvio probabilmente più lungo del voto sul Mes.

Sono giorni di pressione, d’altronde, per Fontana, alle prese con la rivolta dei deputati per lo sforamento dei tempi di approvazione della manovra. È diventato lui, suo malgrado, il terminale dell’insoddisfazione di ampi settori della maggioranza verso il governo.

L’antefatto: gli esponenti dell’esecutivo, a fine ottobre, avevano garantito ai capigruppo del centrodestra alla Camera che la manovra sarebbe stata approvata entro metà dicembre. Era il periodo in cui, da ambienti di FdI, si scommetteva sul fatto che la legge di bilancio avrebbe visto la luce prima di Atreju.

Con il passare del tempo, la previsione ha cominciato a vacillare. Anche se, si apprende, ancora il 3 dicembre, durante il raduno della destra europea a Firenze, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva rassicurato Fontana sul fatto che non ci fossero ritardi.

Poi, qualcosa è successo: i ritardi al Senato hanno spinto gli stessi esponenti di governo a far sapere direttamente ai capigruppo della Camera che la manovra sarebbe sbarcata in aula a Palazzo Madama il 15 dicembre.

Un segnale già inquietante, che ha suscitato la ribellione dei rappresentanti del centrodestra a Montecitorio. Il presidente Fontana ha tentato di farsi parte attiva, di avere lumi da Chigi e dal Mef per cercare di accelerare i tempi.

Ha promosso l’incontro di martedì scorso, a Montecitorio, fra Meloni e i capigruppo. Un confronto nel corso del quale la presidente del Consiglio non ha potuto escludere lo scenario meno gradito: l’aula della Camera, per la prima volta nella storia (in realtà c’è un solo precedente negli anni ‘80), si troverà ad affrontare una legge di bilancio in prima lettura (cioè senza averla mai vista prima) dopo Natale.

"È una deriva pericolosa, se il primo governo con maggioranza politica dai tempi di Berlusconi mortifica così un ramo del Parlamento”, dice Benedetto Della Vedova (+Europa).

I deputati sono in preda a uno stato di impotenza, alle prese con una raffica di rinvii di biglietti aerei e, per giunta, con la prospettiva di sacrificare le vacanze senza la possibilità di intervenire sulla legge. Un esito ormai scontato.

L’ultimo velo è caduto ieri proprio in Senato: l’intesa sui tempi tra il governo e le opposizioni è arrivato al termine di una giornata di contrapposizioni e tatticismi.

Il via libera dell’Aula, con la blindatura della fiducia, arriverà il 22 dicembre, intorno all’ora di pranzo. Occhi puntati sulle lancette perché il testo deve arrivare a Montecitorio la sera stessa, per l’incardinamento.

La corsa continua. Entro il 23 vanno chiusi i passaggi preliminari, dai pareri delle commissioni al termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio. Solo così, a cascata, Giorgia Meloni riuscirà ad incassare il via libera definitivo alla Finanziaria entro il 30 dicembre, evitando di scivolare al 31. A un passo dal precipizio dell’esercizio provvisorio.

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